La Trinità è presenza d'amore nella nostra vita

Il Vangelo della Domenica a cura di Giacomo D’Anna.

La solennità della Santissima Trinità si celebra ogni anno la domenica successiva alla Pentecoste per contemplare il mistero della salvezza realizzato da Dio Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito Santo. Quante volte abbiamo pregato con la preghiera del Gloria al Padre, e quante volte abbiamo ascoltato il saluto liturgico: “La grazia del signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo”, tanto da impararlo a memoria, ma quanti di noi abbiamo veramente compreso questo mistero! Su questa grande verità di fede sono stati scritti volumi, dai trattati dogmatici di sant’Agostino alla grande Summa Teologica di san Tommaso.

Le loro speculazioni teologiche possono comunque racchiudersi in una sintesi semplicissima: il Padre è l’amante, il Figlio l’amato, lo Spirito Santo l’amore che li lega insieme, per sempre. Eppure, nonostante gli sforzi umani, questa verità ci fa sentire sempre piccoli e sprovveduti come il bambino di agostiniana memoria che voleva travasare un oceano d’acqua in una piccola buca scavata sul lido del mare. Dio, per farci entrare nel mistero trinitario, si è servito delle prime immagini e della prima esperienza che ogni uomo fa appena apre gli occhi su questa terra, quella delle relazioni familiari.
Quale figura è più immediata di quella di un padre, di un figlio, di un fratello? Ad ognuno di loro ha affidato un compito che potesse aiutarci a comprendere l’utilità della loro presenza. Il padre è colui che ci ha dato la vita e ci ha insegnato le norme per viverla, faticando per noi, facendo per noi tanti sacrifici, al fine di assicurarci una buona e serena esistenza, senza chiedere altro in cambio che lo “sforzo” di esserli figli. Anche l’immagine del figlio è essenziale per chi vuole veramente capire il senso della vera paternità: tanti uomini per scelta o per destino non fanno esperienza della genitorialità, ma nessuno può esistere senza sentirsi e sapersi figlio di qualcuno, senza riconoscere che alla sua origine c’è un altro come lui, nel quale trova evidenti tratti di inequivocabile somiglianza. che dire dell’amore? Moltissimi hanno cercato di descriverlo: il grande Dante in un solo verso riuscì a definirlo in tutta la sua essenza: “amor che muove il sole e le altre stelle”, quasi per dire che solo esso è fonte di luce e forza, l’essenza di tutto, e senza di esso nulla potrebbe esistere di quanto esiste. Eppure quanto fatica facciamo a vivere quello che dovrebbe essere il sentimento più congeniale e naturale per tutti, anzi ci sembra che ogni giorno è diventato quasi impossibile esprimerlo in pienezza. L’amore ci appare non poche volte come un illustre sconosciuto, davanti al quale non possiamo non sentirci alquanto deficitari e carenti.
La finalità spirituale di questa festa non è quella di fare dissertazioni teologiche o dispute dogmatiche, ma essenzialmente di farci prendere coscienza di questa presenza d’amore che noi chiamiamo semplicemente Dio. Allora la celebrazione della santissima Trinità diventa esercizio concreto del fondamentale impegno della vita cristiana, quello di vivere la comunione tra di noi. Se è vero che Dio è comunione d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, i cristiani non possono non vivere questo mistero di amore che li lega e unisce a Dio e che li lega e li unisce tra di loro in un vincolo indissolubile di amore e di pace. Ecco perché crediamo che la comunione nella Chiesa non è un elemento facoltativo, ma è la condizione essenziale per la propria vita e sussistenza. Ne deriva che non vivere la comunione non è soltanto una mancanza di amore tra noi suoi membri, ma soprattutto una mancanza di fede verso Dio che esprime la sua essenza nell’amore/comunione nella Trinità, ma che la realizza nell’amore/comunione di una comunità che sa che “pur essendo molti siamo un corpo solo”.

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