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Solennità della Madonna della Consolazione, Semeraro: «In Maria troviamo speranza e forza»

È stato il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi a presiedere quest’anno la Liturgia Pontificale nella solennità della Madonna della Consolazione, durante la quale l’Amministrazione comunale, come da tradizione, ha offerto questa mattina il Cero Votivo.

A concelebrare la liturgia presieduta dal cardinale Semeraro c’erano l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone, monsignor Gaetano Di Pierro, vescovo emerito di Farafangana, di monsignor Orthasie Marcellin Herivonjilalaina Lalaina, arcivescovo di Ambatondrazaka (Madagascar), già formatosi presso il Seminario Arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria, di monsignor Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, e dei due arcivescovi emeriti di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini e monsignor Vittorio Luigi Mondello.

Il saluto dell’arcivescovo Morrone: «Sotto lo sguardo di Maria, madre della Consolazione, camminiamo insieme come popolo di Dio»

Subito dopo la consegna del Cero Votivo e in apertura della Celebrazione eucaristica, l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha rivolto un sentito saluto alle autorità civili, militari e ai fedeli presenti in Cattedrale. Ha poi ringraziato il «veramente con il cuore il cardinale Semeraro, perché ha trovato il tempo e lo spazio per essere qui con noi».

Dopo aver ringraziato il sindaco per il suo saluto «corposo e speranzoso», e le autorità militari e civili per la loro presenza, l’arcivescovo Fortunato ha invitato a guardare a Maria come modello di fede e fiducia: «Celebriamo in onore di Maria Santissima perché ha saputo credere, perché ha costruito tutta la sua vita sul sì che Dio le ha chiesto e la sua risposta è stata sì: mi fido di Te, perché Tu, Dio Padre di ogni misericordia, ti sei fidato di me». Quindi il ringraziamento ai vescovi presenti e alle autorità civili e militari presenti e il Popolo Santo di Dio riunito nella solennità della Madre.

La preghiera sulla tomba de Venerabile Servo di Dio, monsignor Giovanni Ferro

Il prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, cardinale Marcello Semeraro, a conclusione delle celebrazioni di questa mattina in Cattedrale, nella solennità della Madonna della Consolazione, si è recato sulla tomba del Venerabile Servo di Dio, monsignor Giovanni Ferro, guidando la preghiera per la sua beatificazione.

L’indimenticato arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, morto a Reggio Calabria, città che amò e che elesse a sua dimora, il 18 aprile 1992, è una figura, da molti, indicata come santa.

Dichiarato Venerabile Servo di Dio da papa Francesco il 5 luglio 2019, è in corso la causa di beatificazione. Appartenente all’Ordine dei Chierici Regolari di Somasca, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, «il Servo di Dio ha costantemente ricercato la volontà divina e in essa la propria perfezione spirituale. Si donò senza sosta per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. In tempi di gravi contrasti e tensione sociale, scelse la via della moderazione e promosse la pace e la concordia. Tutti esortava a curare la vita spirituale ed esercitare la pazienza e la compassione. Nella preghiera e nella presidenza delle celebrazioni liturgiche faceva trasparire tutto il suo amore per Dio. Riteneva inoltre che l’imitazione della Vergine Maria fosse il segreto per una vera santità cristiana», si legge fra le altre cose nel decreto sulle virtù eroiche.

Solennità della Madonna della Consolazione, l’omelia del cardinale Marcello Semeraro

Celebro con gioia insieme con voi questa Santa Messa, grato al vostro Arcivescovo per avermi mostrato amicizia e fraternità invitandomi a venire qui. Per entrare nel significato di questa bella vostra festa mariana ci aiuta molto la frase di san Paolo appena letta nella seconda lettera biblica: Dio «ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio» (2Cor 1,4). In queste frasi possiamo senz’altro riconoscerci. Chi, infatti, nel corso della sua vita sfugge all’intimo bisogno di essere consolato? Quando sentiamo il cuore ferito da qualcosa che, magari, soltanto noi conosciamo, oppure ci sentiamo soli per l’assenza di una persona cara; o quando siamo immersi in prove che non capiamo e che temiamo più forti di noi … Pensando a tali situazioni sant’Agostino esortava a implorare fortezza dal Signore «poiché, per noi stessi, siamo piccoli e assolutamente incapaci sicché verremmo meno se ci mancasse chi ci consola misericordiosamente» (cf. Serm. 305A, 5).

La consolazione di cui parla san Paolo è il Dio vicino, è la presenza amica del Signore che genera la speranza, ossia la virtù teologale che questo Anno Santo vuole alimentare nel nostro cuore. «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati», ci ha annunciato Gesù durante la proclamazione del Vangelo. Ed è una consolazione che rende attivi, come ricordava papa Francesco: «la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri» (Gaudete et exsultate n. 76).

La Vergine Maria, madre che consola

L’altro giorno mi trovavo, per impegni di ministero, ad Assisi, presso la tomba di san Francesco e, pensando a queste parole, mi è tornata spontanea alla memoria una frase che si ripete in una nota preghiera a lui attribuita, che dice: «O Maestro, fa’ che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di consolare».

