Anche quest’anno, alla vigilia delle festività mariane, si è rinnovato all’Eremo il pellegrinaggio diocesano delle famiglie, accompagnato dal tema giubilare della speranza. La riflessione e la preghiera ai piedi della venerata Effigie della Madonna della Consolazione.
Famiglie reggine in cammino
Sabato 6 settembre si è svolto il pellegrinaggio giubilare diocesano delle famiglie proposto dall’Ufficio per la pastorale familiare dell’Arcidiocesi Reggio Calabria-Bova in collaborazione con i Frati Minori Cappuccini della città reggina. Nell’ambito dell’itinerario dei “Sette Sabati” in onore della Madonna della Consolazione, l’iniziativa è stata proposta come la tappa del cammino di preparazione e devozione sulla vita di Maria, che per l’occasione del sesto sabato ha meditato sul tema: “Pellegrini con Maria Vergine Madre della Santa Speranza”.
Ai piedi della scalinata del Santuario Maria Santissima Madre della Consolazione, eletto a luogo giubilare dall’arcivescovo monsignor Fortunato Morrone per l’Anno Santo 2025, i pellegrini sono stati accolti dall’Equipe e dai membri della Consulta familiare diocesana, che ne hanno brevemente presentato l’evento e introdotto i partecipanti al momento di preghiera all’aperto tra gli spunti offerti dall’omelia di Papa Leone XIV al Giubileo delle famiglie, dei nonni e degli anziani, intervallati da canti e soste lungo la scalinata, prima dell’ingresso in Basilica in processione secondo il rito giubilare.
Simboli, preghiera e liturgia per un cammino di conversione
Quale atto simbolico del cammino di conversione spirituale, il pellegrinaggio giubilare ha richiamato l’attenzione nei segni e nei simboli come testimoniano i fedeli pellegrini al seguito della croce, delle icone della professione della fede, dell’atto di affidamento a Maria Madre della Consolazione e dell’icona della Sacra famiglia accompagnata dalla luce di una candela e da una composizione floreale.
Il pellegrinaggio, seppur compiuto per un breve tratto, ha ripreso il tema centrale dell’anno giubilare, un ulteriore invito a mettersi in cammino interiormente per trasformare se stessi ed intraprendere l’itinerario spirituale che conduce al Santuario come il primo passo verso il cambiamento, attraverso un’esperienza di conversione orientata alla santità, come ricordato da Don Mimmo Cartella, assistente spirituale dell’Ufficio diocesano di pastorale familiare che ha presieduto la successiva celebrazione eucaristica.
Ad accogliere le famiglie pellegrine alla porta di ingresso del Santuario – luogo giubilare – con particolare entusiasmo e gratitudine, è stato il ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini padre Pietro Ammendola, richiamando il significato del Vangelo di Giovanni in cui Gesù si definisce «la porta» attraverso cui si è salvati con la scelta di seguirlo nella vita.
La Chiesa come casa e abbraccio: confessioni e accoglienza
La benedizione alla porta di ingresso di padre Pietro ai fedeli ha voluto altresì testimoniare il senso di «essere Chiesa», sempre pronta ed ospitale, spazio sacro di comunione, dialogo, riconciliazione e pace, simbolo della comunità dei fedeli.
In continuità con i suggerimenti pastorali dell’arcivescovo Morrone e con l’invito a vivere questo periodo come un’opportunità di riconciliazione, sin dall’apertura dell’Anno Santo in diocesi, numerosi sono stati i fedeli che nel corso del pellegrinaggio si sono accostati al sacramento della confessione per ricevere il perdono di Dio attraverso l’indulgenza plenaria.
Famiglia, fede e fragilità: la riflessione
In riferimento alla liturgia della domenica e al tema dell’anno giubilare, diverse sono state le riflessioni offerte da Don Mimmo durante l’omelia. Ha sottolineato la correlazione profonda tra la vita di Gesù, di Maria e la famiglia stessa oggi, da comprendere come istituzione creata da Dio, luogo di amore, crescita e testimonianza della fede.
Ha ricordato che il discepolo di Gesù è colui che sa mettere al posto giusto ciò che conta, ma anche colui che si assume la responsabilità della propria vita, seguendo il Maestro fino in fondo. «È per Sua grazia che possiamo amarlo veramente – ha aggiunto – e Dio rende sempre capaci coloro a cui domanda qualcosa».
Ha poi spiegato come la fragilità, nel contesto teologico cristiano, sia uno spazio in cui si rivela l’amore di Dio: «nella debolezza, la forza», ha detto, ribadendo che la famiglia può diventare un ambiente in cui le fragilità si trasformano in opportunità di crescita e santificazione.
Maria, modello di fede e speranza per il Popolo di Dio
Il percorso di fede e riflessione si è concluso con un forte richiamo alla figura di Maria. Don Mimmo ha spiegato che Maria è «modello di fede incondizionata, speranza, amore e obbedienza», e come la sua consolazione ricevuta con la risurrezione del figlio Gesù le permetta oggi di sostenere e consolare chi è afflitto dal dolore e dalla miseria. Per questo, ha affermato, «tutto il Popolo di Dio si rivolge a lei per chiedere aiuto e protezione».
Nel corso della celebrazione eucaristica sono state rinnovate le promesse matrimoniali, sottolineando il ruolo centrale della famiglia come parte del progetto di Dio.
Un’esperienza di fede, condivisione e sinodalità
L’evento si è svolto in un clima di fraternità ed è stato un momento per sperimentare lo spirito del pellegrinaggio fatto di preghiera, fatica, speranza e contemplazione. Un cammino condiviso che ha mostrato come, anche tra le difficoltà, «non si è soli». Al rientro nelle proprie case, ciascun partecipante ha portato con sé un frammento di ciò che ha vissuto, consapevole che la Chiesa è camminare insieme verso una comune destinazione.
Il pellegrinaggio ha infine ricordato a tutti che la croce quotidiana è parte del cammino del discepolo e che solo seguendo Gesù si può far nascere in sé l’uomo nuovo: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo».
L’articolo Pellegrinaggio giubilare delle famiglie a Reggio Calabria, con Maria verso la Santa Speranza proviene da Avvenire di Calabria.















