Morrone all'Hospice: «Chi ha la responsabilità, se la assuma. Basta con le attese infinite»

La messa nei giorni scorsi. Trapani Lombardo: «grazie all'arcivescovo per l'impegno in prima persona»
L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha fatto visita nei giorni scorsi all'Hospice "Via delle Stelle". Monsignor Morrone ha presieduto la santa messa nei giardini della struttura sanitaria in compagnia di ammalati, familiari e personale sanitario. In particolar modo, i lavoratori dell'Hospice - accogliendo come «una ventata d'aria fresca» la venuta tra loro dell'arcivescovo - hanno rappresentato le grandi difficoltà che stanno vivendo al presule con ben cinque mesi di arretrati rispetto al pagamento degli stipendi.

Morrone, riferendosi alle difficoltà economiche dell'Hospice, ha rilanciato il suo appello agli amministratori pubblici: «Chi ha la responsabilità, se le assuma. Basta con le attese infinite». Il vescovo ha motivato il perché della sua presa di posizione: «In ogni famiglia ci sono i figli più fragili; un buon padre di famiglia investe proprio su loro. Perché non avviene lo stesso rispetto all'Hospice?». Monsignor Morrone, pur consapevole delle difficoltà che costellano la gestione della sanità pubblica in Calabria, ha ribadito come «un gesto di attenzione nei confronti di strutture come l'Hospice danno la sintesi del vero significato della parola "politica"».

Fiducioso si è dimostrato il presidente della Fondazione "Via delle Stelle", Vincenzo Trapani Lombardo. Il numero uno del gestore dell'Hospice ha auspicato «una soluzione del problema entra la fine di questa settimana» ringraziando «l'arcivescovo per l'impegno in prima persona».

Monsignor Fortunato Morrone ha presieduto la messa nei giardini dell'Hospice debitamente bonificati dall'opera dei volontari coordinati dal cappellano, don Vincenzo Catania. «Questo è un luogo di accoglienza della vita - ha concluso Morrone - che si presenta fragile, spesso nella crudezza della malattia. La mia preghiera è per quanti sono nell'ora della prova e per chi, familiari e operatori sanitari, gli stanno accanto con grande delicatezza».

 

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