Ai Overview: Nel quartiere di Archi, a Reggio Calabria, la parrocchia di Maria Santissima del Carmelo ha promosso un progetto artistico comunitario che ha portato alla realizzazione di una grande opera d’arte sacra contemporanea firmata dal pittore Michele Parisi. L’iniziativa, avviata quattro anni fa nell’ambito dell’esperienza di ArchiCarmine Lab sotto la guida del parroco don Danilo Latella, ha visto la partecipazione attiva dei fedeli nella selezione dei bozzetti e nella definizione di dettagli iconografici. L’opera, composta da nove tele per una superficie totale di cinquanta metri quadrati, raffigura tre episodi della vita di Maria — l’Annunciazione, la Visitazione e la Pentecoste — inseriti nello scenario dello Stretto di Messina. L’inaugurazione ufficiale e lo svelamento delle tele si terranno il prossimo 8 settembre.
La sfida della bellezza: il parroco e la comunità in cammino
Perché ha deciso di coinvolgere i fedeli nella scelta di un’opera d’arte contemporanea?
Direi perché la Comunità è costituita proprio dai fedeli, al Parroco la missione di guidarli. In questo quartiere ci si è abituati al peggio per troppo tempo e il lavoro della Chiesa nel territorio, che non può restare chiuso nelle pareti del luogo sacro, ha bisogno del coinvolgimento di tutti: è una sfida per tutto il territorio quella di promuovere la bellezza. Attraverso progetti come questo, si cerca infatti di fare in modo che si parli di questo Quartiere per cose belle provando a cancellare la brutta etichetta che ancora si porta. Il progetto nasce quattro anni fa all’interno di ArchiCarmine Lab e coinvolge tanti protagonisti: la Comunità parrocchiale, la Direttrice del Museo Diocesano Lucia Lojacono, il Direttore dell’Ufficio beni Culturali della Diocesi, don Domenico Rodà, il Direttore della Galleria San Fedele di Milano, Padre Andrea Dall’Asta, la Curatrice Chiara Cardini e l’artista Michele Parisi. L’opera nasce da un lungo ed anche faticoso lavoro di confronto. Nei mesi scorsi è stata fatta una “gara” tra due artisti e i bozzetti sono stati esposti per un mese in chiesa, la Comunità ha votato quello che riteneva migliore, con la possibilità di esprimere suggerimenti. Per esempio, in una delle tre vele dell’opera, in particolare sopra la Pentecoste, la quale era prevista vuota, è stata inserita la Colomba, simbolo dello Spirito Santo: è stato proprio un parrocchiano ad avanzare questa proposta. Siccome abbiamo camminato insieme fin dall’inizio, la Comunità, passo dopo passo, è entrata in questa nuova idea di arte contemporanea. La particolarità di Michele Parisi è la capacità di rendere le immagini come fossero uno scatto fotografico. Senza la nitidezza a cui siamo abituati, la sua arte è qualcosa che chiama al mistero, che ti obbliga a stare davanti all’opera per entrarci dentro senza fretta e con la pazienza della contemplazione. È un’esperienza che lascia qualcosa di misterioso, come deve essere l’arte nelle nostre chiese.
Qual è stato il ruolo di Padre Dall’Asta e cosa riserva il futuro?
Padre Dall’Asta è stato il grande coordinatore. Ci ha accompagnati nella scelta delle scene, dei personaggi e del messaggio che volevamo mandare alla Comunità e alla Città. Al centro abbiamo scelto di porre la Visitazione, Maria che corre e abbraccia Elisabetta, come segno della necessità di passare dall’antico al nuovo. L’antico e il nuovo si abbracciano, Elisabetta anziana e Maria giovane ragazza, Elisabetta che porta Giovanni il Profeta e Maria che porta in grembo Gesù, Dio fatto Uomo. Il messaggio è un invito ad essere pronti a fare un passo in avanti e al tempo stesso custodire la memoria delle cose belle che la storia ci ha consegnato. L’opera attuale misura cinquanta metri quadrati, nove tele assemblate; anche questa composizione ricorda in qualche modo come la vita e la storia, seppur vada guardata nella sua totalità, sia sempre l’insieme di tanti piccoli frammenti di storie mai slegate tra loro.
