Stemma e Motto

Lo stemma episcopale di S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Fiorini Morosini è stato concepito coniugando assieme il motto con la rappresentazione degli elementi che costituiscono lo stemma stesso.

Il motto, “In fide vivo Filii Dei”, è preso da Gal 2,20: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me». La scelta di questa frase è motivata da due considerazioni:
– l’amore del Figlio Dio si è manifestato nel dono totale di se stesso fino al sacrificio della Croce;
– la fede dell’uomo in questo amore genera fiducia e rende possibile per lui la sequela fedele di Cristo, a costo di qualunque sacrificio.

Gli elementi figurativi dello stemma
Il “Charitas” su sfondo rosso e le mani con il fuoco su sfondo oro, fanno riferimento alla vita di S. Francesco di Paola e alla spiritualità dell’Ordine dei Minimi.
Il “Charitas” è lo stemma dei Minimi e ricorda altresì l’abitudine di S. Francesco di ripetere nel suo parlare l’espressione “per carità”. Dio è amore e verso di lui deve tendere l’agire dell’uomo, che da questo amore riceve luce, che l’orienta e lo guida verso il bene. Per questo il “Charitas” è inciso su di un sole, come risulta dall’antica iconografia dell’Ordine. Lo sfondo rosso è espressione dell’amore.
Le mani che sorreggono il fuoco sono quelle di S. Francesco, che, per convincere la Chiesa e i suoi frati della possibilità di vivere la sua proposta spirituale, per ben due volte nel corso della sua vita prese il fuoco tra le mani, dicendo con forza: “Come io posso tenere in mano questo fuoco senza bruciarmi, così è possibile vivere la mia proposta di vita, se si ama Dio”. Lo sfondo oro richiama appunto la preziosità del dono della fede.
Gli elementi della dignità arcivescovile: il cappello prelatizio verde a dieci fiocchi (galero) e la croce doppia (detta anche patriarcale)

 

La croce patriarcale L’ornamento esterno caratterizzante lo stemma di un Arcivescovo, oltre ai venti fiocchi verdi pendenti ai due lati dello scudo, è la croce astile arcivescovile.
Tale croce a due bracci traversi è detta anche “patriarcale” perchè, nel XV secolo, fu adottata dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi. Alcuni studiosi ritengono che il primo braccio traverso (quello più corto) volesse richiamare il cartello con l’iscrizione “INRI”, posto sulla croce al momento della Crocifissione di Gesù.
Il pallio “La lana d'agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita.” (Papa Benedetto XVI, Omelia della Messa di inizio del ministero petrino, 24 aprile 2005).
Il Pallio (dal latino pallium, “mantello di lana”) è un paramento liturgico usato dal Papa. È simbolo del Vescovo come buon pastore e, insieme, dell'Agnello crocifisso per la salvezza degli uomini. Rappresenta l'agnello portato sulle spalle, come simbolo del ufficio del Vescovo, chiamato a essere buon pastore.
Il Papa lo concede agli Arcivescovi Metropoliti, ai Primati e al Patriarca Latino di Gerusalemme. Esso è quindi il simbolo non solo della giurisdizione papale, ma anche il segno esplicito e fraterno della condivisione di questa giurisdizione con gli Arcivescovi Metropoliti, e, mediante questi, con i Vescovi loro suffraganei. Esso quindi è segno visibile della collegialità e della sussidiarietà nell'esercizio del governo della Chiesa.

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