I giorni che separano la Domenica delle Palme dalla Pasqua rappresentano il passaggio centrale dell’anno liturgico per la comunità cattolica. Affrontare questo periodo richiede una disposizione consapevole, al fine di evitare che le celebrazioni si riducano a una consuetudine formale. Il percorso, delineato anche dalle indicazioni di papa Francesco, si struttura su alcune indicazioni pratiche: la partecipazione ai riti del Triduo, la ricerca di momenti di silenzio per la riflessione personale, il ricorso al sacramento della riconciliazione e l’attenzione concreta verso i soggetti più fragili della comunità. Un cammino di preparazione basato sull’essenzialità e sull’ascolto.
Il significato dei riti verso la Pasqua
La Settimana Santa comincia oggi, con i rami d’ulivo stretti fra le mani, e si chiuderà nella notte di Pasqua, con le candele accese a ricordare il nostro “eccomi” battesimale. In mezzo, sette giorni densi come pochi altri, che, però, non devono scivolare via nella routine delle abitudini: non bisogna partecipare alle celebrazioni per dovere, senza lasciarsi davvero raggiungere da ciò che accade sull’altare e che viene pronunciato dall’ambone, in una miriade di segni e gesti che sono in questa settimana sono così tanti. Quindi vale la pena chiedersi: come possiamo vivere bene la Settimana Santa?
Papa Francesco, nell’omelia della Domenica delle Palme del 2015, dava un suggerimento: «In questa Settimana che ci conduce alla Pasqua, noi andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà “santa” anche per noi!». Un programma in cui la parola chiave “andare” suscita un movimento, una decisione da prendere ora e non domai.
L’impegno di ritagliarsi del tempo
Il primo passo, allora, è il più semplice e insieme il più difficile: ritagliarsi del tempo. Chi può, partecipi alle celebrazioni del Triduo – la Messa nella Cena del Signore il giovedì sera, la liturgia della Passione il venerdì pomeriggio, la Veglia pasquale il sabato notte – come un appuntamento atteso. Sono le tre grandi porte d’ingresso nel mistero pasquale e nessuna predica o lettura può sostituirne l’esperienza diretta.
Lo spazio per il silenzio
Il secondo consiglio riguarda il silenzio. Il silenzio cercato di chi ha bisogno di ascoltare. Lo stesso Francesco ha ricordato in più occasioni che «lo stile di Dio è la semplicità» e che «anche nella nostra vita egli agisce sempre nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole». Nella Settimana Santa il silenzio assume un confine proprio: il Sabato Santo, giorno senza celebrazione eucaristica, in cui la Chiesa si raccoglie presso il sepolcro.
Per il fedele può diventare l’occasione di una sosta più lunga davanti al tabernacolo, oppure di una lettura lenta del racconto della Passione secondo il Vangelo dell’anno. Non serve molto: bastano venti minuti, un angolo tranquillo, il testo aperto e il desiderio di leggerlo, capirlo, meditarlo, interiorizzarlo e viverlo.
L’avvicinamento al sacramento della confessione
C’è poi un sacramento che la tradizione della Chiesa raccomanda proprio in questi giorni: la confessione. Molte parrocchie organizzano liturgie penitenziali comunitarie o mettono a disposizione orari straordinari, anche in tarda serata, per il sacramento della riconciliazione. Accostarsi al confessionale prima di Pasqua è il modo più importante per fare spazio dentro di sé. Chi avverte una certa resistenza – ed è normale avvertirla – può prepararsi con un breve esame di coscienza nei giorni precedenti, senza drammatizzare cadendo vittima degli scrupoli, ma senza nemmeno banalizzare.
La concretezza dei gesti di carità
La Settimana Santa esige anche gesti di carità. Il Giovedì Santo, con la lavanda dei piedi, lo ricorda: non occorre compiere azioni straordinarie, è sufficiente dedicare una telefonata a chi è solo, contribuire alla colletta parrocchiale per i più fragili. Sono gesti minimi, eppure coerenti con il cuore di questi giorni. Papa Francesco, nello stesso contesto, osservava che «può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi». Proprio nella fatica di uscire da sé consiste il passo che rende santa la settimana. Ecco, abbiamo finito: nessuno sforzo sovraumano. Piuttosto serve una disposizione interiore: accettare di rallentare, di stare dentro la liturgia con attenzione, di lasciarsi interrogare dal silenzio del Sabato e dalla luce della Veglia. Chi lo farà, arriverà alla mattina di Pasqua con la gratitudine di chi si è lasciato trovare.
L’articolo Oggi è domenica delle Palme, scopriamo come vivere bene la Settimana Santa proviene da Avvenire di Calabria.