Quale messaggio vorrebbe affidare alla Comunità attraverso queste immagini di Maria?
Sono stato il primo, temporalmente, a poterle contemplare e guardando la prima scena, l’Annunciazione, mi colpiva lo spazio tra l’angelo e Maria: il nostro è un Dio che propone sempre qualcosa di grande ma non forza la nostra volontà, attende la nostra risposta. Maria è riuscita a colmare quello spazio con il suo sì. Dio scende nella nostra piccolezza, nella quotidianità, e tocca a noi percepire questa presenza e rispondere come lei “Eccomi”. Nella Visitazione c’è la capacità di andare incontro a chi ha bisogno. Maria corre da Elisabetta, avanti negli anni. Il dipinto esprime una gioia composta, in cui si avverte la presenza di Dio. Nella Pentecoste c’è la colomba dalla quale scende una cascata di schegge d’oro, le fiamme dello Spirito, e Maria in ginocchio con gli apostoli. È la bellezza della chiesa, sempre pronta a ricevere la forza dello Spirito. Credo che ogni immagine racchiuda un messaggio comune a tutti ma, certamente, nel tempo ciascuno avrà la possibilità di trarne anche uno o più personali. Il dipinto non serve per essere guardato ma contemplato, sapendo che la contemplazione nella preghiera è lo spazio nel quale Dio continua a parlare a ciascuno di noi. Le tele al momento sono state velate in attesa dell’inaugurazione che sarà l’8 settembre.
Dove il contemporaneo incontra il sacro: il linguaggio di Michele Parisi
Come ha tradotto il suo linguaggio artistico nei tre episodi mariani, intrecciandoli al paesaggio dello Stretto?
La sfida era unire tre scene mariane in un’unica immagine. Ho trovato una soluzione a partire da un dipinto di Veronese alle Gallerie dell’Accademia di Venezia composto da tre arcate che potevano contenere tre scene, un’unica immagine separata da colonne. Ho vissuto qui in residenza, ho conosciuto la comunità e i luoghi, e ho inserito il paesaggio. Come sfondo ho usato il mare dello Stretto, che crea una sorta di apparizione metafisica nello spazio fisico calabrese. Ho lavorato con una sfocatura che costringe l’occhio a muoversi sulla superficie per cercare dettagli. È con la nostra percezione che ricostruiamo le forme. Dal punto di vista tecnico, la sfocatura permette anche una migliore messa a fuoco dalla distanza, dato che la chiesa è molto ampia. Se avessi lavorato con la nitidezza dell’immagine, da lontano si sarebbero avute difficoltà nel leggere l’opera.
Dopo due anni di intenso lavoro, cosa può dirci sul rapporto tra fede e arte contemporanea?
Il sistema artistico delle gallerie e delle fiere trascura l’aspetto del sacro. Eppure, tanti grandi artisti si sono confrontati con questo tema. Penso che questo tipo di commissioni richieda un artista con una determinata sensibilità e serietà. Per me è la prima opera d’arte sacra e mi ha fatto sentire importante, seppur piccolo. La trovo interessante anche dal punto di vista sociale. Come dicevamo ieri sera “non è la mia opera, è la nostra opera”. Attorno a questo dipinto si è creata una comunione con la Comunità e questa terra così bella e ricca. Molti artisti decidono di non realizzare opere del genere per paura di compromettersi, però la pittura creo abbia già in sé stessa un aspetto del sacro, legato alla memoria e al vissuto. Il tema della fede e della chiesa è un tema forte a livello sociale, e lo dimostra questa zona geografica che ho imparato a conoscere in questi anni.
L’articolo Fede e arte contemporanea: l’intervista a don Danilo Latella e a Michele Parisi proviene da Avvenire di Calabria.















