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Madonna della Consolazione, il discorso del sindaco Falcomatà alla consegna del Cero Votivo: «Maria, affidiamo a Te la speranza e il futuro della città di Reggio»

In occasione della solenne concelebrazione eucaristica presieduta questa mattina in Cattedrale dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, si è rinnovata la tradizionale offerta del Cero Votivo alla Madonna della Consolazione da parte dell’amministrazione civica di Reggio Calabria.

Il sindaco Giuseppe Falcomatà, alla sua ultima presenza ufficiale in veste di primo cittadino, ha pronunciato un discorso intenso e sentito, tracciando un bilancio dei suoi dodici anni di mandato e affidando alla Vergine Madre, Madonna della Consolazione, le speranze e le sfide future della città.

Madonna della Consolazione, consegna Cervo Votivo: le parole del sindaco Falcomatà

Eccellenza reverendissima, Reverendo Capitolo Metropolitano, porgo a voi e al Reverendo Clero di questa Chiesa reggina e bovese l’omaggio filiale della Civica Amministrazione, confermando e rinnovando a voi l’antica e profonda devozione per la sua celeste Patrona, la Madonna della Consolazione.

Insieme con il suo popolo le siamo andati incontro e con il suo popolo ci siamo preparati all’incontro con lei con il cuore colmo di speranza, con intima trepidazione ma facendo nostre le ansie e le paure che ancora oggi agitano il popolo di Maria.

L’emozione dell’ultimo saluto da sindaco

Porgere questo saluto da primo cittadino è sempre un’emozione unica; un’emozione che, quest’anno, dopo quasi dodici anni, provo per l’ultima volta.

E in questi dodici anni, insieme, di strada ne abbiamo fatta tanta. Ma tanta, tantissima strada, o madre Celeste, ci sarà ancora da fare. Sarà una strada faticosa, che però la nostra città non dovrà percorrere da sola.

L’Offerta del Cero Votivo alla Madonna della Consolazione

Sostieni, Madre celeste, la nostra comunità. Una comunità fatta di donne, uomini, ragazzi, lavoratori, imprenditori, famiglie. Sono persone che hanno fatto una scelta difficile e coraggiosa: quella di restare qui, di crescere qui, di affidare anche a Te la loro speranza di futuro. E accanto a loro sostieni quei reggini che ancora oggi devono andare via ma tengono sempre viva nel cuore la speranza di poter tornare.

Sono persone che oggi voglio ringraziare perché artefici dei cambiamenti della nostra città. Sono loro, sono i tuoi figli. Sono i reggini.

Tra difficoltà e traguardi

Per il futuro, ci aspettano anni in cui dobbiamo guardare con fiducia. Quel fatidico 2026, l’anno in cui tutte le opere del PNRR dovranno essere terminate, è un obiettivo alla nostra portata. Ce la possiamo fare. Abbiamo sfidato il Covid, la diffidenza, la burocrazia. Abbiamo sfidato i pregiudizi di chi già ci considerava in fondo alle graduatorie perché ci riteneva incapaci di proporre progetti innovativi e di attrarre finanziamenti. E ora siamo lì, con oltre un miliardo di euro di risorse già investite per il futuro della nostra città.

E siamo felici, non perché siamo tra i primi in classifica ma perché quell’acronimo, per molti incomprensibile, PNRR, vuol dire salute, cultura, progresso, ambiente. Vuol dire parchi, case di comunità, asili nido, nuove strade, pubblica illuminazione, assistenza per i più deboli. Vuol dire, o Vergine Madre, migliorare la vita dei tuoi figli. Ed è questa, la classifica che vogliamo vincere.

Perché solo così potremo continuare a scrivere storie come quella di Maria, un nome di fantasia per una delle tante persone che frequentano i centri diurni per disabili della nostra città. Dieci anni fa, i genitori di Maria, mi dissero che temevano per il futuro della figlia quando loro non ci sarebbero stati più. “Cosa ne sarà di lei, dopo di noi?” È stato l’assillo di questi anni.

