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«Roma, tappa importante del mio cammino vocazionale»: il racconto di Santo Federico verso il Giubileo dei Giovani

Un’altra testimonianza in vista dell’ormai imminente appuntamento con il Giubileo dei Giovani, che si terrà a Roma dal 28 luglio al 3 agosto e vedrà la partecipazione di circa 400 tra ragazzi ed educatori dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Tra loro ci sarà anche Santo Federico, non solo un giovane, ma anche un seminarista, pronto a mettersi in cammino con uno dei gruppi più numerosi d’Italia.

Il seminarista Santo Federico: «Roma, tappa importante del mio cammino vocazionale»

Santo Federico della parrocchia di San Biagio di Gallico, seminarista della diocesi di Reggio Calabria-Bova, parteciperà al Giubileo dei Giovani con grande entusiasmo. Dopo aver ricevuto – insieme ad altri centinaia di giovani – il mandato del pellegrino dall’arcivescovo Morrone lo scorso 25 luglio, si prepara a vivere l’esperienza romana come una tappa significativa del suo cammino vocazionale e comunitario.

Da seminarista, come ti stai preparando a vivere il Giubileo dei Giovani? Quali sono le tue emozioni alla vigilia?

In realtà, l’opportunità di partecipare al Giubileo dei Giovani è arrivata un po’ all’ultimo minuto, ma ne sono felice: sono certo che sarà un’esperienza che segnerà profondamente il mio – e non solo il mio – cammino di fede e di crescita. Sì, è un evento giubilare, ma consiste a tutti gli effetti in una Gmg straordinaria nel cuore dell’Italia e della fede cattolica. Come non essere pieni di gioia e trepidazione?

Tra i tanti momenti diocesani di preparazione al Giubileo, abbiamo vissuto qualche giorno fa anche con la pastorale giovanile un’ultima tappa importante: il raduno di giovani, sacerdoti ed educatori pronti a mettersi in cammino verso Roma, con lo zaino in spalla, pieno di speranza. Il mandato ricevuto dal nostro Vescovo il 25 luglio a piazza Italia è stato un segno forte di benedizione e di invio, che ci ha caricati di significato.

C’è un momento del Giubileo che attendi con particolare trepidazione e che pensi possa essere speciale per te e per gli altri ragazzi che saranno a Roma in quei giorni?

Sono certo che l’intera esperienza che vivrò a Roma con i giovani della mia parrocchia sarà un momento unico, anche perché in futuro sarà difficile vivere occasioni simili insieme alla propria comunità d’origine. Pensando a loro, è già emozionante vederli impegnati nel grest estivo parrocchiale: la memoria torna a tanti anni fa, quando erano piccoli seottini di Ac e io il loro giovanissimo educatore. Partire con loro sarà un po’ un salto nel passato, ma anche un motivo di gratitudine nel presente, nel vederli oggi giovani capaci di prendere in mano la propria vita e mettersi in cammino.

Sicuramente, pur non avendo vissuto personalmente il Giubileo del 2000, riecheggiano i video e i racconti di quell’evento, quando tutti i giovani attendevano Giovanni Paolo II alla veglia. Per questo sarà emozionante ritrovarci la sera del 2 agosto ad attendere papa Leone a Tor Vergata. Sono certo che anche l’incontro del 1° agosto, pensato per tutti i giovani delle diocesi calabresi, sarà un momento intenso di gioia e preghiera. Io partirò con la pastorale giovanile, ma tanti altri arriveranno a Roma da ogni angolo della Calabria. Ritrovarsi lì, dopo essere partiti dalla stessa terra, percorrendo strade diverse, sarà una metafora viva del cammino cristiano: non tutti seguiamo la stessa via o vocazione, ma condividiamo la stessa meta, che è Cristo. Per il resto, ci lasceremo sorprendere dalle emozioni che sicuramente non mancheranno.

Quali frutti speri possano nascere nei giovani che parteciperanno a questa esperienza giubilare?

Ad oggi non saprei dire con certezza quali frutti potrà portare questa esperienza nei giovani di tutto il mondo, ma sono convinto che lascerà un segno nella storia della Chiesa. Le aspettative sono tante, come numerosi saranno i pellegrini. Credo però sia giusto partire con quella sana incertezza che spinge a vivere appieno ogni singolo momento.

Sarà poi la Provvidenza a far maturare i frutti. A noi spetta semplicemente metterci in gioco, senza preoccuparci troppo di ciò che raccoglieremo, perché sarà il Signore a seminare nel cuore di ogni giovane. Sta a noi avere il coraggio di attendere con fiducia, affinché quei semi germoglino a tempo opportuno.

È importante, come Chiesa, non cadere nella tentazione del “tutto e subito”, ma vivere il tempo in modo cristiano, con fiducia e speranza.

… e in te, come seminarista, cosa speri di ricevere da questa esperienza per il tuo cammino vocazionale?

Per me questa esperienza giunge in uno dei momenti più importanti della mia vita. Sia perché ho compiuto da poco 30 anni – e quindi vivere anagraficamente quel passaggio da giovane ad adulto – sia perché il mio cammino da seminarista si trova a una svolta. Ho da poco terminato gli studi teologici di base e, all’orizzonte, si prospettano nuove strade da intraprendere: si avvicina il momento in cui la mia vocazione dovrà passare dal discernimento al sì sacramentale, che cambierà il mio modo di essere membro della Chiesa.

Vedo quindi questo Giubileo dei Giovani come una tappa di sintesi e un trampolino di speranza per ciò che sarà della mia vita. Potrei definirmi un semi-giovane tra i giovani, pronto a vivere la gioia del Vangelo mettendomi in ascolto di Dio, di me stesso e di tanti giovani che saranno al mio fianco, per vedere e riconoscere il volto di una Chiesa che non ha paura di sognare e di affidarsi con coraggio al futuro che ci attende.

Un futuro che ci vedrà protagonisti nella Chiesa, se sapremo metterci in ascolto dello Spirito e di quanti, fino a oggi, hanno scritto – e continuano a scrivere, o meglio vivere, insieme a noi – la storia della Chiesa.

L’articolo «Roma, tappa importante del mio cammino vocazionale»: il racconto di Santo Federico verso il Giubileo dei Giovani proviene da Avvenire di Calabria.