Nel cuore ferito di Gerusalemme, Casa Kerigma accoglie, consola e fa rinascere. È quanto stanno sperimentando due giovani reggini, accompagnati da don Valerio Chiovaro che, come sacerdote Fidei Donum dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, guida questa casa di ascolto, fede e speranza. Una missione resa possibile anche grazie al sostegno ai sacerdoti.
Don Valerio che significato assume oggi, in un tempo di fragilità e incertezza, vivere un’esperienza di fede in questa terra segnata da contrasti ma anche da una straordinaria presenza dello Spirito?
Gerusalemme ci educa alla consolazione. A Casa Kérigma la fede non scappa dal dolore: entra nelle ferite della città e delle persone. Questo tempo, duro e provvidenziale, ci fa toccare precarietà, lutto, rabbia. Proprio lì lo Spirito consola e rialza restituendo speranza. Lo Spirito Consolatore, infatti, agisce nell’umano reale, segnato anche dal male, offrendo varchi di conforto che rimettono in cammino.
Due giovani reggini, Nino e Seby, stanno vivendo a Casa Kerigma un tempo di discernimento. Cosa significa per te accompagnarli e come la vita quotidiana della casa sostiene il loro cammino spirituale?
Casa Kerigma, per sua missione – oltre ad accogliere sacerdoti per un periodo di riposo e “riconfigurazione cristica”- offre un tempo prolungato di discernimento a quanti voglio diventare cristiani adulti. È una sorta di “mese ignaziano” dilatato nel tempo e nei luoghi.
Una scuola di relazione col Maestro dove il cenacolo diventa metodo: preghiera fedele, lavoro semplice, studio serio, silenzio, tavola condivisa, servizio. Accogliere Nino e Seby è un servizio di questa Chiesa madre di Gerusalemme a giovani di altre diocesi, perché ci si educhi a consolare.
Di recente avete vissuto anche l’esperienza a Casa Efeso. Qual è il filo che lega queste due realtà, cosa possono insegnare ai giovani di oggi, spesso in ricerca di senso e di autenticità?
Gerusalemme ed Efeso sono un unico cammino. A Gerusalemme si vive sulle ginocchia della Chiesa madre: qui impariamo vocazione e discepolato, la forma “cristica” della vita, fino alla Pasqua e alla Pentecoste. Ad Efeso si respira lo slancio apostolico delle prime comunità nei luoghi di Paolo, Giovanni e Maria; nei panorami dove viene redatto parte del Nuovo Testamento e si elaborano le prime sintesi teologiche.
In casa Efeso si vive il gusto della comunione con una Chiesa locale povera, minima, ma entusiasta. In sintesi: a Gerusalemme si vive e si capisce Gesù; a Efeso si vive e si capisce la Chiesa. Penso che sia una buona occasione anche per i giovani di oggi, così intensamente alla ricerca di relazioni forti e comunione affidabile.
Casa Kerigma è anche segno concreto di comunione: accoglie, accompagna, consola. Quanto è importante, in questo contesto, il sostegno alla Chiesa — non solo spirituale ma anche concreto — per mantenere viva una presenza di speranza nei luoghi santi?
Casa Kérigma è Chiesa: espressione del Patriarcato Latino di Gerusalemme, in comunione con la nostra diocesi e con alcuni dicasteri. Il sostegno di tutti è la possibilità di partecipazione ad una occasione di bene: pregare, visitare, offrire tempo e risorse perché questa casa pulsi nel cuore della umanità che qui è così santa e lacerata. Le spese sono le utenze e l’affitto, manutenzioni, libri, borse di studio, tavola aperta, spazi sicuri di ascolto, percorsi di riconciliazione, occasione di periodi di “decompressione” per i giovani locali. La diocesi di Reggio Calabria – Bova, per interesse del nostro vescovo, da subito ha partecipato alle spese.
La situazione adesso è ancora più urgente e la partecipazione più necessaria. Ci aspettano tempi di lavoro intenso, a fronte della guerra non basterà ricostruire i muri: occorre rieducare alla pace, alla “casalità”. Qui lo facciamo insieme, giovani israeliani e palestinesi. Sostenere Casa Kérigma è custodire una presenza di speranza dove molti rischiano di sentirsi soli e oggi disperati e lo si può fare anche chiedendo la celebrazione delle messe. Il modo più bello per rimanere in comunione.
