Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

La risposta di Papa Leone alla lettera di un lettore di Reggio Calabria sull’essere ateo

Un dialogo aperto sulle inquietudini dello spirito e sulla ricerca del divino trova spazio sulle pagine dell’ultimo numero della rivista mensile Piazza San Pietro. Al centro della riflessione vi è lo scambio epistolare tra il Pontefice e un cittadino reggino, il quale ha affidato i propri interrogativi sul senso della fede a una composizione poetica. Attraverso le parole inviate in Vaticano, emerge il quadro di un uomo che, pur definendosi lontano dalla religione tradizionale, avverte una profonda necessità interiore di guardare a Dio. La replica, pubblicata all’interno dello spazio dedicato alle lettere, affronta il tema del dubbio offrendo una prospettiva pastorale sul significato autentico della ricerca spirituale, citando il pensiero dei Padri della Chiesa per rispondere in modo diretto e discorsivo alle domande del lettore calabrese.

L’interrogativo sulla fede che attraversa il dolore

Il numero di febbraio di Piazza San Pietro, il magazine edito dalla Basilica di San Pietro e diretto da padre Enzo Fortunato è dedicato a “La fede che attraversa il dolore”. In apertura la sezione “Dialogo con i lettori” vi è la risposta di Papa Leone XVI alla lettera di Rocco, un lettore di Reggio Calabria che, attraverso una poesia dal titolo “Un ateo che ama Dio”, esprime il proprio travaglio interiore. Scrive così il signor Rocco: «Santo Padre, Le mando questa mia poesia: Un ateo che ama Dio. Vorrei avere un aiuto da Lei. Com’è possibile ritenersi ateo e amare Dio? Io sento questa necessità di amare Dio, ma mi considero ateo o, forse, credo di esserlo e in fondo in fondo cerco Dio?»

I versi giunti da Reggio Calabria

Questo il testo della poesia: «Osservo la natura spiando ogni evoluzione: il nascer del sole o il suo calar all’orizzonte; il cielo stellato e il mistero dell’armonia. Credo di non credere, assolutamente certo del nulla continuo a bramare Dio. Il mio dramma è Dio! La mia inquietudine è Dio! Un ateo che ama Dio!».

La risposta pastorale alla ricerca interiore

Papa Leone risponde così: «Signor Rocco, la ringrazio per avermi scritto e per la bella poesia che mi ha inviato. Quello che Lei afferma mi ha fatto subito ritornare alla mente quanto scrive il mio amato padre sant’Agostino nelle Confessioni: “Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo”. Bastano queste parole per dirLe che non può essere ateo chi ama Dio, chi lo cerca con cuore sincero. Diversi teologi, di recente, ci hanno aiutato a riflettere su come ciò che è importante nella vita è cercare Dio. Sì, perché il vero problema della fede non è credere o non credere in Dio, ma cercarlo! Lui si lascia trovare dal cuore che lo cerca e, forse, la giusta distinzione da fare non è tanto quella tra credenti e non credenti, ma tra cercatori e non cercatori di Dio. Si può credere di credere e non cercare il volto di Dio, non amarlo; si può credere di non credere ed essere ardenti cercatori del suo volto, amarlo come fa Lei. Ecco, Rocco, siamo tutti desiderosi d’Amore, dei cercatori di Dio. E qui risiede la dignità e la bellezza della nostra vita. La saluto fraternamente» (Leo PP XIV).

L’articolo La risposta di Papa Leone alla lettera di un lettore di Reggio Calabria sull’essere ateo proviene da Avvenire di Calabria.