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Giubileo delle confraternite in Calabria: lievito di speranza nella Chiesa e nella società di oggi

Un convegno partecipato, momenti di preghiera e di comunione fraterna, riflessioni sul valore evangelico della tradizione confraternale. A Paola, città di san Francesco, le confraternite calabresi si sono ritrovate per rinnovare la loro missione di custodi della pietà popolare e testimoni del Vangelo nella società contemporanea.

Una giornata di fede e di fraternità

È stata una giornata di riflessione e di preghiera, una vera festa della fratellanza. Nell’Anno Giubilare si è riflettuto sul tema della speranza e sul ruolo delle confraternite nella società del terzo millennio. Il tema scelto, «Le confraternite, lievito di speranza nella Chiesa e nella società di oggi», ha consentito, attraverso la voce di padre Pasquale Triulcio e di Mimmo Nunnari, di approfondire il ruolo e l’importanza del movimento confraternale nella storia, nonché la loro funzione nella trasmissione della fede.

Il Papa Francesco prima e il Papa Leone oggi riconoscono alle confraternite l’importante ruolo di custodi della pietà popolare, che non si esaurisce nei pur belli riti tradizionali, ma che possiede una grande forza evangelizzatrice. Le confraternite, pur essendo di antichissima fondazione, non hanno oggi esaurito la loro funzione all’interno della Chiesa e della società. Devono però rispolverare i carismi che stanno alla base delle loro origini e rielaborarli alla luce delle esigenze e delle aspettative della società di oggi. Devono trovare un linguaggio nuovo, fatto di parole gentili e di fatti concreti, che riescano a testimoniare nella quotidianità i valori del Vangelo e i principi della cristianità.

Testimonianza viva tra partecipazione e riflessione

La giornata è stata ricchissima e la partecipazione altissima: 70 confraternite presenti, 944 tra consorelle e confratelli. La confraternita più numerosa è stata l’Immacolata di Porelli di Bagnara Calabra, mentre la diocesi più rappresentata è stata quella di Mileto-Nicotera-Tropea con 18 confraternite presenti. Alle 9 l’accoglienza e la registrazione delle confraternite, alle 9.30 il Cammino Giubilare guidato dai frati della Basilica di San Francesco e alle 10 il convegno sul tema «Le confraternite, lievito di speranza nella Chiesa e nella società di oggi».

Tanti i saluti: il dott. Roberto Perrotta, sindaco della città di Paola; padre Domenico Crupi, vicario del provinciale del Santuario di San Francesco di Paola; il dott. Andrea Raneri, assessore con delega ai rapporti con le confraternite del Comune di Bagnara Calabra; il dott. Rino Bisignano e il dott. Antonio Caroleo, rispettivamente presidente e consigliere della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia; e don Vincenzo Schiavello, delegato Cec e assistente delle confraternite.

Confraterninte in Calabria: la missione tra fede e servizio

Il convegno è stato moderato dall’avv. Antonio Latella, coordinatore per la Regione Calabria della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia. Don Vincenzo Schiavello, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Calabra, nel suo saluto ha sottolineato: «Le confraternite sono lievito di speranza all’interno della società di oggi, e tale abbiamo il desiderio che rimangano. Un desiderio questo che deve animare tutti, nessuno escluso. La nostra presenza oggi è dichiarazione che noi confraternite desideriamo rimanere lievito del Vangelo nella società e nel tempo in cui viviamo la nostra esistenza umana. Il lievito è un microrganismo, un organismo vivente che ha bisogno di cure. Il lievito, fra gli elementi che servono all’impasto del pane, è l’unico elemento vivo. Rimanere vivi: questa è la sfida, questo desideriamo che ci accompagni. Essere vivi in una società che sempre più è disumanizzata e disumanizzante. Essere vivi per saper dare vita nella Chiesa come nella società».

«La parola tradere, da cui deriva la parola tradizione, significa “consegnare”, “trasmettere”, ma può anche significare “trasmettere con inganno”. Un campanello di allarme – ancora Schiavello – nella nostra vita fraterna è quando trasmettiamo le forme più che il contenuto, quando siamo più preoccupati delle azioni da compiere che delle relazioni da vivere. Auguro a tutti oggi di riaccendere la meraviglia. Quando perdiamo questo sentimento diventiamo possessori delle persone prima e dei luoghi poi. Quando viviamo accompagnati dal sentimento della meraviglia, l’inusitato si realizza e fiorisce la convinzione che vale ancora la pena rischiare tutta la vita vivendo la fraternità».

