Il tempo di Quaresima rappresenta per la comunità cristiana un momento privilegiato per riscoprire le direttrici fondamentali della propria fede. Preghiera, elemosina e digiuno non sono semplici precetti esteriori, ma atteggiamenti profondi del cuore che orientano il credente verso una relazione più autentica con Dio e con il prossimo. Per approfondire il senso concreto di queste pratiche spirituali, abbiamo ipotizzato un dialogo ideale con tre figure neotestamentarie che incarnano, con la loro stessa vita, queste dimensioni essenziali. Attraverso le loro parole, ricostruite fedelmente sulla base delle evidenze evangeliche, emerge un percorso di conversione che tocca la quotidianità e invita a guardare oltre l’apparenza dei gesti rituali, offrendo spunti di meditazione per il cammino verso la Pasqua.
La preghiera di Anna e la ricerca del volto di Dio
«Anna cara, l’evangelista Luca ci ha detto che sei vedova da anni e vai sempre al Tempio di Gerusalemme. Potresti dirci qualcosa della tua spiritualità? Potrebbe dare una luce alla nostra quaresima».
«Volentieri! Come avrete notato, Luca ha scritto il nome di mio papà, Fanuele, cioè “volto di Dio”: io ho sempre cercato tale volto! Da bambina, come un po’ tutte le bambine, ero innamorata di papà e vi vedevo il volto di Dio. Era sì un uomo di valore, ma capii presto che dovevo cercare Dio altrove. A Gerusalemme conobbi quel sant’uomo di Simeone, che mi insegnò a cogliere le tracce di Dio nel mondo e ad attendere la venuta del Messia. La mia spiritualità? Intrisa di preghiera, intesa come attesa e ricerca di Dio. L’attesa richiede la pazienza, cioè la capacità di portare l’incompiuto nostro, degli altri, dei tempi e del mondo. Pregare mi permette di non scoraggiarmi, mi mantiene viva e speranzosa e fa sì che io colga Dio all’opera. Senza preghiera non avrei potuto capire che Giuseppe e Maria erano persone dal cuore unito a Dio. Ecco, la mia spiritualità è densa di preghiera, intesa come
saper attendere e cogliere la presenza di Dio nel nostro oggi lì dove siamo».
La logica del dono e la vera elemosina
C’è da restare edificati dalla sapienza di questa signora, incurvata e con rughe che sono solchi, profondi quanto la sua spiritualità semplice. Ma ricordiamo che Luca ci parla pure di un’altra vedova, povera, di nome Iudit, affascinante che mise due monete nel tesoro del Tempio…
«Beh, mi avete definito “affascinante”, ma quando vado al Tempio non mi guarda nessuno! Gli occhi di tutti sono puntati sui ricchi che gettano le offerte nel tesoro, facendo gesti ampollosi e lenti, in modo tale da essere visti ed apprezzati da chi li guarda. Quando arrivo io con la mia piccola offerta, nessuno mi nota, perché ho abiti semplici, metto poco denaro e non sono una dama dell’alta società».«Beh, però c’è stato un uomo colpito dal suo gesto, dalle sue due monete messe nel tesoro…».
«Già, quel Gesù! Notai che prima guardò me, con dolcezza, e solo dopo guardò la mia mano… Ero quasi imbarazzata, ma il suo sguardo mi tolse il disagio. Forse si sarà reso conto di quanto mi è costato guadagnare quei due spicci vendendo ortaggi ed ha capito pure che dare quel poco che avevo mi rendeva tanto, tanto felice».
«Cosa può dirci del suo gesto di elemosina?» «Vedete, io credo che sia importante dare, perché ci rende felici. Gli alberi danno frutti e non esistono senza darli. Anche noi persone umane siamo chiamati a dare ed allora saremo “come albero piantato lungo corsi d’acqua” (sal 1): davvero tutto riuscirà bene. Non so bene dirvi perché, ma dare ciò che si è e
ciò che si ha giova a tutti, prima di tutto a chi dona. Sembra proprio che le leggi della natura e quelle dell’animo umano combacino: dare appartiene all’essenza dei viventi, siano alberi o uomini. Ecco, per me questo è l’elemosina».
Il digiuno come antidoto alla voracità moderna
«Che sapienza! E che ci dice del digiuno Giovanni Battista?» «È la direzione opposta alla mentalità di tanti di voi, perché significa rinunciare alla voracità che vi caratterizza. Volete tutto: sicurezze, capacità, comodità, “mangiate” di tutto, dall’iphone ai viaggi, avete un’insaziabile smania di vedere, toccare, ascoltare e più genericamente di sentire e provare. La quaresima vi permette di sottrarvi a tutto questo, che vi governa: questo è il digiuno!». «Grazie cari! Faremo tesoro delle vostre parole, che sono in linea con Pr 4,23:
“più di ogni altra cosa degna di cura, custodisci il tuo cuore, perché da esso
sgorga la vita!”».
L’articolo Un dialogo immaginario con i testimoni del Vangelo per riscoprire preghiera, digiuno ed elemosina proviene da Avvenire di Calabria.















