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La Chiesa spalanca le porte alle persone LGBTQ+, a Roma un convegno con la partecipazione della Chiesa reggina

Ai Overview: Lo scorso 4 settembre, la curia generalizia dei Padri gesuiti a Roma ha ospitato il primo convegno nazionale dedicato alle buone pratiche pastorali verso le persone omoaffettive e transgender. L’incontro, inserito nel più ampio percorso sinodale, ha registrato la partecipazione di laici, sacerdoti e vescovi da diverse zone d’Italia. L’obiettivo principale è stato quello di analizzare le esperienze diocesane esistenti, raccogliendo dati e testimonianze dirette per strutturare un modello di accoglienza e di inclusione. I lavori si sono articolati attraverso relazioni plenarie, interventi delle associazioni cattoliche e tavoli di confronto suddivisi per aree geografiche, permettendo all’assemblea di esplorare le complesse questioni etiche, spirituali e relazionali che la Chiesa è chiamata ad affrontare in questo specifico ambito.

Il messaggio di conversione e il legame con il Sinodo

Venerdì 4 settembre si è svolto presso la curia generalizia dei Padri gesuiti a Roma il primo convegno nazionale, Buone Pratiche di Pastorale con Persone Omoaffettive e Transgender, che ha visto una risposta importante: duecento i partecipanti, laici e sacerdoti, e una decina di vescovi, provenienti da Nord a Sud. Significativa, anche per il messaggio di luce che ha rivolto ai partecipanti, la presenza del vescovo Francesco Savino, vicepresidente per l’Italia Meridionale della Cei, che ha richiamato il Giubileo LGBTQ+ quale momento di conversione. Il metodo seguito dai lavori, densi e articolati, iniziati con la lettura del salmo 86 alle 9.30 e terminati alle 18 della stessa giornata, è stato condotto in linea di continuità con il Sinodo, partendo dalla lettura dell’esistente. Dopo un saluto e una breve introduzione del vescovo Giampaolo Dianin, arcivescovo metropolita di Gorizia, che ha sottolineato il valore e il senso delle Buone Pratiche, intese come «la capacità di leggere il presente e vivere anticipando il futuro», in un cammino universale e sinodale, i lavori sono entrati nel vivo.

L’ascolto delle esperienze locali e la spiritualità incarnata

È proprio il caso di dirlo, partendo dalla raccolta dei dati: in apertura ci sono state donate le esperienze di Bari, Chiavari, Cremona e Firenze, cammini e percorsi in itinere, condotti a due voci, il laico e il rappresentante ecclesiale insieme. Un bell’esempio di integrazione e inclusione nel rispetto delle diversità e delle missioni portate avanti con fatica, ma sempre con gioia e speranza, dagli operatori e dalle Persone LGBTQ+. Sono stati evidenziati i punti di forza, le criticità (ancora non poche!), i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri. Tutte le realtà hanno sottolineato l’importanza dell’accoglienza, dell’ascolto, del dialogo con i volti di tante Persone che spesso si chiedono: «Ma c’è un posto anche per me nella Chiesa?». In questa direzione sono state richiamate, come momenti di spiritualità incarnata, le Veglie di preghiera promosse nelle singole diocesi, tra cui la diocesi di Reggio-Bova dello scorso maggio.

Il principio della pastoralità e la teologia morale

Gli interrogativi che hanno suscitato queste riflessioni sono stati poi oggetto di confronto nei gruppi per aree territoriali, che si sono svolti nel pomeriggio. Alla fine della mattinata, prima della pausa conviviale, vissuta in semplicità e comunione, don Luca Lunardon, docente di Teologia morale presso l’Issr di Vicenza, ha riassunto i lavori del gruppo di studio 9 del Sinodo universale sul principio della pastoralità. La relazione si è articolata su due documenti rilevanti per la pastorale con persone omoaffettive e transgender. Il primo, che riguarda il nostro Paese, è il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese italiane Lievito di pace e di speranza (25 ottobre 2025, poi recepito dai vescovi della Conferenza episcopale italiana). In particolare, i nn. 30-31 sulla cura delle relazioni e l’attenzione alla dimensione affettiva. Il secondo è di un gruppo di studio del Sinodo. Entrambi sono necessari per questa terza fase del Sinodo della Chiesa universale: l’implementazione. Competenza, professionalità e voglia di confronto senza steccati né pregiudizi.

