Giornata nazionale del Creato, concluse le celebrazioni a Reggio Calabria

Con la Messa in Cattedrale trasmessa in diretta su Rai Uno, si è conclusa la due giorni di incontri iniziati sabato 17 settembre

L’arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova ha ospitato la 17esima Giornata nazionale per la Custodia del Creato, i cui lavori aperti sabato 17 settembre, hanno vissuto domenica il loro culmine spirituale con la Celebrazione eucaristica nella Basilica Cattedrale trasmessa in diretta, su Rai Uno, dalle 10.55.

Il primo momento previsto dal programma condiviso con l’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana e dall’Ufficio nazionale per i Problemi sociali e il lavoro col supporto dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, si è tenuto sabato mattina presso l’Aula magna “Antonio Quistelli” dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Un Seminario di studi che ha preso il titolo dallo slogan della Giornata: “Prese il pane, rese grazie: il tutto nel frammento”.

L’apertura dei lavori è stata curata da Giuseppe Zimbalatti, magnifico rettore dell’Università reggina. A seguire sono state proiettate le esperienze diocesane maturate in preparazione alla Giornata. Successivamente si sono tenuti i saluti istituzionali di Luciano Arillotta, direttore dell’Ufficio diocesano per i Problemi sociali e il Lavoro di Reggio Calabria a cui seguirà l’introduzione di don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei.

Gli interventi centrali sono stati a cura della pastora Lidia Maggi della Chiesa Battista che ha relazionato su “Una Umanità nuova per una Nuova Ecologia Integrale”. È intervenuta poi Francesca Falcone, docente dell’Unical di Cosenza su “Genius Loci e Comunità. Le Crisi Globali si ricompongono nel Locale” e, infine, relazionerà Gino Mazzoli, docente dell’Università Cattolica di Milano su “Processi Partecipativi e Azioni di Rigenerazione e Cura del Creato”.

L’incontro è stato moderato da Giuliano Belloni, editorialista del Corriere della Sera. Le conclusioni sono state affidate a monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra.

Nel pomeriggio del 17 settembre, sul Lungomare di Reggio Calabria, alle 19, si è tenuta la Passeggiata ecologica “Laudato Si’”. Appuntamento che ha visto alternarsi momenti di confronto e laboratori di idee. Durante la passeggiata ecologica sono intervenuti, nell'ordine, il pastore Nunzio Lojudice (Chiesa Battista), Rossella Pandolfino (Movimento Laudato Si’ Reggio Calabria) e il papas Daniele Castrizio (Chiesa Ortodossa). Dopo l'animazione a cura della Comunità musulmana, a concludere la “passeggiata” è stato don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio ecumenismo della Cei. Successivamente si è tenuto un momento convivale con la Festa dei Popoli Fratelli, promossa dalla Gioventù francescana di Reggio Calabria e dalla Consulta diocesana per il Sociale.

Il culmine della due giorni della Giornata nazionale per la Custodia del Creato lo si è avuto, domenica 18, con la santa messa delle 11 concelebrata nella Cattedrale di Reggio Calabria trasmessa in diretta su Rai Uno. La regia della celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo Morrone, è stata curata da Simone Chiappetta, con il commento di Orazio Coclite.

Nella sua omelia, l'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova, monsignor Morrone è tornato sui temi affrontati in occasione degli incontri della Giornata nazionale per la Custodia del Creato, prendendo come spunto per la sua riflessione il brano evangelico di Luca, dedicato all’uso della ricchezza, in relazione al valore della povertà.

«Quando il soldo diventa il tesoro prezioso nel quale si confida e da mezzo si trasforma in fine, allora viene di fatto negata la signoria paterna di Dio, gli altri vengono strumentalizzati pur di conseguire quel fine che viene dato all’esistenza umana: l’accumulo sconsiderato dei beni di cui la selvaggia speculazione finanziaria è una sua vistosa espressione».

«Non sta qui - ha detto il presule - la radice perversamente avida dello sfruttamento violento e dissennato delle risorse della terra, che schiavizza moltitudini di persone sottopagate in ogni angolo del mondo, specialmente nei paesi più poveri economicamente ma ricchi di materie prime? Il pianeta che speriamo, la casa comune che desideriamo abitare, come potrà sostenere l’impatto famelico di una economia onnivora su tutti i fronti? Quale eredità lasceremo alle nuove generazioni con questa forsennata corsa alla ricchezza che sfrutta all’inverosimile ogni risorsa naturale, inaridendo le relazioni tra i singoli e i popoli e desertificando la terra?»

«La ricchezza, non è ingiusta in sé stessa, la si adultera quando i beni non sono destinati al bene di tutti. Ritornando perciò alla parabola, l’elogio rivolto all’amministratore - ha proseguito il vescovo Morrone - non è per la sua azione due volte ingiusta, ma perché, spinto dal rischio del fallimento della vita, ha messo in atto la genialità di condividere la disonesta ricchezza: ha semplicemente restituito quello che spetta a tutti».

L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova e presidente della Cec ha citato, poi, papa Francesco: «Ogni ricchezza, per essere buona, deve avere una dimensione sociale La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare». E ha aggiunto: «Poiché i beni sono di Dio vanno amministrati in nome Suo per essere destinati a tutti, ma in modo particolare agli indigenti, ai poveri, agli ultimi, ai senza dimora, agli invisibili presenti nelle nostre città del benessere. Sono questi gli amici che bisogna coltivare qui poiché saranno loro ad accoglierci nelle dimore eterne».

La condivisione, ha detto ancora il vescovo Morrone, «è allora l’altro nome della beata povertà – sobrietà, scelta audace da praticare e che innesta un processo di un mondo equo e solidale. Come nella prima Chiesa si mettevano in comune i beni, così anche nelle nostre comunità eucaristiche, chiamate ad essere luoghi di vita alternativa alla bramosia di ricchezza e potere mondano, nessuno dovrebbe vivere in necessità. Siamo infatti tutti amministratori e custodi di beni, culturali, sociali, religiosi, politici che Dio e le condizioni di vita personali ci hanno regalati: nulla è assolutamente nostro se non tutto quello che liberamente mettiamo in comune, così come ha fatto Gesù che si è fatto povero per rendere ricchi tutti noi».

«La vera ricchezza che procura vero benessere - ha concluso l'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova - è guadagnare amici nella solidale condivisione di tutti i beni in questo breve pellegrinaggio terreno mentre stiamo per spezzare il pane eucaristico in memoria del Signore, pane sovrabbondante di vita perché nessuno sia privato anche di una sua sola briciola di umanità bella e autentica che confessiamo già compiuta in Gesù, Signore nostro».

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