È ripartita da piazza della Consegna la tradizione secolare che intreccia fede e popolo: i Padri Cappuccini hanno affidato all’arcivescovo metropolita Fortunato Morrone il Quadro della Madonna della Consolazione, dopo la discesa dall’Eremo. La processione sta proseguendo verso la Basilica Cattedrale, accompagnata da canti, preghiere e una folla devota raccolta in preghiera.
«Più che consegna, un incontro»
Nel suo saluto, il Padre Provinciale dei Cappuccini ha invitato a leggere il gesto della consegna in chiave spirituale e concreta:
«Rinnoviamo il gesto della consegna dell’effige, ma più che consegna è un incontro: Maria porta Gesù e, guardando Lei, ci impegniamo a diventare nuovi». Un appello che riprende l’invito di ieri sera, espresso durante la veglia all’Eremo, a “fare atti concreti per costruire la pace”: «Da soli non ce la faremo mai: fissiamo i nostri occhi negli occhi della Madonna, perché Lei è la novità. Noi portiamo il peso delle fragilità; come Elisabetta, abbiamo bisogno dell’incontro con Maria che porta la speranza».
Lo sguardo è andato a chi soffre: «Ho visto malati, sofferenti, persone scalze avvicinarsi all’effige. Tutti abbiamo bisogno di speranza e di incoraggiamento, e solo Maria ci dona la vera pace». Da qui l’impegno: «Prima di parlare di pace “fuori”, ciascuno sia costruttore di pace e di bene. Viva Maria!».
«Ogni comunità diventi casa della pace»
Accogliendo la Sacra Effige, l’arcivescovo Morrone ha ringraziato per la partecipazione delle autorità, degli operatori dell’informazione e ha salutato monsignor Orthasie Marcellin Herivonjilalaina Lalaina, arcivescovo di Ambatondrazaka (Madagascar) formato presso il Seminario Arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria, presente alla celebrazione.
Due i pensieri consegnati dal presule: «Che cosa ci consegna Maria? Gesù. E Gesù vuol dire “Dio salva”: una salute integrale, fisica e interiore. È il Dio della pace». Quindi il riferimento a un «pensiero fortissimo» richiamato da Papa Leone ai vescovi italiani: «Ogni comunità diventi una casa della pace… si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo».
La pace si costruisce a partire dalle famiglie e dall’educazione: «A casa insegniamo un linguaggio non ostile, che non umilia né distrugge. Disinneschiamo giochi e abitudini che alimentano aggressività». E si traduce anche in responsabilità civica: «Abbiamo la possibilità, tra qualche tempo, di essere protagonisti in modo democratico: chi si rifiuta di votare non si impegna per questa città».
Infine, la grammatica dei piccoli gesti: «Se la città è sporca, aggiungo carte o le raccolgo? È nel piccolo che si costruisce la grandezza dell’umano». Il Vangelo — ha ribadito — «ha a che fare con tutto: Dio si interessa della nostra vita. Maria rompe gli schemi, va incontro a Elisabetta, esprime responsabilità e libertà».
L’auspicio conclusivo: «Siamo costruttori di pace, gente che crea ponti e non muri, a partire dalle famiglie e dal vissuto quotidiano. Altrimenti la preghiera diventa evasione. Viva Maria!».
Il cammino verso il Duomo
Intanto il corteo, tra preghiere e canti mariani, avanza verso la Cattedrale dove il Quadro sarà accolto dall’intera comunità diocesana, l’arrivo è previsto per le 12:30 circa.
L’articolo Piazza della Consegna, parole e gesti: «Maria ci consegna Gesù, diventiamo artigiani di pace» proviene da Avvenire di Calabria.















