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La Chiesa reggina ricorda don Raimondo Lico a cinquant’anni dalla morte con l’intitolazione di una sala nella Biblioteca Diocesana

Il 5 maggio scorso, la comunità diocesana si è riunita per onorare la figura di don Raimondo Lico, sacerdote che ha segnato la storia religiosa e civile del territorio tra il 1927 e il 1976. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di diverse generazioni di presbiteri e fedeli laici, è culminata con l’intitolazione di una sala di consultazione presso la Biblioteca Diocesana “Mons. A. Lanza”, istituzione di cui don Lico fu il primo direttore. Attraverso momenti di preghiera e testimonianze dirette, è stato delineato il profilo di un uomo di cultura, attento osservatore dei mutamenti sociali del suo tempo e interprete dello spirito conciliare nelle periferie reggine.

L’intitolazione della sala presso la Biblioteca Diocesana

Camminando sulle tracce della buona memoria per costruire speranza e profezia, preti e laici della Chiesa reggina si sono ritrovati insieme tra varie generazioni, per raccontarsi e confrontarsi sui segni dei tempi nuovi, alla luce della testimonianza e della bella eredità, ancora feconda dopo cinquanta anni, lasciata da don Raimondo Lico (1927-1976). La mattina del 5 maggio, intorno alla Direzione della Biblioteca Diocesana e al Vicario Generale mons. Catanese si sono stretti amici e familiari, vecchi e giovani collaboratori per l’intitolazione di una Sala di consultazione. Don Lico era stato il primo Direttore della Biblioteca Arcivescovile Mons. A. Lanza, la cui ricostituzione ha promosso insieme al Movimento Laureati di AC, con in testa don Domenico Farias e Maria Mariotti, rendendosi sapiente curatore dell’acquisizione del settore di scienze sociali del patrimonio librario del Centro di Documentazione bolognese di don Giuseppe Dossetti.

Il valore della trasmissione del sapere e della “restanza”

Secondo la benedizione officiata da mons. Catanese oggi raccogliamo la semina di “cultura e santità” di vari preti come don Lico che ha svolto “un servizio orientato a farne un centro autorevole di informazione e documentazione teologica, che ha sostenuto consegnando anche la propria raccolta libraria” (unita a quella dei due Arcipreti della Famiglia). Oggi la Biblioteca, “luogo di studio, di silenzio e di incontro”, inserita nella sinergia del MAB (Museo-Archivio-Biblioteca) continua la “trasmissione ideale di un patrimonio culturale” alle nuove generazioni calabresi (anche di liceali coinvolte), valorizzando la “restanza”, la ricerca e la trasmissione del sapere “come strumenti di edificazione per la nostra comunità” ecclesiale e civile.

La celebrazione eucaristica e il ricordo di monsignor Denisi

Cuore della Giornata del ricordo, promossa dal MEIC, Biblioteca Diocesana D. Farias e FUCI, è stato il rendimento di grata memoria che si è fatto Memoriale nella concelebrazione della Liturgia Eucaristica presso la Chiesa della Annunziata, dove don Raimondo aveva concluso da Rettore i suoi innumerevoli ministeri pastorali, parrocchiali ma soprattutto associativi e a servizio della Diocesi. I tratti della “mitezza, ecclesialità, pastoralità” di don Lico sono emersi nei richiami di mons. Catanese che presiedeva, di don Gianni Polimeni (successore in FUCI e all’Annunziata) nel solco della “gioia che lui ha seminato e altri continuano”; e particolarmente nel ricordo durante l’Omelia di mons. Antonino Denisi. Con la consueta parresia, dopo averlo associato nell’amicizia e affinità sacerdotale e intellettuale con don Farias, grazie alla memoria personale di una “persona ancora viva” ha rivisitato il profilo poliedrico di un prete-educatore-insegnante-consigliere “terapeuta” spirituale-ricercatore, sulla base dell’antica frequentazione fraterna vissuta in Seminario e nei tentativi comuni di “esperimenti” pastorali (da “Settimane Liturgiche” locali alla traduzione “popolare” della pedagogia di mons. Montalbetti) condivisi tra alcuni giovani presbiteri “amici del cuore”. Ne ha arricchito e documentato il ritratto grazie all’Archivio Diocesano, ai recenti articoli dell’Avvenire di Calabria e ad un testo analitico e profondo di don Mauro Fotia nella rivista La Chiesa nel Tempo.

