L’arcivescovo Fortunato Morrone, rivolgendosi all’assemblea radunata per la Veglia Pasquale, ha strutturato la sua omelia partendo dall’analisi delle difficoltà attuali, dalle dinamiche globali fino ai disagi sociali e intergenerazionali. L’intervento del presule ha puntato ad analizzare il rapporto tra la fede cristiana e l’impegno civile quotidiano: è emersa la necessità di assumersi precise responsabilità collettive e individuali nei diversi ambiti del vivere sociale, dall’economia alla politica, per proporre un percorso alternativo alle derive dell’individualismo e dei conflitti in corso.
Le contraddizioni del presente
Ieri sera nella cattedrale di Reggio Calabria si è svolta la Veglia pasquale presieduta dall’arcivescovo Fortunato Morrone. A partire dalla luce del cero pasquale, simbolo del Crocifisso Risorto, il vescovo ha guidato la comunità diocesana con una riflessione che ha affrontato anche le contraddizioni del nostro tempo. L’omelia di Morrone ha preso le mosse dalla celebrazione del Venerdì Santo e dalla Via Crucis, momenti nei quali — ha ricordato — si era già sostato sul «mistero delle tenebre presenti nelle tante notti di questo mondo». Un elenco molto chiaro, senza mediazioni: le guerre, la violenza contro le vittime innocenti, i giovani che si tolgono la vita e la negano ad altri, i migranti che continuano a morire nel Mediterraneo, la solitudine che stringe anziani e giovani.
Le responsabilità degli adulti e il coraggio della speranza
Tenebre che il vescovo ha nominato una per una, attribuendo anche responsabilità: «noi adulti non abbiamo offerto ragioni e cammini di vita», ha detto riferendosi ai giovani. Il filo conduttore dell’omelia non è stato però il “catalogo” del male, piuttosto la convinzione che nessuna di queste notti potrà avere l’ultima parola: «Non c’è nessuna notte che possa assorbire la forza dirompente e inarrestabile del tuo Amore, più forte di ogni morte», ha affermato Morrone; la fede pasquale, secondo il pensiero del presule pitagorico, è una risposta che «esige il coraggio della speranza contro ogni possibile disfatta».
L’impegno quotidiano contro le logiche di violenza
Il tema del rinnovo delle promesse battesimali è stato affrontato nella parte conclusiva dell’omelia: Morrone ha definito quel «sì» corale come «la risposta gioiosa al sì che Dio ha pronunciato su ciascuno di noi nel suo Cristo Gesù», e ha collegato la vocazione battesimale all’impegno concreto nell’esistenza quotidiana, nella vita ecclesiale, educativa, economica, sanitaria e politica. Uno stile di vita ha precisato, «divinamente umano che ci è stata consegnato nel Vangelo». Anche nel riferimento eucaristico, l’arcivescovo ha scelto un registro diretto, richiamando il comandamento evangelico come l’unico che «offre futuro certo a questo nostro mondo»: «amatevi come io ho amato voi». Nutrirsi alla mensa della Chiesa, ha spiegato, significa diventare capaci di «spezzare in tua memoria anche una briciola della nostra vita per amore dei fratelli», e solo così — ha concluso — si potrà «arginare e spezzare tutte le logiche mondane della violenza e dell’odio, della vendetta e del potere disumano».
L’articolo Pasqua, l’arcivescovo Morrone: «La forza inarrestabile dell’Amore sconfigge le tenebre del nostro tempo» proviene da Avvenire di Calabria.