Fermiamo per un attimo, carissimi, la nostra attenzione su questo passaggio verbale: dal passivo («essere consolato») si passa alla forma attiva («consolare») e pensiamo alla Vergine Maria. Per una coincidenza cronologica appena ieri nel calendario liturgico abbiamo commemorato la Beata Vergine Maria addolorata. In una sua omelia in Santa Marta papa Francesco disse: «Ci farà bene fermarci un po’ e pensare al dolore e ai dolori della Madonna. È la nostra Madre. E come li ha portati, come li ha portati bene, con forza, con pianto: non era un pianto finto, era proprio il cuore distrutto di dolore. Ci farà bene fermarci un po’ e dire alla Madonna: “Grazie per avere accettato di essere Madre quando l’Angelo Te lo ha detto e grazie per avere accettato di essere Madre quando Gesù Te lo ha detto”».

Segno dell’amore di Dio

Oggi però in questa festa noi celebriamo la Madre della Consolazione e possiamo domandarci se c’è un rapporto fra questi due titoli mariani dell’Addolorata e della Consolazione e mi torna alla memoria quello che usava ripetere un santo sacerdote torinese, san Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata. Fin da giovane egli fu rettore del più importante santuario mariano della città: quello dedicato alla «Madonna Consolata» e usava ripetere che, prima di essere Consolata la Madonna era stata Addolorata! È paradossale, ma c’è in questo il mistero dell’amore di Dio, il mistero della redenzione, il mistero della salvezza.

Nella sua lettera apostolica Salvifici doloris (11 febbraio 1984) Giovanni Paolo II scrisse di Maria qualcosa di davvero importante: «Cristo morente conferì alla sempre Vergine Maria una maternità nuova – spirituale e universale – verso tutti gli uomini, affinché ognuno, nella peregrinazione della fede, gli rimanesse insieme con lei strettamente unito fino alla Croce e, con la forza di questa Croce, ogni sofferenza rigenerata diventasse, da debolezza dell’uomo, potenza di Dio» (n. 26). Ecco come l’Addolorata diventa «madre della consolazione».

La consolatrice degli afflitti

Voi sapete certamente, carissimi, che il vostro Arcivescovo è fra i più autorevoli studiosi di un santo del quale il papa Leone XIV ha annunciato la proclamazione a Dottore della Chiesa: san Giovanni Enrico Newman. Non è il momento per parlarvi di lui e d’altra parte il vostro vescovo lo farebbe molto meglio di me. Mi piace, tuttavia, riferirvi alcune riflessioni che questo maestro nella Chiesa disse predicando durante il mese di maggio e commentando il versetto delle litanie che invoca la Madonna come consolatrice degli afflitti.

La sua meditazione prese lo spunto proprio dal testo di san Paolo che ho ricordato all’inizio e disse subito: «Ecco il segreto della vera consolazione: sono capaci di confortare gli altri coloro che nella vita sono stati molto provati, che hanno sentito il bisogno della consolazione, e l’hanno ricevuta. Così di nostro Signore è detto: “Avendo egli stesso sperimentato la tentazione e la sofferenza, può venire in aiuto di quelli che son messi alla prova” (Eb 2,18). E questo è il motivo per cui la Beata Vergine è la consolatrice degli afflitti. Tutti sappiamo quanto unica e speciale sia la consolazione della madre; e a noi è concesso di chiamare Maria madre nostra, dal giorno in cui Gesù sulla croce creò un rapporto di madre e figlio tra lei e san Giovanni. Ed ella ci può e ci sa consolare, perché ha sofferto molto di più delle nostre madri» (in Meditazioni e preghiere a c. di G. Velocci, Jaca Book, Milano 2202, p. 161).

Segno di speranza e di consolazione

Contemplando il volto di Maria, madre della consolazione, torna spontanea alla mia memoria un passaggio del Concilio Vaticano II, poi passato anche nella liturgia della Chiesa nella lode della Vergine Assunta: «Come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (n. 68).

Permettete, allora, che concluda con un’esortazione che vi rivolgo con parole non mie, ma con quelle ben più autorevoli dell’allora arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, che poi, eletto Papa, prese il nome di Paolo VI. Recatosi il 25 febbraio 1963 in una struttura milanese dedicata a Maria Consolatrice concluse il suo discorso con queste parole, che mi paiono davvero adatte per tutti noi in questa Santa Messa: «Quando avete qualche pena, quando avete qualche stanchezza, quando avete qualche dubbio, qualche giorno triste, ricorrete alla Madonna che rinverdirà, farà di nuovo scintillare nel vostro cuore la gioia, sarà la vostra Consolatrice» (in Discorsi e Scritti Milanesi (1954-1963), III, Istituto Paolo VI, Brescia 1997, p. 5643).

Affidamento alla Madre della Consolazione

Quanta fiducia c’è, in queste parole, nell’intercessione della Madonna come figura materna e consolatrice. Ci dicono che nei momenti di difficoltà, di pena, stanchezza, dubbio o tristezza rivolgersi a Maria può riportare speranza e gioia nel cuore. Lo rinverdirà, diceva l’arcivescovo Montini, e lo farà scintillare aggiunge intendendo così che Maria è una madre sempre vicina, capace di donare consolazione e rinnovato slancio spirituale.

Sì, invochiamoli così: Madre della Consolazione, aiutaci e prega per noi. E fa’ che, consolati da te, sappiamo a nostra volta consolare i fratelli che soffrono. Amen.

* Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi

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