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L’Aquila, il terremoto dell’anima torna al centro del confronto nazionale: sarà presente anche la Caritas reggina

La ricostruzione di un territorio colpito da una calamità naturale non si limita al ripristino degli edifici e delle infrastrutture, ma richiede un’attenta cura del tessuto sociale e psicologico delle persone coinvolte. Su questo tema si concentrerà il Terzo Convegno Nazionale sul Terremoto dell’Anima, in programma a L’Aquila il prossimo 28 marzo. All’incontro parteciperà anche la Caritas dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, rinnovando così un legame con la comunità abruzzese nato nei difficili giorni dell’emergenza sismica del 2009. L’evento rappresenterà un’occasione per fare il punto sugli effetti post-traumatici a lungo termine e sulle metodologie di supporto pastorale alle popolazioni ferite.

Il convegno sulle ferite invisibili delle comunità

Dopo il terremoto c’è una scossa che continua a farsi sentire anche quando le macerie sono state rimosse, quella che colpisce le comunità dall’interno, frammentando relazioni, riferimenti, senso di appartenenza. A quasi diciassette anni dal sisma che il 6 aprile 2009 devastò L’Aquila e il territorio abruzzese, il prossimo 28 marzo la Sala Ipogea del Palazzo dell’Emiciclo ospiterà il Terzo Convegno Nazionale sul Terremoto dell’Anima, dal titolo «Comunità ferita. Effetti post-traumatici per catastrofi naturali e belliche». L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana in collaborazione con Caritas Italiana, la Chiesa di L’Aquila e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Fides et Ratio, si propone come spazio di riflessione su quella che gli organizzatori definiscono una «pastorale samaritana, per un’azione integrale di sostegno alle vittime delle calamità». Un approccio che guarda alla ricostruzione materiale e soprattutto alla cura delle ferite invisibili lasciate dalle catastrofi.

L’aiuto dei volontari reggini dopo l’emergenza del 2009

Tra le realtà che prenderanno parte al convegno figura anche la Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova, che con il territorio aquilano ha un legame di lunga data. Fin dai primi giorni dell’emergenza, la Caritas reggina si attivò con l’invio di volontari e materiali nella zona di San Demetrio ne’ Vestini e della Valle Subequana, un’area di circa cinquemila abitanti che contò ventiquattro vittime. L’impegno si tradusse in ascolto, accompagnamento pastorale e animazione sociale delle comunità sfollate, con una presenza protratta ben oltre la fase più acuta dell’emergenza. Tra i contributi più importanti segnaliamo la realizzazione di due scuole prefabbricate: una a Fossa, intitolata a don Tonino Bello, e una a Fontecchio, dedicata a don Pino Puglisi.

L’arricchimento reciproco e le risposte oltre la logistica

Un’esperienza che la diocesi reggina ha vissuto come occasione di crescita reciproca, il confronto con le altre Caritas e le associazioni presenti sul territorio ha rappresentato, come si legge nella nota della Caritas diocesana, uno «scambio» capace di arricchire la Chiesa attraverso «un confronto fecondo e rivitalizzante». Il convegno di sabato prossimo rilancia quella stessa prospettiva: le catastrofi non si esauriscono con la conta dei danni, e le comunità che ne sono state investite hanno bisogno di risposte che vadano oltre la logistica della ricostruzione.

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