Ai Overview: La storiografia ufficiale fissa tradizionalmente nelle Marche la culla della Riforma cappuccina, eppure diverse fonti documentali dimostrano come il movimento affondi in realtà le sue radici più antiche in Calabria. Agli inizi del Cinquecento, i frati reggini Ludovico Comi e Bernardino Molizzi, mossi dalla volontà di recuperare la purezza della Regola francescana, diedero vita a una nuova osservanza ritirandosi in luoghi isolati del territorio regionale, tra Terranova, Tropea e Cinquefrondi. Nonostante le resistenze iniziali, il gruppo crebbe numericamente grazie all’inquadramento e al sostegno dei vertici dell’Ordine. Tuttavia, il formale riconoscimento giuridico sancito da papa Clemente VII nel 1538 con la bolla Religionis zelus escluse la Calabria dall’atto ufficiale, attribuendo la fondazione del movimento ai soli esponenti marchigiani e lasciando alla ricerca storica il compito di restituire al Sud il suo ruolo cruciale in questo capitolo della vita ecclesiale.
Il fermento spirituale nella Calabria del Cinquecento
La storia della Riforma cappuccina, quella che i manuali fanno partire dalle Marche, ha radici più meridionali di quanto si creda: siamo nella Calabria dei primi anni del Cinquecento dove il fermento spirituale precedette, o quanto meno accompagnò, quello marchigiano: diversi storici dell’Ordine lo documentano. Il merito spetta a due frati reggini, padre Ludovico Comi e padre Bernardino Molizzi, «due amici per la pelle, veramente amorevoli e fedeli, quasi un’anima in due», racconta Girolamo da Dinami nella Riforma Cappuccina. Avevano letto e riletto la Regola e gli scritti di san Francesco e ne erano usciti con una convinzione dolorosa: l’Ordine si era perso, aveva smarrito il carisma originario e loro si sentivano «come nemici di Dio e dello stesso san Francesco».
I primi ritiri e la nascita dei Recolletti
Già prima del 1518 ottennero da padre Francesco Licheto (Ministro Generale degli Osservanti dal 1518 al 1520, che era stato loro precettore a Brescia) il permesso di ritirarsi per dare vita a una nuova osservanza con i propri compagni. Scelsero luoghi «umili, poveri e solitari»: San Francesco di Terranova, san Sergio di Tropea, san Filippo di Cinquefrondi. Venivano chiamati Recolletti o Colletti per via della disciplina rigorosa e la regola che seguivano era particolarmente dura e fatta di povertà, di penitenza e di distacco dal mondo mondano perché Dio ispirasse loro il modo di osservare la Regola serafica
Il superamento delle ostilità e l’espansione del movimento
Molti li accusavano di ipocrisia e di novità e il rapporto con gli Osservanti non fu particolarmente felice. Padre Quiñones (Francesco degli Angeli, generale dal 1523 al 1527) decise di porre rimedio e di assegnare ai Colletti dei conventi e li di sottoporli sotto la dipendenza diretta del Provinciale per regolarizzare la loro posizione. Il nuovo assetto diede slancio al movimento e i frati, come attesta il Trattato del principio e progresso della Religione Cappuccina, passarono da 12 a 32.
Il riconoscimento papale e l’esclusione della Calabria
Con la bolla Religionis zelus di Clemente VII del 1538 arrivò anche il riconoscimento giuridico: il documento era indirizzato ai frati a Ludovico e Raffaele da Fossombrone. Essi sono proprio coloro che vengono formalmente riconosciuti come fondatori del movimento cappuccino insieme a Matteo da Bascio: tutti marchigiani. La Calabria restò fuori dall’atto ufficiale, sebbene la storiografia dica altro. Il documento giuridico racconta una storia; le fonti ne raccontano un’altra, quella dove è proprio in Calabria che quella tensione tra fedeltà e rinnovamento segna la cifra più propria della Riforma cappuccina.
Ispirato a “La Madonna della Consolazione, i Frati Cappuccini e il popolo reggino” di Padre Giuseppe Sinopoli
L’articolo Reggio Calabria, storia della devozione alla Madonna della Consolazione: così la riforma cappuccina è nata in Calabria proviene da Avvenire di Calabria.