Parli spesso della fede come “casa, strada, volto”. Guardando alle esperienze di questi giovani e alle tante persone che passano da Casa Kerigma, in che modo senti che Dio continua a scrivere “storie nuove” nella quotidianità di chi si affida a Lui?
Dio scrive storie nuove nella ferialità. “Casa” è sentirsi attesi: un ragazzo che torna e ricomincia. “Strada” è uscire incontro: educarsi ad andare fuori da sé, per accogliere l’altro in ciò che è. “Volto” è l’incontro che consola e diventa consolatore: un sacerdote che rivive il primo amore e riparte da qui verso un rinnovato servizio. A Casa Kérigma vediamo questo quotidiano di grazia: non effetti speciali, ma persone che, affidandosi a Lui, ritrovano la direzione. È così che si ritrova il senso: quando testa, mani e cuore ricominciano a parlare la stessa lingua. È lì che la fede diventa vita e la vita, lentamente, diventa Vangelo.
Il racconto. Da Reggio alla Terra Santa, il cammino di Sebastiano
Sebastiano, ha 29 anni e viene da Reggio Calabria. Dopo la laurea in Economia e due anni di lavoro in banca, racconta, «ho sentito che qualcosa non tornava: avevo un lavoro stabile, ma le mie giornate scorrevano senza direzione. A Pasqua ho deciso di lasciare tutto per celebrare la risurrezione a Gerusalemme, e da lì si è aperto un tempo nuovo».
«Da anni – ancora la sua testimonianza – frequento Attendiamoci, una realtà educativa che accompagna i giovani in un percorso di crescita personale e spirituale. Avevo vissuto anche un’esperienza di vita comunitaria nel Bet Midrash di Reggio Calabria, poi messa in pausa per lavorare.
L’estate scorsa ho scelto di rimettermi in ascolto: al Parco Margariti di Marinella di Bruzzano, tra adolescenti, universitari e la costruzione di una tenda beduina, ho capito che era il momento giusto per lasciarmi guidare da qualcosa di più profondo. Così è iniziato un anno di discernimento, che sto vivendo tra Efeso, Gerusalemme, Reggio Calabria… e tutto ciò che verrà.
Ho deciso di intraprendere questo cammino perché sentivo che la mia vita aveva bisogno di una svolta. Il lavoro in banca mi dava sicurezze, ma non pienezza. C’era un desiderio più grande che bussava dentro, e ho deciso di ascoltarlo.Non ho preso questa strada con un progetto preciso, ma con la voglia di fare verità nella mia vita, di guardarmi dentro con sincerità. Questo tempo non è una fuga, ma un ritorno a ciò che conta davvero».
Da circa dieci giorni, ancora il suo racconto, «sono a Gerusalemme, dove Casa Kerigma è per me un luogo di ascolto profondo.
Camminare nei luoghi dove il Vangelo è accaduto, leggere i testi là dove sono nati, dà una forza particolare alla Parola. È un’esperienza di rilettura della mia storia alla luce della Storia: tra silenzi, relazioni vere, studio e preghiera. Non cerco risposte veloci, ma provo a stare nelle domande. Casa Kerigma non è un rifugio, ma un laboratorio in cui si prova a vivere la fede in modo concreto, lasciandosi provocare dai luoghi, dalle persone e dal tempo».
«Casa Efeso – prosegue Sebastiano – è stato il primo passo di questo percorso: ci sono rimasto tre settimane. All’inizio abbiamo lavorato insieme per sistemare la casa, renderla bella, accogliente, abitabile. Quel prendersi cura delle cose è stato anche un modo per prepararsi ad accogliere. Abbiamo poi ospitato tre sacerdoti, venuti per vivere un corso di esercizi spirituali: è stato bello vedere come uno spazio abitato con semplicità e bellezza possa diventare luogo di ascolto anche per altri. In quei giorni ho incontrato da vicino anche la figura di San Paolo, che ad Efeso ha vissuto una parte importante del suo annuncio. Conoscerlo “sul campo”, nei luoghi in cui ha camminato, mi ha aiutato a vedere il Vangelo come una storia viva, incarnata, concreta».
