Il messaggio di Morrone per Natale: «Dio è interessato alla nostra vita»

Morrone Omelia«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio,
nato da donna, […] perché ricevessimo l’adozione a figli»
(cfr. Gal 4, 4-5)


Carissimi,
esattamente sei mesi fa, con l’ingresso in Cattedrale, mi avete accolto come vostro vescovo per camminare con voi nella comune fede dietro Gesù, nostro unico Maestro e Signore.

Ora l’approssimarsi della memoria liturgica del santo Natale, il primo che celebro con voi, mi offre l’occasione propizia, tramite questa mia breve, di entrare nelle vostre famiglie per salutarvi cordialmente come vostro fratello, amico e padre in Cristo Gesù e per augurarvi una vita cristianamente autentica, umanamente bella e buona, gioiosamente attiva e responsabile nel quotidiano famigliare, sociale e pubblico.

In questo mio primo semestre episcopale ho avuto la gioia di incontrare molti di voi accogliendovi in episcopio, visitando un congruo numero di comunità parrocchiali e varie associazioni e movimenti ecclesiali in circostanze e occasioni che si sono presentati di volta in volta. I vostri volti, dai piccoli agli adulti, segnati da viva e sincera cordialità, hanno incoraggiato la mia fede in Gesù e favorito, nei primi passi, il mio ministero tra voi. Vi ringrazio per l’amabile ospitalità che mi avete riservato ma, soprattutto per la testimonianza entusiasta della vostra fede e per la carità operosa e discreta che puntualmente si rende presenza viva di Dio, che con voi si prende cura di coloro che, simbolicamente rappresentati dalle statuine dei pastori del presepe, vivono ai margini della nostra città e dei nostri paesi, orfani di affetti, di elementari diritti, di parola, di pane, di casa, di patria. Grazie!

Continuate così e con questo tratto credente, per alimentare la speranza nel nostro territorio reggino, in questa città ricca di potenzialità intellettuali, culturali e civili, ma in gran parte inespresse, limitate, talora disperse, non poche volte deviate dal malaffare e, purtroppo, frustrate, soprattutto nei nostri giovani che abbandonano le nostre terre per costruire altrove i loro legittimi sogni.

La nostra fede nel Natale del Signore, carissimi, ci racconta che Dio è interessato alla nostra vita, alle nostre vicende, ai nostri desideri di giustizia e di equità sociale e, dunque, al nostro impegno civico e politico, personale e comunitario, perché tutti - nessuno escluso - si sentano di casa in questo splendido territorio. In realtà, un cristiano che non ha a cuore il bene comune e non si impegna con i suoi talenti e le sue competenze a rendere più vivibile e giusta la convivenza sociale, disattende il senso salvifico dell’incarnazione del Verbo: Lui si è fatto “carne” per umanizzarci.

Grazie a Dio, termini come prossimità, reciprocità, collaborazione, dignità, sostenibilità, cura risuonano, sempre più famigliari, e non solo nei nostri ambienti ecclesiali; tuttavia, per noi, discepoli del Signore, sono concreto impegno a declinare il motivo ultimo delle festività liturgiche natalizie: «Io - dice Gesù - sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Facciamo dunque sempre più nostro il sogno evangelico «di fraternità e di amicizia sociale – da condividere con tutti - come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (papa Francesco in Fratelli Tutti 6.8).

Rendiamo concreto con un piccolo segno di solidarietà, questo sogno evangelico, riappropriandoci cristianamente del santo Natale.

Per fare memoria credente della nascita, dentro la nostra storia, dell’Autore della vita, propongo in libertà alle comunità parrocchiali di anticipare la consueta celebrazione notturna della Santa Messa della notte alle ore 20.00 e a chi partecipa, se può, di digiunare il 24 durante il giorno. L’equivalente del pranzo non consumato propongo sia donato alla Caritas diocesana per una micro realizzazione a vantaggio di chi durante i giorni feriali, costretto al “digiuno”, è posto fuori dagli ambienti umani affettivi, sociali, sanitari, culturali, sportivi.

Così, nel condividere in stile sinodale la nostra vita, nella stima e nella collaborazione reciproca, nella condivisione dei nostri beni e del nostro tempo, del nostro “pane”, gusteremo la gioia piena (cfr Gv 15,11).

E Gesù, nostra gioia, sia Luce ai nostri passi in questo Suo e nostro santo Natale.

Con affetto sincero. Auguri santi.

Il vostro vescovo
† Fortunato


12 dicembre 2021
III Domenica di Avvento
Memoria liturgica di Maria
Nostra Signora di Guadalupe

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