Il valore dell’incontro

Il dott. Bisignano, presidente della Confederazione delle Confraternite, ha evidenziato: «L’incontro è il cuore del Vangelo: è lì che la fede si fa relazione e la carità prende volto. Le confraternite non sono solo custodi di riti, ma spazi di fraternità viva, dove il servizio e l’umiltà si fanno testimonianza concreta. Ritrovarsi insieme significa rinnovare un’appartenenza profonda, camminare come popolo unito nel nome di Cristo».

Un passaggio particolarmente toccante è stato dedicato al legame personale di Bisignano con san Francesco di Paola. Da 28 anni fa parte della confraternita a lui intitolata nella città di Altamura, in provincia di Bari, fondata nel 1839. Ha ricordato con affetto due figure spirituali di riferimento: monsignor Tarcisio Pisani, vescovo minimo, e padre Angelo Mianulli, guida spirituale recentemente scomparsa. «Essere a Paola – ha detto – è un ritorno alle origini: spirituale, affettivo, comunitario».

Proprio nel segno della continuità ha ricordato con gioia la nascita, lo scorso novembre, di una nuova confraternita dedicata a san Francesco e alla Madonna del Miracolo presso la Basilica di Sant’Andrea delle Fratte a Roma.

Le confraternite e il Giubileo della Speranza

Nel corso dell’Anno Giubilare, le confraternite italiane hanno vissuto momenti intensi, come il grande Giubileo nazionale a Roma (16-18 maggio). Migliaia di fedeli hanno attraversato la Porta Santa uniti da preghiera, canti e gioia condivisa: un vero pellegrinaggio di comunione. Bisignano ha poi rievocato la canonizzazione di san Pier Giorgio Frassati e san Carlo Acutis, presieduta da papa Leone XIV. Due giovani diversi, ma uniti dallo stesso amore per Cristo e per i fratelli. Frassati, patrono delle confraternite d’Italia, ricorda che la fede è impegno e azione; Acutis, con il suo linguaggio giovane, testimonia che il Vangelo è sempre attuale. Le loro vite – ha affermato – sono esempi concreti di una santità accessibile, vissuta nell’ordinarietà.

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo sociale ed educativo delle confraternite oggi: non solo memoria di tradizioni, ma luoghi formativi, dove giovani e adulti possono incontrarsi e crescere. Le confraternite – ha detto – sono chiamate ad affrontare le sfide del presente: le nuove povertà, le migrazioni, la solitudine, la crisi dei valori. In questo contesto diventano laboratori di fraternità concreta, dove la solidarietà si fa prossimità e servizio. «Non camminiamo da soli – ha sottolineato – ma insieme. E la fratellanza è una responsabilità, non solo un sentimento. È la scelta quotidiana di vivere con fede, costruendo comunità».

Il presidente ha infine rilanciato l’appello di papa Leone XIV a pregare il Rosario per la pace, in particolare per i conflitti in Ucraina, Terra Santa e in altri scenari di guerra. Ha ricordato, citando papa Paolo VI, che i santuari sono vere «cliniche dello spirito», dove si trova conforto, guarigione e orientamento. «Ogni incontro, ogni gesto di preghiera e di servizio – ha concluso – è un piccolo miracolo di comunione. La fratellanza è la strada, Gesù è la meta. Camminiamo insieme, con passo paziente e cuore aperto».

Giubilei, storia e memoria

Gli interventi dei relatori sono stati due. Padre Triulcio, direttore dell’Archivio Storico Diocesano dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, è intervenuto sul tema: «Vasto è il campo nel quale dovete lavorare (Benedetto XVI). Le confraternite, i Giubilei, l’assistenza ai pellegrini».

Padre Pasquale ha evidenziato che papa Benedetto XVI, rivolgendosi alla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia in piazza San Pietro il 10 novembre 2007, disse: «Vasto è dunque il campo nel quale dovete lavorare, cari amici, ed io vi incoraggio a moltiplicare le iniziative ed attività di ogni vostra Confraternita. Vi chiedo soprattutto di curare la vostra formazione spirituale e di tendere alla santità, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana, che non mancano nella storia delle vostre Confraternite. Non pochi vostri confratelli, con coraggio e grande fede, si sono contraddistinti, nel corso dei secoli, come sinceri e generosi operai del Vangelo, talora sino al sacrificio della vita. Seguite le loro orme! Oggi è ancor più necessario coltivare un vero slancio ascetico e missionario per affrontare le tante sfide dell’epoca moderna. Vi protegga e vi guidi la Vergine Santa, e vi assistano dal Cielo i vostri santi Patroni! Con tali sentimenti, formulo per voi qui presenti e per ogni Confraternita d’Italia l’auspicio di un fecondo apostolato e, mentre assicuro il mio ricordo nella preghiera, con affetto tutti vi benedico».

