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Fossato Jonico accoglie don Santo Federico: «Arrivo come l’ultimo dei vignaioli»

Ai Overview: Il 19 settembre la comunità di Fossato Jonico, frazione di Montebello Jonico, ha accolto don Santo Federico come nuovo amministratore parrocchiale della chiesa di Santa Maria Madre del Buon Consiglio. Ordinato sacerdote da soli tre mesi, il presbitero subentra a don Daniele Siciliano, alla guida della parrocchia per sedici anni. La celebrazione d’ingresso è stata presieduta dal vicario generale dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, monsignor Pasqualino Catanese, in rappresentanza dell’arcivescovo Fortunato Morrone. Durante il rito, è emerso il duplice invito alla corresponsabilità e alla continuità pastorale, mentre il nuovo amministratore ha delineato un cammino graduale e condiviso per l’inizio del suo ministero.

L’avvicendamento nella chiesa di Santa Maria Madre del Buon Consiglio

Sono trascorsi tre mesi dalla sua ordinazione sacerdotale e il 19 settembre don Santo Federico ha fatto il suo ingresso come amministratore parrocchiale a Fossato Jonico, frazione di Montebello Jonico, nell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, nella chiesa di Santa Maria Madre del Buon Consiglio, al posto di don Daniele Siciliano che ha lasciato la comunità dopo 16 anni di instancabile servizio. Ha presieduto la celebrazione monsignor Pasqualino Catanese, presente in qualità di Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e in rappresentanza dell’arcivescovo Fortunato Morrone, assente a causa di una grave emergenza familiare. L’accoglienza, nei confronti del giovane sacerdote originario di Gallico Superiore, è stata impreziosita da un saluto letto a nome dei fedeli che hanno sottolineato come «oggi la nostra comunità parrocchiale si veste a festa»: qualche riga dopo la promessa che «da questo preciso istante, Fossato Jonico è la Sua casa» e, infine, l’impegno a «custodire il Suo ministero, per sostenerla nei momenti di fatica».

Le rassicurazioni diocesane e l’invito alla continuità

Monsignor Catanese ha confessato di avere avuto inizialmente qualche dubbio sull’opportunità di affidare la parrocchia a un sacerdote ordinato da appena tre mesi, ma è stato convinto dalla replica dello stesso arcivescovo che ha espresso la volontà di voler dare il meglio a Fossato: ed è proprio da questo racconto che è scaturita l’immagine che ha ben espresso il senso della giornata, ovvero quella di sacerdote entusiasta che «ancora odora di Crisma». Ma che cosa chiede una comunità al proprio sacerdote, nel 2026? Monsignor Catanese ha spinto i fedeli a riflettere su due aspetti che devono procedere di pari passo, ovvero la corresponsabilità che ci insegna che «si decide insieme, si dialoga, ci si confronta», e la continuità di ciò che è stato costruito nella certezza che «non si interrompe una realtà» e il cammino di Fossato prosegue, anche se cambia chi è chiamato a guidarlo.

Il primo saluto alla comunità e l’approccio al nuovo incarico

Don Santo, nel suo primo intervento rivolto alla comunità, è partito dal Vangelo degli operai dell’ultima domenica e ha esordito dicendo di giungere «in famiglia qui a Fossato come l’ultimo dei vignaioli», per poi ammettere la propria condizione: «Sapete benissimo che sono prete da soli tre mesi». Per spiegare il metodo con cui intende affrontare il nuovo incarico, ha preso spunto dalla locandina preparata dai parrocchiani dove è disegnato un insieme di piccole forme che, incastrate tutte insieme, compongono lo scheletro di una chiesa: «Pian piano, tutto prende forma!», ha aggiunto, perché ogni cosa ha bisogno del proprio tempo, proprio come i nove mesi che precedono il parto, così come «ogni cambiamento, fratelli e sorelle, è un po’ morire»: vale per la comunità parrocchiale di Fossato che saluta un sacerdote rimasto a lungo al suo servizio e ne accoglie un altro, ma vale anche per lui, che lascia le comunità nelle quali si è formato per iniziare un nuovo cammino pastorale, con il desiderio «godere del tempo giorno per giorno, senza pensare troppo al domani».

L’articolo Fossato Jonico accoglie don Santo Federico: «Arrivo come l’ultimo dei vignaioli» proviene da Avvenire di Calabria.