Un ministero tra periferie, Concilio e impegno sociale

La chiave del commento omiletico ai testi Scritturistici, appropriatamente scelti, ha interpretato alcuni tratti peculiari della figura di don Lico a partire da “venite a me, voi che siete affaticati e oppressi”, associato ai versetti di S. Paolo “mi siete diventati cari” e al “dare la vita”. E’ riemersa l’esperienza della missione pastorale vissuta in tanti ambienti “periferici”, curati con “ascolto” e spirito di servizio, autodefinendosi “colono, non coltivatore diretto”. È stata sottolineata la preparazione culturale lungimirante (aperta ai fermenti teologici e del pensiero contemporaneo), la vita sacerdotale “profetica”, anticipatrice e interprete dello spirito del Concilio. Così don Lico ha attraversato e abitato il ’68 giovanile e il “mondo come terra di missione”, ma anche la realtà locale provata dai fatti della Rivolta di Reggio (accostata pensosamente e criticamente). La Sua viva voce è riecheggiata da alcuni brani di lettere all’Arcivescovo in occasione della discussione su alcune proposte di incarichi pastorali, vissuti dialetticamente da “prete obbediente in piedi”. Sono state riproposte pure le parole della famiglia, che ne ritraeva la personalità e la comunione con la Chiesa madre reggina, espresse in ringraziamento per i funerali, presieduti paternamente da mons. G. Ferro e sostenuti, nelle spese, dal clero diocesano, alla morte (3 maggio 1976) seguita ad una incalzante malattia vissuta non come “Calvario” ma come “altare e offerta”.

Le testimonianze dei “fucini” e l’eredità per il futuro

Oltre alla raccolta delle offerte, destinate a un contributo all’accompagnamento formativo di un Seminarista, le preghiere dei fedeli hanno orientato il ricordo grato nel contesto attuale della Chiesa e del mondo con le sue fatiche e le speranza. Sono seguite alcune testimonianze dirette o fatte pervenire dai tanti “mondi” che hanno visto in don Lico un riferimento sicuro ed un compagno di viaggio, dagli affetti familiari dei nipoti cresciuti alla sua “ombra”, ai Fucini che lo hanno avuto “maestro testimone”, iniziatore all’amore per la Scrittura e la Liturgia delle Ore, ad ambienti “laici” con i quali don Lico sapeva dialogare “senza condizionare”. È riecheggiato così un messaggio di amore per la verità e la conoscenza accompagnato all’attentione quotidiana e instancabile alle relazioni umane e alle persone (dai più giovani in vari contesti, agli anziani verso cui si dimostrava sensibile, ponendosi come ponte tra le generazioni), alle famiglie, ai poveri incontrati occasionalmente o seguiti con semplicità, alle realtà sociali calabresi o aspromontane (qualche persona di Trizzino, frazione di Terreti, era presente alla Liturgia) non solo studiate come “questione meridionale”, ma abbracciate e condivise. La “consegna del cuore” espressione ricorrente nella sua vita, quale affidamento incondizionato al Signore e risposta di un “amore personale ad un Amore più grande”, rimane la cifra donataci che può orientare ciascuno e le nostre comunità ad una generosa e intelligente risposta alle sfide formidabili dei tempi nuovi.

L’articolo La Chiesa reggina ricorda don Raimondo Lico a cinquant’anni dalla morte con l’intitolazione di una sala nella Biblioteca Diocesana proviene da Avvenire di Calabria.