In occasione dell’arrivo delle reliquie di San Francesco d’Assisi nel Duomo di Reggio Calabria, l’arcivescovo Fortunato Morrone ha tenuto un’omelia incentrata sul tema della vulnerabilità umana e sulla necessità di superare l’isolamento personale. Il presule ha analizzato le dinamiche della società odierna, indicando nel percorso del Santo un modello pratico per ritrovare l’uguaglianza e il sostegno verso i più deboli, invitando la comunità a una maggiore consapevolezza delle proprie fragilità per favorire l’accoglienza reciproca.
La riflessione in Cattedrale sulla fragilità umana
Ieri mattina l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Fortunato Morrone, in occasione della peregrinatio delle reliquie di San Francesco d’Assisi nel Duomo della Città dello Stretto, ha offerto alla comunità una riflessione incentrata sulla fragilità umana e sulla necessità di riscoprire il senso vero della fraternità. Il presule ha tracciato un percorso che parte dalle origini dell’uomo per arrivare alle contraddizioni della società contemporanea, utilizzando la figura di San Francesco d’Assisi come modello di riferimento per i fedeli. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha evidenziato come l’umanità, fin dai suoi albori, abbia dovuto fare i conti con la propria vulnerabilità e con le ingiustizie della storia, subendo spesso la mano delle dittature più atroci. Soffermandosi sul senso di smarrimento che caratterizza il presente, ha dato voce a coloro che si sentono dimenticati dal mondo, ponendo un interrogativo diretto sulla natura e sulle modalità della presenza divina: «Tu sei presente? Tu sei il nostro o sei il Cesare?».
L’antidoto all’individualismo
Secondo Morrone, la risposta a questa solitudine si trova nell’abbandono dell’individualismo e nella ricerca di una relazione più profonda con l’altro, uscendo dall’illusione di poter bastare a se stessi. Il fulcro del discorso si è poi spostato sull’esempio di San Francesco, descritto come un uomo capace di cogliere l’estrema umiltà di Dio e di farsi prossimo agli ultimi. L’arcivescovo ha ricordato che le cause dell’umanità coincidono da sempre con quelle dei poveri e dei giovani, mettendo in guardia l’assemblea dai pericoli dell’egoismo, sottolineando con fermezza: «quando ci sentiamo autosufficienti, non c’è più speranza». La vera via, ha spiegato, risiede nel riconoscere i propri limiti e nell’accettare la povertà come un atto di amore capace di avvicinare le persone.
L’uguaglianza e il bene comune
Verso il termine dell’omelia, il presule si è soffermato sul ruolo della Chiesa, definita come sacramento di salvezza e luogo in cui deve concretizzarsi l’uguaglianza: il vescovo ha esortato i fedeli a non fuggire di fronte ai drammi dell’esistenza, affrontandoli con profonda consapevolezza. L’invito finale è stato quello di guardare alla realtà quotidiana e alle sfide del mondo ricordando che «non dobbiamo essere nani dello spirito e dell’essere». Il discorso si è chiuso con un appello a costruire un bene comune condiviso, affinché l’accoglienza dell’altro diventi il fondamento concreto di una società unita.
L’articolo Le reliquie di San Francesco d’Assisi a Reggio Calabria: l’arcivescovo Morrone invita alla fraternità proviene da Avvenire di Calabria.















