Accogliere tutti, così la misericordia salverà il mondo

Il Vangelo della Domenica a cura di monsignor Giacomo D’Anna.

Se nelle ultime domeniche Gesù ci ha un po’ sconvolti con i suoi insegnamenti circa l’umiltà e la modestia (rinuncia ai primi posti), la scelta degli ultimi (non invitare ricchi e potenti, ma poveri, storpi e ciechi), il distacco da tutto e da tutti (persino dall’affetto dei propri genitori), oggi continua a sorprenderci parlandoci in termini rivoluzionari di misericordia.

Non che non se ne fosse mai parlato prima e non è vero che il Dio del Vecchio Testamento è duro e implacabile, ma certamente Cristo ci presenta un volto nuovo di Dio, particolarmente vicino, dal cuore buono e pietoso, perché cuore di padre. «Padre mio e padre vostro Dio mio e Dio vostro»: non ci sfugga mai questa straordinaria vicinanza con il trascendente, ma anche questa comune ricchezza, poiché il Dio di Gesù Cristo è il nostro stesso Dio, e addirittura il Padre del Signore nostro Gesù Cristo è anche nostro padre. La misericordia è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui (morale o spirituale). Quello che certamente avrà colpito la gente del tempo, in particolare scribi e farisei, è che Gesù si relazioni con tutti, al di là della razza, lingua, condizione sociale, sesso. A Lui non importa che scribi, farisei e altra gente per bene lo biasimi; non a caso il Vangelo di oggi inizia proprio con un’annotazione sulle mormorazioni fatte alla sua persona: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Tale comportamento agli occhi dei giusti di allora e di adesso suscita scandalo. Ma Gesù, che amava leggere nei cuori, non si lascia condizionare dalla ipocrita santità di quella gente e non ha timore di abbassarsi per andare a «cercare ciò che era perduto». Per dimostrarcelo ci narra le tre note parabole della pecorella smarrita, della moneta perduta, del padre misericordioso. Sappiamo quanto Gesù ami parlare alle folle, il suo linguaggio è semplice e si serve di immagini desunte dal contesto sociale che lo circonda. Anche oggi lo fa, suscitando naturalmente un certo disappunto, visto l’uso di due categorie di persone per nulla apprezzate e stimate, quella del pastore, categoria considerata impura e per questo inavvicinabile, e quella della donna, che a quel tempo non aveva alcuna valenza sociale. L’altro elemento è l’ansia della ricerca davanti alle cose smarrite: il pastore per la sua pecorella, la donna per la sua monetina. Entrambi sono accompagnati non solo da una grande pazienza, ma manifestano addirittura una grande premura nella ricerca. Non mandano altri, non delegano collaboratori, non richiedono forze esterne, ma sono loro stessi in prima persona a mobilitarsi per un’affannosa ricerca, che a noi sembrerebbe esagerata e insensata. Difatti chi di noi non avrebbe pensato: «E vabbè, una pecora in più o una pecora in meno, ne ho altre novantanove»; e nel caso della donna: «Ma che vuoi che sia una dracma, non sarà stata l’unica!», e poi a quanto sappiamo erano dieci e quindi gliene restavano altre nove… Il vangelo di oggi è certamente un’occasione preziosa per chiederci come e quando noi cerchiamo soprattutto le persone che abbiamo perso per strada. L’altro sentimento è la gioia. Alla gioia personale sono chiamati a partecipare tutti i parenti ed amici vicini, perché il successo non è solo del pastore e della donna, ma di tutta la comunità che può finalmente sentirsi più ricca e appagata. Se qualcuno ha scritto che «la bellezza salverà il mondo», la Chiesa deve invece annunciare e testimoniare che «la misericordia salverà il mondo». Chiediamo al Signor di farcene fare sempre esperienza e di aiutare gli altri a fare altrettanto.

Copyright © Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova 2022


Back to top

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al solo fine di migliorare la navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per leggere l'informativa estesa clicca su Leggi l'informativa.