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Reggio Calabria, Staglianò rilegge la vita del vescovo Giuseppe Agostino: «È stato precursore di Papa Francesco»

Ieri pomeriggio, presso l’Aula Magna del Seminario Pio XI di Reggio Calabria, la Conferenza Episcopale Calabra ha promosso la presentazione del libro «Credibile è solo Amore-Agape. Teologia sapienziale del vissuto cristiano in Agostino di Crotone». Il volume, curato da monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, analizza il magistero di monsignor Giuseppe Agostino a dodici anni dalla sua scomparsa. L’opera ripercorre gli anni di ministero episcopale a Crotone-Santa Severina e Cosenza-Bisignano, delineando il ritratto di un pastore la cui visione comunitaria e l’attenzione per le periferie sociali ed esistenziali hanno anticipato le linee guida dell’attuale pontificato di Papa Francesco.

Un magistero che anticipa i temi del pontificato

L’Aula Magna del Seminario Pio XI di Reggio Calabria si è riempita nel tardo pomeriggio di ieri per la presentazione di «Credibile è solo Amore-Agape. Teologia sapienziale del vissuto cristiano in Agostino di Crotone», il volume con cui monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, rilegge il magistero di Giuseppe Agostino, vescovo di Crotone-Santa Severina per ventiquattro anni e poi arcivescovo di Cosenza-Bisignano. La pubblicazione, edita da Rubbettino, è stata voluta dalla Conferenza Episcopale Calabra a dodici anni dalla morte del presule reggino. Il filo che attraversa il libro, e che ha tenuto insieme gli interventi della serata, è questa tesi: il magistero di Agostino ha anticipato gran parte dei temi che diverranno centrali nel pontificato di Papa Francesco.

La radice meridionale e il dialogo con i semplici

Ad aprire il convegno è stato l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova e presidente della Cec, Fortunato Morrone, che ha ricordato come «Agostino è figlio di questa terra, cioè della Chiesa di Reggio» e come da quella terra abbia avviato «una teologia che parte dal Sud», una teologia sapienziale capace di parlare ai semplici prima ancora che agli accademici.

Il richiamo profetico all’attenzione verso gli ultimi

Il giornalista Mimmo Nunnari, che con Agostino e con il cardinale Carlo Maria Martini aveva firmato nel 1992 il volume sulla questione meridionale «Nord Sud d’Italia da riconciliare», ha guidato la lettura del testo. Ha citato un passaggio chiave del volume per restituirne il senso: il magistero del vescovo di Crotone «non solo si rivela di bruciante attualità, ma si manifesta con la nitidezza sorprendente di una profezia. Appare come una semina anticipata, i cui germogli riconosciamo oggi nel solco tracciato da Papa Francesco». Da qui l’analogia, che ricorre nel libro, con Agostino d’Ippona: dalla sua «Ippona calabrese» Crotone, il vescovo reggino avrebbe fatto risuonare una voce di portata ben più ampia dei confini diocesani.

Le testimonianze pastorali: una Chiesa comunionale

Prima dell’intervento conclusivo, lo spazio è stato lasciato ai testimoni della stagione pastorale di Agostino. Una voce dal pubblico ne ha ricordato il volto conciliare attraverso una richiesta che il vescovo rivolgeva a chi gli si avvicinava: «Tu non mi devi chiamare eccellenza, mi devi chiamare padre Agostino». Quel gesto, ha aggiunto, era il segno di una Chiesa cristocentrica e comunionale, già allora distante dai modelli piramidali. Anna Maria Fotia, della parrocchia Sacro Cuore di Reggio Calabria, quartiere Ferrovieri dove Agostino era cresciuto, ha riportato la parola affettuosa con cui il vescovo salutava i giovani nelle sue visite: «figghia, figghiu». Padre Pasquale Triulcio, direttore dell’archivio storico diocesano, ha letto un passaggio del 1999 a firma dello stesso Morrone, in cui il magistero del presule veniva condensato nella formula «cominciare da capo, ricominciare dal capo, ricominciare dall’altro capo»: ripartire da Cristo e dall’uomo concreto, in un tempo e in un luogo precisi.

Evangelizzazione come opera concreta di carità

Nel suo intervento conclusivo, Staglianò è risalito al motto episcopale di Agostino, «Dilatentur spatia caritatis», ripreso dal Dottore di Ippona. Quella frase, ha spiegato, racchiude tutta la teologia pastorale di Agostino: l’evangelizzazione come opera della carità, la fede che vive solo se si fa carne nelle opere, la trasmissione del Vangelo come dilatazione concreta degli spazi dell’amore. Su questo punto Staglianò ha collocato il vero motivo del libro, scritto per rispondere alla richiesta di Papa Francesco contenuta nel motu proprio «Ad Theologiam Promovendam»: una teologia sapienziale, in dialogo con la vita del popolo, capace di smobilitare quell’«elefantismo delle strutture» della Chiesa che il pontefice argentino aveva indicato come freno alla gioia del Vangelo.

Il superamento del cattolicesimo convenzionale

In quella prospettiva si è mossa anche la critica più diretta a quello che Staglianò chiama «cattolicesimo convenzionale», ossequioso delle forme e tiepido nella carità, lontano dal cristianesimo mistico vissuto da Agostino nei territori di Crotone, fra fabbriche, carceri e periferie. Lo stesso cristianesimo che oggi, nel libro, viene messo allo specchio dell’attenzione di Francesco per le periferie esistenziali e geografiche. Staglianò ha annunciato di aver acquistato trecento copie del volume, da consegnare ai vescovi italiani nella prossima assemblea CEI di maggio, una scelta che fa capire come il libro voglia presentarsi anzitutto come proposta per l’episcopato italiano. La chiusura è stata affidata a un verso del canto «A Dio nascosto»: «L’amore mi ha spiegato tutto, l’amore è stato tutto per me. E io ammiro quest’amore dovunque esso si trovi». Poi, in eco a Francesco, l’ultima parola: «Todos, todos, todos».

L’articolo Reggio Calabria, Staglianò rilegge la vita del vescovo Giuseppe Agostino: «È stato precursore di Papa Francesco» proviene da Avvenire di Calabria.