La Chiesa universale si prepara ad accogliere un nuovo dottore: San John Henry Newman. Con decisione odierna, Papa Leone XIV ha dato il via libera al conferimento del titolo, raccogliendo il parere favorevole del Dicastero delle Cause dei Santi. Monsignor Fortunato Morrone ne traccia un profilo spirituale e culturale profondo e attualissimo.
Il cardinale Newman sarà proclamato Dottore della Chiesa
San John Henry Newman, cardinale di Santa Romana Chiesa e fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra, sarà proclamato dottore della Chiesa universale. Lo ha stabilito Papa Leone XIV, ricevendo oggi in udienza il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.
Durante l’incontro, il Pontefice ha confermato il parere affermativo espresso nella sessione plenaria dei cardinali e dei vescovi membri del Dicastero.
Nato a Londra il 21 febbraio 1801 e morto a Edgbaston l’11 agosto 1890, Newman è stato una delle figure più significative del pensiero cristiano moderno, prima come presbitero anglicano, poi come sacerdote cattolico e cardinale.
Monsignor Morrone: «Un raffinato intellettuale che ha testimoniato il Vangelo»
Di «raffinato intellettuale e teologo che ha testimoniato il Vangelo incarnandolo», parla monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra, nonché tra i massimi studiosi internazionali di Newman.
In un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano, Morrone ha espresso la propria soddisfazione e ha tracciando un profilo approfondito del pensatore inglese. «Dopo la canonizzazione del beato cardinale, proclamata da Papa Francesco il 13 ottobre 2019, si attendeva che la Chiesa, nella persona del Santo Padre Leone XIV, riconoscesse in lui uno dei suoi dottori (da notare che nel 1879 era stato Leone XIII elevarlo alla porpora)», esordisce l’arcivescovo calabrese, nell’immaginare, «tuttavia, un Newman in qualche modo imbarazzato e sorpreso davanti a tali riconoscimenti da parte della Chiesa».
Un testimone credibile della speranza cristiana
Per comprendere davvero chi sia Newman, Morrone invita a guardare alla sua interiorità: «Cosciente dei suoi limiti caratteriali e culturali, ma anche delle sue notevoli possibilità intellettive e morali», Newman non si considerava all’altezza del ruolo che la storia e la Chiesa gli hanno poi riconosciuto. In una lettera scriveva: «Questo io non lo sono, né sarò mai. Come S. Gregorio di Nazianzo preferisco camminare per la mia strada e disporre del mio tempo […] senza pressanti impegni».
Eppure, proprio da questa umiltà emerge la sua grandezza. «Newman – ricorda Morrone – è stato anzitutto un pastore e predicatore di rara finezza linguistica e comunicativa e un credente di notevole cultura e di raffinata intelligenza». Un uomo capace, nel mezzo delle dispute culturali o teologiche, di «esibire in massimo grado i motivi della speranza cristiana» con «uno stile e un’acutezza di riflessione che rivelano la grandezza del suo spirito».
Secondo il presidente della Cec e massimo esperto del Santo e pensatore inglese, la proclamazione a dottore della Chiesa è del tutto coerente con il suo ruolo nel pensiero cristiano: «La Chiesa non si sbaglia: Newman sarà doctor Ecclesiae poiché, per dirla con san Paolo VI, egli viene riconosciuto come “un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno”».
Una teologia che guarda alla praticabilità del Vangelo
La sua teologia, afferma Morrone, è radicata nei Padri della Chiesa e costantemente alimentata dalla Scrittura e dalla preghiera. «Se con la sua esistenza credente Newman ha testimoniato la bellezza e la praticabilità del Vangelo, con la sua riflessione teologica […] ha offerto ragioni valide della credibilità, della sensatezza e della sapienza della fede».
Morrone richiama poi l’ampiezza del genio di Newman: «Genio complesso, poeta e mistico», così lo definisce riprendendo Bremond, e aggiunge che, pur tra le diffidenze iniziali, divenne riferimento solido per la rinascente comunità cattolica inglese. Difensore della coscienza e della libertà della fede, Newman seppe misurarsi «dialogicamente e criticamente con le correnti di pensiero religioso, filosofico e teologico dell’epoca vittoriana», e fu capace di unire «il rapporto tra fede e ragione […] con un approccio fenomenologico-personalista più che metafisico».
Nelle sue opere un messaggio sempre attuale per la missione della Chiesa
Seguendo le parole dell’arcivescovo, emerge un pensatore profondo, capace di anticipare molte tematiche attuali. Le sue opere principali, osserva Morrone, offrono ancora oggi un contributo decisivo al dibattito teologico contemporaneo. Tra queste: «il Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845), terminato poco prima del suo passaggio al cattolicesimo, in cui viene posta in evidenza la categoria di Tradizione alla luce della vicenda secolare della Chiesa in chiave dinamica e creativa; l’Idea di Università (1854), frutto della sua esperienza di rettore del nuovo Ateneo di Dublino, opera nella quale i temi dell’unità, dell’interdisciplinarità e transdisciplinarietà dei saperi in dialogo con la teologia (cfr. Veritatis Gaudium 4, qui viene citato Newman insieme a Rosmini) sono come anticipati nel contesto del suo tempo».
Ancora, «Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina (1859), in cui la visione ecclesiologica — tracciata in The Prophetical Office, edito nel 1837 per offrire consistenza teologica all’anglicanesimo, ma ripreso e corretto nella Terza prefazione alla Via Media (1873) — aiuta oggi a comprendere la natura sinodale della Chiesa. E infine la Lettera al duca di Norfolk, sul delicato tema della coscienza, luogo del cuore nell’esperire se stessi e Dio (God and myself), ma colto all’interno dell’atto di fede del credente, come assunzione soggettiva e responsabile dell’oggettiva confessione di fede garantita dalla Chiesa».
Si tratta di testi – conclude Morrone – «ancora oggi di riferimento sia per l’ampio dibattito teologico contemporaneo, sia per la missione della Chiesa in questo mondo in continuo e veloce cambiamento, che presenta nuove sfide all’intelligenza della fede e opportunità inedite per l’annuncio del Vangelo, ma in una dinamica relazionale che nel soggetto credente coinvolge anzitutto il cuore che comunica al cuore (cor ad cor loquitur) e che certo implica l’intelligenza».
L’articolo Newman Dottore della Chiesa, Morrone: «Un faro per il mondo moderno» proviene da Avvenire di Calabria.