E infatti le confraternite lavorano in questo «vasto campo» sin dall’epoca medievale. Non mancano studiosi che tendono a retrodatare ancor di più la loro origine, individuandone le radici negli antecedenti del mondo tardoantico: le associazioni dei “fossores” a Roma, dei “parabolani” a Costantinopoli, dei “philopones” e degli “spoudaei”.

Il Giubileo è stato sempre, per la Chiesa di Calabria, specialmente in epoca contemporanea, un evento irrinunciabile, da vivere anche a costo di grandi sacrifici. Properante ad Exitum Saeculo fu la bolla con la quale, l’11 maggio 1899, Leone XIII indisse l’Anno Santo universale per il 1900. Per la prima volta dall’Unità d’Italia, il re annunciava il Giubileo all’interno del “Discorso della Corona”. Il Papa inviò un appello al risveglio della fede nel popolo cristiano di tutto il mondo. L’intento principale fu quello di vincere la sfida della modernizzazione della vita cristiana e della cristianizzazione della vita moderna.

L’organizzazione dell’accoglienza fu per la prima volta a cura delle autorità italiane. All’Anno Santo, inoltre, resero omaggio le montagne d’Italia: monumenti sorsero sulle vette di tutto il Paese ad omaggiare il Redentore, dal Piemonte alla Sicilia. La Calabria, con le sue diocesi, vi partecipò con il coordinamento del cardinale Gennaro Portanova, arcivescovo di Reggio Calabria (1845-1908).

Durante alcune ricerche compiute all’interno dell’Archivio Apostolico Vaticano, sono stati rinvenuti documenti inesplorati, ad oggi inediti, che attraverso numeri – dietro cui vi sono storie e persone – comprovano la passione e la partecipazione dei cristiani calabresi, in particolare della diocesi di Reggio Calabria, all’Anno di grazia che scandisce la storia della Chiesa. Dalle carte del fondo “Comitato nazionale Anno Santo” si evince che 3.368 sono stati i pellegrini di Reggio venuti da soli o privatamente, mentre 1.274 i pellegrini giunti con pellegrinaggi ufficiali della diocesi, per un totale di 4.642 pellegrini.

A Roma, la maggiore opera assistenziale per i pellegrini al tempo dei Giubilei si sviluppò a partire dall’Anno Santo del 1550. L’iniziativa si deve a san Filippo Neri, che nel 1548 decise di fondare con i giovani che si incontravano con lui una confraternita a scopi assistenziali: la Confraternita della Ss.ma Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti.

Le confraternite come “casa e scuola di vita cristiana”

Mimmo Nunnari, giornalista e scrittore, ha precisato che, in questo scenario pieno di incertezze che si prefigura per il nostro futuro, le confraternite possono svolgere un ruolo importante, perché sono le realtà aggregative laicali più antiche sorte nella Chiesa. Sono, allo stesso tempo, casa e scuola di vita cristiana. Sono casa perché custodiscono, come in una famiglia, le tradizioni; sono casa perché sono il luogo dove coloro con più esperienza trasmettono alle nuove generazioni abitudini, cerimonie e linguaggi portatori di una grande ricchezza di valori, di esperienze di vita e di fede. Le confraternite sono comunità dove ancora ci si sente riconosciuti e accolti, dove si ritrova sé stessi e la propria storia, la storia delle famiglie. Possono essere i riferimenti giusti e necessari per costruire vere relazioni tra le persone, lontano dalla babele moderna della nostra vita quotidiana.

Dopo la pausa pranzo e le confessioni, alle 16 c’è stato il cammino confraternale e, a seguire, la Messa presieduta da S.E. monsignor Giuseppe Alberti, vescovo della diocesi di Oppido-Palmi e delegato Cec per la Commissione per il Laicato, che ha avuto parole di apprezzamento per la buona riuscita della giornata e per l’impegno e la vitalità delle confraternite all’interno della Chiesa calabrese.

Da Paola è partita una nuova narrazione delle confraternite, che apre ad ulteriori momenti di approfondimento e riflessione finalizzati a tracciare il nuovo cammino. Si è acquisita la consapevolezza di esserci e che la Chiesa, all’interno della nuova opera di evangelizzazione, ha bisogno della loro vitalità.

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