Nel tempo di dicembre, tradizionalmente segnato dall’attesa e dalla preparazione al Natale, il Seminario ha offerto uno spazio di ascolto e di contemplazione attraverso un incontro dedicato al Paradiso della Divina Commedia. Non una semplice lezione di letteratura, ma un vero esercizio di lettura profonda, capace di intrecciare parola poetica, pensiero teologico e desiderio umano di compimento.
L’attenzione si è concentrata sull’ultima cantica dantesca, quella più luminosa e insieme più esigente, dove il linguaggio si fa preghiera e la poesia si apre al mistero. In questo orizzonte si colloca anche la scelta, particolarmente significativa nel cammino verso il Natale, di soffermarsi sul canto XXXIII e sull’inno alla Vergine: il celebre “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”, vertice poetico e teologico dell’intera opera. In quei versi, Dante affida alla Madre di Dio l’atto ultimo del suo itinerario, riconoscendo in Maria il luogo in cui il cielo e la terra si sono incontrati definitivamente.
La professoressa Francesca Massara, attraverso la lettura di passi selezionati, ha guidato i presenti dentro la trama simbolica e dottrinale del Paradiso, mostrando come nei versi danteschi la bellezza formale non sia mai separata dalla densità teologica. Il suo intervento ha messo in luce come Dante non “ornamenti” la fede con la poesia, ma la pensi poeticamente: la Trinità, la grazia, la mediazione di Maria, la visione beatifica diventano immagini vive, capaci di parlare ancora all’uomo contemporaneo.
In questo senso, il commento letterario si è rivelato anche un invito alla contemplazione. Il Paradiso non è solo un testo da comprendere, ma un’esperienza da attraversare, un’educazione dello sguardo e del desiderio. Nel tempo dell’Avvento, questa immersione nei cieli danteschi ha richiamato con forza il senso ultimo dell’attesa cristiana: non l’evasione dal mondo, ma l’apertura alla pienezza, alla luce che viene incontro all’uomo.
L’incontro ha così confermato il valore della letteratura come via privilegiata per educare alla bellezza e alla profondità, e il ruolo del Seminario come luogo in cui cultura, fede e ricerca possono dialogare in modo fecondo. Un’esperienza che ha lasciato traccia, invitando a tornare ai grandi testi non come a monumenti del passato, ma come compagni di cammino nel presente.
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