Un panettone come segno di speranza e di appartenenza. Per padre Thanh Thao Nguyen, vice parroco della comunità dei SS. Filippo e Giacomo in Sant’Agostino di Reggio Calabria, ogni gesto di accoglienza è un modo per “gettare le reti”, come nel passo evangelico che guida la sua vita missionaria. Un impegno che nasce dalla sua storia e dalla sua vocazione, segnata dalla migrazione, dalla fede e dal desiderio di portare un Vangelo che sa di concretezza.
Panettoni della speranza. Cosa vuol dire?
Quest’anno distribuiremo quattrocento panettoni con generi alimentari ai migranti che frequentano il nostro Centro di Accoglienza Scalabrini. Il panettone è un prodotto commerciale, certo, ma conserva un forte valore simbolico: richiama la festa, la famiglia, il ritrovarsi.
Un tempo si preparava insieme, come atto di appartenenza. È un dolce che parla di intimità e di speranza, la promessa di un giorno migliore. Per un migrante significa desiderare una vita degna, rispettata, dove il sogno che li ha spinti a partire, spesso tra mille dolori, ritrovi finalmente un senso.
Come è nata l’iniziativa?
Per caso. Ci siamo detti: perché non offrire un panettone, con generi alimentari, ai tanti migranti che ogni anno passano dal nostro Centro? Sono oltre tremila, provenienti da Marocco, Georgia, Albania, Pakistan, India, America Latina e molti Paesi africani.
Il cibo non è solo nutrimento: è messaggio, condivisione, integrazione. Ogni panettone è accompagnato da un piccolo testo, un “messaggio d’oro”, che ricorda come milioni di persone siano costrette a migrare per pane, pace e dignità. E che il Natale accade ovunque gli uomini sono amati, ovunque pace e riconciliazione vengono costruite. È un messaggio attuale ed esigente.
Perché i migranti scelgono l’Europa?
Per sfuggire a condizioni di vita impossibili, segnate da guerre, persecuzioni o povertà estrema. Cercano stabilità, lavoro, una vita migliore. Spesso partono come “ambasciatori di speranza” per le loro famiglie: “Vai in Europa e aiutaci”, si sentono dire. Tagliano ogni legame con la loro terra e affrontano una società complessa con una determinazione straordinaria. A volte li muove anche il desiderio di ricongiungersi a chi è già partito.
Lei è vietnamita: come è giunto in Italia?
Vengo da un villaggio del sud del Vietnam, Can Tho, nato grazie a famiglie migrate dal nord dopo la guerra, tra cui i miei nonni. Sono cresciuto in un ambiente molto religioso: la Messa all’alba, il Rosario la sera e diversi zii sacerdoti che hanno ispirato la mia vocazione.
A 18 anni sono entrato in seminario; poi, incontrando il carisma scalabriniano, ho scelto di diventare missionario tra i migranti e sono stato inviato nelle Filippine. Successivamente sono arrivato a Roma per la teologia: un passaggio difficile per lingua e cultura.
Durante il Covid sono stato ordinato sacerdote in forma privata, senza la mia famiglia. Dopo l’ordinazione mi hanno destinato a Reggio Calabria, nella parrocchia dei SS. Filippo e Giacomo in Sant’Agostino, una comunità multiculturale. È stato un inizio impegnativo, ma guardando ai migranti ho ritrovato il senso profondo della mia vocazione: portare il Vangelo a chi è più fragile.
L’articolo Sant’Agostino, l’iniziativa di Padre Thao, un panettone per donare accoglienza e speranza proviene da Avvenire di Calabria.














