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L’udienza del Papa: «Come a Emmaus, la tristezza annebbia lo sguardo. Solo il Risorto riapre gli occhi»

È una «esplosione di vita e di gioia» che ha cambiato la storia, eppure si è manifestata in modo «mite, nascosto». Partendo dalla «luce insostenibile e al tempo stesso affascinante» della Risurrezione di Cristo, Papa Leone XIV ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale di questa mattina a una delle «malattie del nostro tempo: la tristezza». Davanti ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento del mercoledì, il Pontefice ha spiegato come l’evento pasquale sia la risposta concreta al «sentimento di precarietà» e di disperazione che oggi «sottrae senso e vigore alla vita».

Ripartire dalla luce del sepolcro vuoto

«Una luce insostenibile e al tempo stesso affascinante» quella della Risurrezione di Gesù, un evento che ha «cambiato il senso dell’intera realtà, da negativo a positivo». Proprio dalla riflessione sulla luce del sepolcro Papa Leone XIV è partito nell’Udienza Generale di questa mattina per affrontare una delle «malattie del nostro tempo»: la tristezza. In una Piazza San Pietro gremita di pellegrini e fedeli, il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi dell’Anno Giubilare, intitolato «Gesù Cristo nostra speranza». La meditazione odierna si è incentrata sul tema «La Risurrezione di Cristo, risposta alla tristezza dell’essere umano».

La tristezza come malattia del nostro tempo

Il Papa ha descritto la tristezza come «invasiva e diffusa», un «sentimento di precarietà, a volte di disperazione profonda che invade lo spazio interiore». Si tratta di una condizione che, ha spiegato, «sottrae senso e vigore alla vita, che diventa come un viaggio senza direzione e senza significato».

I discepoli di Emmaus e la paralisi dell’anima

Questo vissuto così attuale, ha osservato Leone XIV, trova un paradigma nel celebre racconto evangelico dei discepoli di Emmaus. Essi, «delusi e scoraggiati», lasciano Gerusalemme dopo la crocifissione, compiendo un «triste viaggio di sconfitta». Quando Gesù risorto si affianca a loro, non lo riconoscono. Il motivo, secondo il Papa, è che «la tristezza annebbia il loro sguardo, cancella la promessa». I due «si fermarono, col volto triste», mostrando quella che il Pontefice ha definito la «paralisi dell’anima». Gesù, dopo averli ascoltati e rimproverati per essere «stolti e lenti di cuore a credere», spiega loro le Scritture. Ma il momento decisivo, che «riapre gli occhi del cuore», avviene a tavola, quando Gesù «prende il pane, lo spezza e lo offre». In quel momento lo riconoscono. Immediatamente, «si riaccende la gioia, l’energia scorre di nuovo nelle membra stanche», e i due tornano a Gerusalemme per annunciare ciò che è il «l’approdo certo della nostra storia di esseri umani»: “Il Signore è veramente Risorto”.

Il Risorto cambia la prospettiva

Il Papa ha insistito sull’avverbio «veramente», perché, ha detto, «Gesù non è risorto a parole, ma con i fatti, con il suo corpo che conserva i segni della passione». La gioia dei discepoli di Emmaus diventa così un «dolce monito quando il cammino si fa duro». È «il Risorto che cambia radicalmente la prospettiva», infondendo «la speranza che riempie il vuoto della tristezza». La certezza, ha proseguito il Papa, è che «il Risorto cammina con noi e per noi» e «afferma la vittoria della vita, nonostante le tenebre del Calvario». L’invito finale di Leone XIV è stato perciò a restare «vigili ogni giorno nello stupore della Pasqua di Gesù risorto». «Lui solo», ha concluso, «rende possibile l’impossibile!».

Il ricordo di San Giovanni Paolo II e l’invito alla missione

Nei saluti ai pellegrini, il Pontefice ha ricordato, rivolgendosi ai fedeli polacchi, la memoria liturgica odierna di San Giovanni Paolo II. Ha rammentato come «esattamente 47 anni fa, in questa Piazza», Papa Wojtyła esortò il mondo ad «aprirsi a Cristo». Un appello, ha aggiunto, che «è valido ancora oggi». Infine, salutando i fedeli italiani, tra cui i Missionari della Sacra Famiglia e i Frati Minori Conventuali di Assisi, il Papa ha ricordato l’invito del mese di ottobre a essere «missionari del Vangelo». L’Udienza si è conclusa con la recita del Padre Nostro e la Benedizione Apostolica.

L’articolo L’udienza del Papa: «Come a Emmaus, la tristezza annebbia lo sguardo. Solo il Risorto riapre gli occhi» proviene da Avvenire di Calabria.