Oggi è nato in città il primo centro “Dopo di Noi” che assicura un futuro a tutte le persone fragili quando non ci sarà più qualcuno che potrà prendersi cura di loro. Non dimentichiamoci però di tutte quelle persone con difficoltà che vivono ogni giorno la condanna ad un destino maligno che sembra ineludibile.

Un impegno condiviso: oltre le beghe di partito

E davanti allo specchio, ritroviamo il coraggio di guardarci, veri, senza il trucco e gli abiti eleganti che vogliono coprire le nostre ferite. Perché finché non guariremo quelle ferite, finché nei nostri ospedali si continuerà a morire per un’infezione, non saremo mai pienamente una comunità. Perché finché tutte le Marie che vivono nella nostra città non avranno un futuro, non ce lo avrà nessuno di noi.

Lavoriamo sempre, con spirito di collaborazione, senza guardare al colore delle amministrazioni e del Governo in carica. Perché fin dal primo giorno in cui ho varcato il portone di Palazzo San Giorgio, il rispetto delle istituzioni è stata per me l’unica bandiera, volando alto per non impantanarmi nelle sabbie mobili delle polemiche politiche, delle rivalità incomprensibili di campanile e delle beghe di partito.

Una città che resiste e rinasce

È in questo modo che abbiamo ottenuto il riavvio dei lavori del nuovo Palazzo di Giustizia, che darà finalmente dignità a chi lavora in un campo così delicato.

Vergine madre, in questi anni abbiamo superato momenti durissimi. La pandemia sembrava averci messo in ginocchio, invece ci siamo rialzati e abbiamo ricominciato a vivere. Siamo tornati ad abbracciarci nelle nuove bellissime piazze, al Tempietto e negli altri parchi che si sono trasformati in teatri all’aperto per gli operatori culturali che, finalmente, con coraggio, hanno scelto di vivere e lavorare qui, insieme a noi.

Turismo, identità e accoglienza

Reggio sta tornando a essere una città del turismo, e intorno ad esso sta sviluppando una nuova economia, nuovo lavoro, nuove opportunità come il costruendo Museo delle Culture del Mediterraneo. Ma non bisogna mollare. Aiutaci, Madre celeste, a trovare gli strumenti e le regole che potranno aiutarci a fare meglio, accogliendo ogni ospite senza che questo ci possa mai snaturare.

Aiutaci a difendere la nostra anima autentica, i nostri colori e sapori, le nostre antiche tradizioni. Aiutaci a far battere forte il nostro cuore mediterraneo, perché chi viene qui nella nostra Reggio deve guardarla, toccarla, viverla per quella che è davvero.

Il coraggio e la denuncia

Madre celeste, in questi anni Reggio ha imparato a farsi coraggio e a denunciare. Perché la ‘ndrangheta non si combatte girandosi dall’altra parte, ma affrontandola, combattendo il male e l’omertà con le armi della legge.

La nostra città lo sta facendo con coraggio, a viso aperto, grazie al lavoro della magistratura, delle forze dell’ordine e di polizia, della prefettura, insieme ai commercianti, imprenditori edili, mercati e strade.

E lo ha fatto trasformando le roccaforti della criminalità organizzata in centri di socialità e in case per coloro che, vivendo di lavoro onesto, un tetto non potevano permetterselo. Lo ha fatto realizzando il Parco Lineare Sud, demolendo le baracche abusive; trasformando la malavita in nuova vita grazie alla costruzione di teatri e case rifugio per donne vittime di violenza in luoghi che erano il simbolo di questa stessa violenza.

E’ con e attraverso questi esempi che potremo difendere il diritto delle nostre bambine a diventare le donne che vorranno, senza paure, senza rinunce. Difenderle dalle rappresentazioni di comodo di chi scambia le vittime con i carnefici. Difenderle da quelli che insegnano alle donne a bere meno e a vestirsi meglio, e dimenticano di educare gli uomini all’amore e al rispetto.

