L’iter delle celebrazioni in onore del venerabile fra Gesualdo da Reggio giunge alle sue battute conclusive, segnando un momento di profonda riflessione per la comunità diocesana di Reggio Calabria – Bova. Le iniziative, nate per commemorare il terzo centenario della nascita e del battesimo del religioso, hanno permesso di riscoprire non solo la figura spirituale del frate, ma anche il valore storico e devozionale degli oggetti che ne hanno accompagnato l’esistenza terrena. Tra gli appuntamenti più significativi, l’incontro tenutosi presso l’Eremo dei Frati Cappuccini ha messo in luce il delicato lavoro di conservazione delle reliquie, offrendo ai fedeli una prospettiva inedita sulla cura dei resti e dei ricordi appartenuti al venerabile, intesi come strumenti per una più autentica imitazione delle virtù evangeliche.
Il valore delle reliquie e la testimonianza di fra Giovanni Loria
Il prossimo giovedì 5 febbraio al Castello Aragonese si concluderà il calendario di appuntamenti organizzati nei giorni scorsi per la commemorazione del venerabile fra Gesualdo da Reggio. Un iter che si inserisce nell’Anno del III Centenario della nascita (18 ottobre 1725) e del battesimo (28 gennaio 1803). Di particolare intesse è stato l’incontro all’Eremo dei Frati Cappuccini con il reliquiarista Antonino Cottone che ha curato proprio alcune reliquie di fra Gesualdo. L’incontro ha visto la partecipazione tra gli altri del Ministro provinciale dei Cappuccini, fra Giovanni Loria. Dopo la Santa Messa un momento di preghiera sulla tomba di fra Gesualdo ha aperto l’incontro. «L’esperienza umana di padre Gesualdo – spiegato fra Giovanni Loria – la sua vita gloriosa ed entusiasmante è un cammino che continua perché attraverso la sua vita bella». Perché se i simboli lo richiamano a figura di intercessore, «le virtù dei santi e delle sante» sono ciò cui ciascuno è chiamato «per imitarli». Dunque non «mete irraggiungibili» ma modelli «attraverso i quali possiamo più facilmente vivere il Vangelo e perché no compagni di viaggio del nostro cammino».
Il restauro degli oggetti appartenuti al venerabile
Il dottor Antonino Cottone ha poi accompagnato i presenti in un mondo per molti sconosciuto, quello delle reliquie. «Lavorando con la Postulazione dei Frati Minori Cappuccini ho avuto la gioia grazie anche a fra Pietro di conoscere fra Gesualdo. Mi ha portato all’Ufficio della Postulazione diversi ricordi del Venerabile per poterli appunto sistemare in modo dignitoso». Ne è nato un lavoro certosino di alcuni oggetti appartenuti al frate. Il tutto è stato lavorato con tecniche antiche che hanno potuto così ridare luce a quegli oggetti. Oltre a quelli già conosciuti come il bastone e il lenzuolo, altri frammenti sono stati lavorati. «Umanamente lavorare con le reliquie è un’esperienza emozionante, direi unica. Come mi è capitato di dire, le Congregazioni mi affidano quello che hanno di più prezioso, quei resti, quelle ossa, perché io li possa sistemare dignitosamente così da poter poi essere portate alla venerazione pubblica. Per me è un onore poter fare questo lavoro che io in realtà definisco un servizio alla chiesa»
L’articolo Le celebrazioni per il terzo centenario di fra Gesualdo da Reggio e il restauro delle reliquie del venerabile proviene da Avvenire di Calabria.















