Una giornata di profonda fede e fervore civico ha segnato la riapertura al culto della storica Chiesa di Santa Maria della Liga nella frazione di Pellaro. La solenne celebrazione, avvenuta lunedì 29 settembre, è stata presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima l’arcivescovo Fortunato Morrone, la cui presenza ha conferito particolare significato a questo momento di rinascita comunitaria.
Un restauro che guarda al futuro
L’edificio sacro, costruito nel 1831 e oggi tutelato dal Ministero della Cultura, è tornato a risplendere grazie a un meticoloso intervento di restauro, realizzato anche con l’impiego dei fondi del PNRR NextGeneration Eu.
L’essenza spirituale dell’evento è stata colta nel discorso di apertura letto dalla famiglia Delfino, proprietaria dell’edificio: «Eccellenza, la Sua guida spirituale rende questo momento ancora più solenne» è stato il ringraziamento rivolto all’arcivescovo Morrone.
Il simbolo della “liga”
Il nome stesso della chiesa racchiude un messaggio di speranza: la parola “liga” nel gergo agricolo indica il momento cruciale in cui la pianta compie il passaggio dai fiori ai frutti. Un simbolo eloquente della rigenerazione che questa riapertura rappresenta per l’intera comunità.
La bellezza della chiesetta, tipica espressione di architettura rurale, non risiede nell’opulenza, ma nella cura dei dettagli che ne esaltano la sacralità. L’attenzione si è concentrata sul cuore liturgico: l’altare con l’effetto marmo dipinto, la pregevole tela della Vergine Maria e gli affreschi dell’abside, arricchiti da drappi dipinti che restituiscono dignità e solennità all’ambiente.
Il lavoro di restauro
La riapertura di questo prezioso “tesoro di storia e arte” è l’esito di una proficua collaborazione tra tecnici e maestranze. Un caloroso ringraziamento è stato rivolto ai sacerdoti don Blaise e don Luigi per la guida spirituale offerta. La famiglia Delfino ha poi riconosciuto il lavoro essenziale dei professionisti che hanno curato il recupero: l’architetto Scaramuzzino, l’ingegnere Carrà e la Ditta Carrà.
Un plauso particolare è andato anche alla dottoressa Minasi e alla dottoressa Campanella, che hanno restaurato i decori con «grande maestria e sensibilità», e a tutte le maestranze locali che hanno contribuito con la loro opera.
La celebrazione si è conclusa con l’esortazione a custodire la chiesa non soltanto come bene artistico, ma come faro di spiritualità e identità per la comunità.
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