Dialogo e pace

La strada è ancora lunga, cara Reggio, ma tu non mollare di un centimetro. Perché ogni battaglia vinta è un passo avanti, ma ogni nuovo compromesso che accetti sono cento passi indietro.

Eccellenza reverendissima, nel suo saluto di sabato lei ha parlato del valore sacro della pace. Reggio è una città che accoglie chiunque arrivi qui per sfuggire alle guerre, alla fame, all’ingiustizia.

Chiunque cerchi in lei un porto sicuro dove far approdare il sogno di una vita normale. In questo senso riprendo un passo dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco e ispirata a San Francesco d’Assisi: “Non è possibile essere locali in maniera sana senza una sincera e cordiale apertura all’universale, senza lasciarsi interpellare da ciò che succede altrove, senza lasciarsi arricchire dalle altre culture e senza solidarizzare con i drammi degli altri popoli”.

Proprio per questo siamo vicini al popolo ucraino e al popolo palestinese per quanto sta accadendo sulla striscia di Gaza.

Il valore del “pubblico”

Anche questo è parte del nostro futuro. Quel futuro per il quale in questi anni abbiamo lavorato sodo. Un futuro dove una città del sud abbia gli stessi diritti e gli stessi servizi di una città del nord, mantenendo intatto il filo invisibile che lega lo Stato ai suoi cittadini attraverso un servizio pubblico che è impegno, silenzioso e costante, ad offrire ciò che è essenziale alla vita di tutti non per profitto, ma per dovere.

Pubblico”, ecco. È una bella parola per descrivere il futuro della nostra città.

Pubblico, come i concorsi che hanno premiato, finalmente, il merito e cioè chi conosce qualcosa e non chi conosce qualcuno. Pubblico, come la scuola dove il figlio del ricco siede accanto a quello del povero. Pubblico, come gli asili nido. Pubblico, come le società dei servizi.

Pubblico è definitivo perché consente alle famiglie di mettere insieme il pranzo con la cena, e consente di accendere un mutuo per fare studiare i figli, perché non più precario. Pubblico, che vuol dire di tutti, senza distinzioni di etnia, orientamento sessuale, religione, censo. Pubblico, come la mano che resta tesa anche quando tutto il resto si ritira.

Fra servizio e vocazione

Eccellenza reverendissima, la ringrazio per l’amore e la speranza Cristiana che animano il Suo Alto Ministero e, con medesimi sentimenti, rivolgo il cuore e l’animo al Clero reggino, custode attento della benevolenza della nostra Avvocata e riferimento prezioso per tutto il suo popolo.

Cara Reggio ho scelto di fare il sindaco perché, osservando mio padre Italo servirla, mi sono innamorato da bambino di questo mestiere faticoso e bellissimo, di questo incessante incontro-scontro con i tuoi concittadini, a ogni ora del giorno e della notte, tra rimproveri, spiegazioni, lacrime e abbracci.

Il congedo con orgoglio e fede

La città è stata da sempre parte della mia famiglia e questa fascia per me è diventata una seconda pelle.

E adesso ho un po’ di paura, come ogni essere umano ha paura quando sta per concludersi l’esperienza più bella della sua vita. Ho paura, ma non ho rimpianti. Ho la coscienza in pace. E non perché abbia fatto tutto bene, anzi, si può e si deve sempre fare di più e meglio. Ho la coscienza in pace perché, cara Reggio, tutto quello che ho fatto, tutto, dal primo fino all’ultimo giorno, l’ho fatto e lo farò soltanto, esclusivamente, per te.

O Patrona, con l’orgoglio del Primo cittadino, ravvivo ancora una volta la promessa del figlio verso la Madre e ti chiedo di continuare a stare vicina a tutti i tuoi figli e alla tua città affinché affronti le sfide a cui è chiamata.

Sii felice, Reggio. Viva Maria, oggi e sempre.

L’articolo Madonna della Consolazione, il discorso del sindaco Falcomatà alla consegna del Cero Votivo: «Maria, affidiamo a Te la speranza e il futuro della città di Reggio» proviene da Avvenire di Calabria.