La Domenica delle Palme segna l’inizio della Settimana Santa, un periodo centrale per la vita liturgica in cui le comunità riflettono sul mistero pasquale. In un momento storico segnato dai conflitti in Europa e in Medio Oriente, la celebrazione assume anche il valore di un appello alla pace e al disarmo. Il rito unisce la tradizione dell’ingresso a Gerusalemme con l’austerità del racconto della Passione, invitando i fedeli a un cammino di fede attraverso l’osservazione delle contraddizioni umane e del percorso di Cristo verso la croce.
Un invito al disarmo e l’ingresso nella città santa
Nel tempo in cui la guerra continua a insanguinare l’Europa e il Medio Oriente, la Domenica delle Palme risuona come una voce antica e sempre nuova: un invito alla pace, un gesto di disarmo interiore e politico. In questa Domenica, preludio alla Pasqua del Signore, la Liturgia ci invita ad aprire gli occhi per contemplare, con lo sguardo illuminato dalla fede, il grande mistero dell’Amore che si sta compiendo. Per Gesù è giunta la sua ora: tutto è pronto! Gesù fa il suo ingresso nella città amata dove desidera celebrare la Pasqua con i suoi. Alla sera, nella sala alta, Gesù rivelerà parole d’amore e stabilirà l’eterna alleanza incisa nel cuore. Imitando le folle di Gerusalemme entriamo dietro a Gesù nella città santa, per seguirlo sino alla croce ed essere così partecipi della sua risurrezione. È questa, infatti, la prospettiva teologica con la quale celebrare la Santa Settimana: la croce è la via che porta alla risurrezione.
Il culmine dell’itinerario quaresimale
Dalla Domenica delle Palme e della Passione del Signore al giorno di Pasqua si snoda, appunto, la Settimana Santa che costituisce il culmine dell’itinerario quaresimale. È in questa settimana che noi contempliamo gli eventi che fondano la nuova Alleanza in Cristo Gesù, la nuova Creazione che avviene attraverso il Verbo Incarnato (e che sta al centro della grande Veglia Pasquale). È in questa settimana che veniamo messi davanti all’opera della salvezza e riconosciamo l’azione di Dio: del Padre, sorgente dell’Amore; del Figlio, che si incarna e va incontro alla morte per realizzare un progetto d’Amore; dello Spirito, soffio di vita che il Crocifisso restituisce al Padre e che diventa il dono del Risorto.
Le due tradizioni liturgiche e il contrasto della Passione
La Liturgia di questa Domenica mette insieme due tradizioni liturgiche che esprimono i due versanti del mistero pasquale: la tradizione liturgica della Chiesa di Gerusalemme che, partendo dal monte degli Ulivi, si mette in processione verso la città santa non tanto per ripresentare un scena, quanto per celebrare un memoriale teso ad acclamare Colui che noi riconosciamo come il Signore risorto e sempre vivente; e la tradizione liturgica della Chiesa di Roma che, per prepararsi alle feste pasquali, proclamava il racconto della Passione del Signore. Dunque, la Liturgia di questo giorno presenta un contrasto irriducibile. Comincia con una breve celebrazione, che prevede una processione gioiosa e canti di acclamazione. E prosegue con una Messa particolarmente austera, che ha al suo centro il racconto della Passione.
Questa sorta di stridente giustapposizione acquista molteplici significati. Da una parte riproduce la struttura dei vangeli che compongono un dramma il cui primo atto coincide con l’ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme. Il Cristo sale per l’ultima volta alla città santa: è lì, in quell’occasione, che la folla l’accoglie trionfalmente, ma è anche lì che sì consumerà l’ultimo atto del mistero della salvezza. Questo accostamento assume, tuttavia, anche un altro significato: mette in evidenza la contraddizione esistente tra questa folla che acclama Gesùcome il Re Messia e la stessa folla che richiederà la sua morte,gridando non più «Osanna», ma «Crocifiggilo!». Se riuscissimo a intravedere qualche cosa del mistero di Dio nella vita spezzata di Cristo, allora il cammino della fede diventa per noi un cammino di esperienza cristiana matura. Forse oggi, agitare un ramo di palma significa osare la speranza quando tutto intorno dice il contrario. È affermare che la pace non è debolezza, ma coraggio; non è utopia, ma fedeltà all’umano.
L’articolo La liturgia della Domenica delle Palme: l’ingresso a Gerusalemme e il racconto della Passione proviene da Avvenire di Calabria.















