Ai Overview: Con l’avvicinarsi del mese di settembre, la città di Reggio Calabria rinnova la sua consueta devozione verso la Madonna della Consolazione, un momento che unisce la comunità a livello spirituale e sociale. Questo articolo introduce un percorso di approfondimento storico che rintraccia le radici di tale legame nella tradizione francescana. Viene esplorato in particolare il profondo attaccamento di San Francesco d’Assisi alla Vergine Maria e al luogo simbolo della Porziuncola, una dedizione che i frati hanno poi tramandato nel tempo attraverso le missioni, fino a radicarla stabilmente nel territorio reggino.
L’attesa della comunità reggina
Ogni anno, sin da agosto, Reggio si prepara e si stringe attorno a Maria: un’intera città si lascia alle spalle le incomprensioni e le difficoltà per partecipare a un rito profondo che le appartiene e in cui si riconosce perché lo sente proprio. La Madre di Gesù entra nelle case prima che nelle chiese, i fedeli le affidano i propri problemi e pregano: per le proprie famiglie, per chi è solo, per i malati, per i bambini. Da oggi ci prepareremo ad accoglierLa con una serie di articoli dedicati alla storia della devozione del popolo reggino alla Madonna della Consolazione, fino al giorno della festa.
Lo sguardo del Poverello di Assisi
Si parte da uno sguardo speciale: quello del Poverello di Assisi. San Bonaventura da Bagnoregio racconta che Francesco nutriva per Maria un amore «indicibile» perché era stata lei a rendere «nostro fratello il Signore della Maestà» e a ottenere misericordia per tutti: dopo il Messia, Maria era il centro della vita interiore del futuro Santo che riponeva in lei ogni fiducia. Tommaso da Celano racconta che Francesco le innalzava preghiere e le offriva affetti «tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere». Più volte al giorno, con animo commosso, le indirizzava il Saluto alla Vergine, una preghiera in cui Maria è chiamata «palazzo», «tabernacolo», «casa» e «vestimento», oltre che «ancella» e «Madre» di Dio: modi diversi per dire che in Maria tutto trova dimora. Quando sentì avvicinarsi la morte, volle che fosse lei a custodire i frati; la fece Avvocata dell’Ordine, perché trovassero «calore e protezione sino alla fine».
La centralità della Porziuncola
Alle porte di Assisi c’è un luogo che incarna questa devozione: la Porziuncola. Quando Francesco la trovò, la piccola chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli era abbandonata. La restaurò nel terzo anno dalla conversione e la fece diventare la propria dimora e la casa della comunità nascente. San Bonaventura scrive che il Santo amò quel luogo «più di tutti gli altri luoghi del mondo»: lì imparò il valore dell’umiltà che caratterizzò sin dagli inizi il suo percorso di fede, lì crebbe nella vita spirituale e sempre lì raggiunse la meta tanto ambita. Al momento della morte, lo raccomandò ai frati come il «luogo più caro alla Vergine».
Il filo spirituale fino a Reggio Calabria
Da quella piccola chiesa la devozione si è diramata: i seguaci di Francesco l’hanno portata in ogni luogo, dalla predicazione alle missioni, passando per le confessioni, sino a dedicare chiesette alla Madre di Dio ovunque si stabilivano. C’è, quindi, un filo spirituale comune e Reggio Calabria, con la sua storia, conserva un cammino di devozione, comune a molti, se non a tutti, quello alla Madre: una devozione che ha attraversato i secoli e ha visto Maria camminare accanto al popolo di Dio sempre pronta a consolare e guarire, ad aiutare e proteggere.
Ispirato a “La Madonna della Consolazione, i Frati Cappuccini e il popolo reggino” di Padre Giuseppe Sinopoli
L’articolo Reggio Calabria, storia della devozione alla Madonna della Consolazione, lo sguardo francescano: l’amore «indicibile» del Poverello per la Vergine proviene da Avvenire di Calabria.