La testimonianza, Nino: «Per me, un ritorno all’essenziale»
Nino è un altro giovane reggino che, insieme a Sebastiano, sta vivendo un’esperienza di discernimento a Casa Kerigma, nel cuore della Terra Santa, anche lui accompagnato in questo cammino da don Valerio Chiovaro. Nino racconta il suo cammino tra Gerusalemme ed Efeso definendolo «un tempo di ascolto, silenzio e riscoperta dell’essenziale, dove la fede diventa vita concreta e quotidiana».
Perché hai deciso di intraprendere questo cammino?
Ho 29 anni, tanti, troppi? Tra le tante scelte cui quotidianamente siamo chiamati a rispondere, ci sono alcune domande in apparenza banali ma che meritano una riflessione attenta, nei tempi e modi opportuni. Cosa ti rende pienamente felice? Fa riflettere il pensiero di non vivere la propria vita, di non entrare in armonia con ciò che siamo, di guardarci indietro e vedere un tempo non nostro. Quando sfiori l’essenza di ciò che sei, come puoi restare indifferente? Ci vuole coraggio ad abbracciare la propria unicità, ma è una provocazione che merita d’esser inseguita. Tale scelta, dunque, si iscrive nel desiderio di prendere sul serio la vita.
Cosa sta rappresentando per te Casa Kerigma?
Grazia. Il primo pensiero va subito alle persone che mettendoci testa e cuore hanno intravisto, pensato e realizzato questa storia. Casa Kerigma è il luogo in cui ritornare all’essenziale, ascoltare il silenzio, rimettere ordine nella propria vita, vivere luoghi che hanno segnato la storia del mondo, confrontarsi con mentalità diametralmente opposte e da ogni dove, il tutto legato dall’esperienza di vita comunitaria a Casa Kerigma, vero cuore di questa bella storia, essenziale per fare sintesi. Sento di essere al posto giusto.
Ci parli anche della tua esperienza a Casa Efeso? Cosa ha significato per te?
La Turchia è una terra difficile da comprendere. Un insieme di storie sovrapposte, confuse, e dimenticate. Un luogo dove ho compreso l’importanza dell’esserci piuttosto che del fare. Nell’incontro con la Chiesa locale ho scoperto la ricchezza di una presenza umile, un’autentica comunità che col sorriso affronta una vita più complessa di quella a cui siamo abituati, senza farsi paladini di giustizia ma silenziosi operatori di bene, lontani dai riflettori e vicini a ciò che basta, autentici testimoni di una vita che vale la pena d’essere vissuta. Spero che altri possano fare quest’esperienza.
Il sostegno: insieme ai sacerdoti, costruttori di speranza
Missioni come quella di don Valerio Chiovaro, sacerdote fidei donum a Gerusalemme, non sarebbero possibili senza il sostegno concreto di chi crede che il Vangelo si annunci anche con gesti di vicinanza e solidarietà. In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che ogni giorno si prendono cura delle nostre comunità: celebrano, ascoltano, accompagnano, ma soprattutto stanno accanto alle persone, portando aiuto e speranza anche nei luoghi più fragili.
Sono testimoni del Vangelo che dedicano la loro vita ai territori dove ciascuno può sentirsi accolto, ritrovare fiducia, far crescere i propri talenti. La loro presenza, spesso silenziosa, è un dono che tiene viva la fede e la fraternità nelle nostre città, nelle parrocchie e nelle missioni più lontane.
Per continuare a sostenere la loro opera, è possibile contribuire attraverso il sito www.unitineldono.it, dove sono indicate tutte le modalità di donazione. Con carta di credito direttamente sul sito o chiamando il numero verde 800 825 000 Tramite bonifico bancario – IBAN: IT33A0306903206100000011384 – causale: Erogazioni liberali art. 46 L.222/85 Conto corrente postale n. 57803009 – a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero.
Sostenere un sacerdote significa essere uniti nel dono, per costruire insieme una Chiesa che accoglie, consola e rinnova la speranza.
L’articolo Tra Gerusalemme ed Efeso, Casa Kerigma: «Dove lo Spirito consola» proviene da Avvenire di Calabria.














