Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Vent’anni fa la canonizzazione di San Gaetano Catanoso: quando la santità parlò reggino e calabrese

Vent’anni fa, il 23 ottobre 2005, l’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova e l’intera Calabria vivevano una delle sue giornate più luminose: in Piazza San Pietro, davanti a migliaia di fedeli giunti da ogni parte della regione, Papa Benedetto XVI proclamava santo Gaetano Catanoso, il “pastore dell’Aspromonte” che aveva fatto della carità e dell’amore per i più poveri la via concreta della sua santità.

Oggi alle 18, presso il Santuario del Volto Santo a Reggio Calabria, sarà celebrata una Santa Messa Solenne in ricordo di quella giornata storica. Occasione per pregare sulla tomba del Santo.

Qui di seguito, invece, vi proponiamo la cronaca pubblicata sull’edizione di Avvenire di Calabria di vent’anni fa, a firma di monsignor Antonino Denisi, che descrisse con toni vibranti l’entusiasmo e la commozione di una terra intera in festa, raccolta attorno alla figura di un sacerdote umile e instancabile, testimone di una fede che si fa servizio e consolazione.

San Gaetano Catanoso, un figlio di questa antica e civile terra

di Antonino Denisi (Città del Vaticano, 23 ottobre 2005)

Sono state veramente due giornate di paradiso quelle trascorse dai pellegrini reggini e calabresi in Vaticano per la canonizzazione di San Gaetano Catanoso: domenica sul sagrato e nella piazza San Pietro, trasformata in tempio sotto il cielo luminoso di Roma per la concelebrazione papale, e lunedì mattina, nell’Aula Paolo VI, per l’udienza particolare di Benedetto XVI ai numerosi pellegrini dei cinque nuovi santi.

Ovviamente il momento clou delle due giornate è stato quello in cui il Papa, nella pienezza dell’infallibilità pontificia, ha proclamato la santità eccezionale della prima cinquina del suo pontificato, con la partecipazione di vescovi, sacerdoti e fedeli provenienti da tutte le dodici diocesi calabresi. Alla compostezza dei cinque vescovi e due sacerdoti della nostra regione che hanno potuto concelebrare col Papa, hanno fatto riscontro l’entusiasmo e la gioia dei circa diecimila fedeli giunti a Roma per festeggiare San Gaetano Catanoso, esploso con tutta l’intensità della fede antica della Calabria.

Papa Joseph Ratzinger ha manifestato la semplicità e la dolcezza della sua umanità riservando al santo calabrese e ai suoi devoti un’attenzione tutta particolare. Al momento in cui il rito prevedeva il ringraziamento dei postulanti, giunto il turno di quello calabrese che richiedeva una speciale benedizione per la “tormentata regione” e per le sue popolazioni, Papa Ratzinger ha risposto:
«La mia benedizione più larga, sperando che giungano anche per la Calabria giorni migliori».

Il luogo, però, dove i pellegrini hanno potuto toccare il cielo con le mani è stato lunedì mattina, nell’Aula Nervi, dove si è svolta l’udienza particolare per i soli pellegrini venuti dalle nazioni e dalle regioni dei nuovi santi. Qui il confronto più ravvicinato si è avuto tra i cileni e i calabresi. Al coro festoso e variegato dei sudamericani, che hanno eseguito canti popolari, ha risposto il Coro polifonico diretto da don Giorgio Costantino che ha eseguito il ritornello de ‘U Calabrisiella’. Il Papa, che ama la musica, ha apprezzato la melodia e ha interrotto il discorso per lasciare spazio alla struggente esecuzione. Anche qui c’è stato un toccante dialogo tra il postulatore della causa del santo reggino e il Papa. Sentendo infatti che il nostro santo ripeteva spesso: «Quando parla il Papa parla Gesù», il Pontefice, evidentemente sorpreso e commosso, ha risposto ripetendo per ben tre volte la parola grazie.

La partecipazione delle popolazioni reggine e calabresi è stata davvero imponente e sentita. Le autorità ecclesiastiche e civili della Calabria hanno invitato a Roma, per la solenne celebrazione, anche i rappresentanti del Governo italiano nella regione. Tutti hanno voluto rendere omaggio a un figlio di questa antica e civile terra di Calabria, tanto da renderne ancora più profonda la presenza ufficiale nella festa eterna del Paradiso.

Monsignor Gaetano Catanoso ha lasciato un’impronta di santità non solo nella sua città e nella Chiesa, ma anche dal suo popolo e da tutto il meridione d’Italia, che egli degnamente rappresentava per le virtù della carità e della bontà. A quanti continueranno a venerarlo va la benedizione del Santo Padre.

Con San Gaetano, la Calabria dei nostri giorni si presenta non più solo come terra di briganti e di emarginati, di violenza, di sangue e di morti ammazzati, come la stampa dei tempi e di oggi reclama, tra le regioni d’Europa, il suolo più antico di civiltà, patrimonio di fede e di moralità religiosa. Perché la santità è il primo segno del rinnovamento umano, fautrice di sviluppo spirituale e morale, di prosperità integrale, di convivenza e di pace giusta.

Con la Calabria, la città che gli ha dato i natali e la Chiesa che ha assistito, stupita e conquistata, alle opere di carità evangelica, di promozione umana e di civile solidarietà, da oggi in avanti, nel libro dei santi e nel messale della liturgia cattolica, una pagina luminosa sarà riservata alla vicenda umana di questo “pastore” dell’Aspromonte, dal volto mite e accattivante, la cui storia si intreccia con quella della Calabria tutta e della città dello Stretto.

L’articolo Vent’anni fa la canonizzazione di San Gaetano Catanoso: quando la santità parlò reggino e calabrese proviene da Avvenire di Calabria.