La corresponsabilità educativa delle associazioni laicali

La ripresa dei lavori è stata affidata alle associazioni che avevano aderito all’iniziativa formativa e, in particolare, alla Comunità di Vita Cristiana, all’Azione Cattolica, all’Agesci, ai Focolari e alla Fuci. Il presidente nazionale della Comunità di Vita Cristiana, presente insieme a Lucio Dattola e Francesca Panuccio, tutti delegati per la diocesi di Reggio-Bova dal vescovo Morrone, ha evidenziato il percorso e i risultati a oggi raggiunti dalla Cvx, in assoluta concordanza e sinergia con la diocesi. A tutti è stato chiesto di muoversi seguendo la bussola e affidando un messaggio alla bottiglia, che ogni gruppo ha tradotto in una proiezione in avanti verso orizzonti in cui la corresponsabilità educativa si coniuga con la pazienza evangelica e l’imperativo di restituire dignità ai fratelli feriti e, a volte, lasciati troppo soli.

I laboratori territoriali e il valore delle connessioni

A seguire, l’assemblea numerosa si è riunita nei gruppi laboratoriali, predisposti secondo aree territoriali: Calabria insieme alla Campania, alla Sicilia, alla Puglia e alla Sardegna. Breve giro di presentazione e poi un tentativo di rispondere ad alcune domande che erano state inviate alle associazioni, partendo dalla propria esperienza. Il tutto si è svolto in un clima di ascolto attento, accoglienza e voglia di «connessioni», che era poi l’intento finale del Convegno: avviare un dialogo comunicativo fra operatori pastorali, laici e sacerdoti di realtà che hanno cammini e passi diversi con Persone Omoaffettive e Transgender. Purtroppo, come spesso avviene, i lavori laboratoriali nei gruppi risentono dell’inesorabile passare del tempo, già di per sé contenuto.

Le sfide familiari e le prospettive di integrazione

Il momento sicuramente più vivace e vero è stato quello finale, che potremmo definire di sintesi, perché ci si portava dentro i frutti dello Spirito di una giornata di gratuità ricca e bella. Il tornare in assemblea ha fatto emergere, in chiave ora interrogativa, a volte critica, spesso propositiva, le vere questioni nodali: sul rifiuto della famiglia che scopre di non essere quella del Mulino Bianco, sull’affettività, sulla coppia, sulle unioni civili «benedette», sui desideri di paternità e maternità, in cui Chiesa, Magistero e laici devono continuare a camminare insieme. Luci e ombre in questo cammino, e lo si è detto con forza, anche da parte di padre Giuseppe Piva, gesuita, responsabile dell’équipe pastorale che ha organizzato il Convegno, richiedono percorsi, competenza, formazione illuminata e un mondo laicale sempre più disposto, a parere di chi scrive, a esporsi e a divenire gruppo consapevole di pressione, per aiutare i nostri presbiteri a rispondere alle attese di chi con gioia dice: «Sono una persona LGBTQ+, ma non per questo meno amata nella mia totale dimensione di Persona in relazione con gli altri, da Colui che a fianco a me cammina, tenendomi per mano…». Un auspicio per la diocesi di Reggio-Bova (e per la Calabria tutta), che è pellegrina orante, accompagnata da un Pastore attento affinché le soste non diventino stagni, ma solo pause che rinfrancano.

I delegati della diocesi di Reggio-Bova

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