La professione di fede: «Dacci sempre questo pane»

Il commento al Vangelo della Domenica a cura di monsignor Giacomo D'Anna.

Il vangelo di questa domenica si apre con una domanda dei discepoli a Gesù: “Maestro quando sei venuto qua?”. È una domanda carica di tanta sorpresa e stupore, ma anche forse un po’ di delusione. Sorpresa perché trovano Gesù dall’altra parte del mare di Tiberiade, e nello stesso tempo delusione perché chissà dove si aspettavano che fosse.

L’interesse cade spesso sulla ricerca, come in un altro brano, dove gli stessi discepoli riferiscono a Gesù: “Tutti ti cercano!”. Gesù commenterà con un chiaro rimprovero il motivo di questa ricerca: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati!”. Non possiamo anche noi non interrogarci sul nostro desiderio di Dio e sulle motivazioni che spingono la nostra ricerca. Intanto chiediamoci: cerchiamo Gesù? Desideriamo davvero conoscerlo, incontrarlo, amarlo? E se sì, perché lo facciamo? La nostra ricerca è interessata come quella dei primi seguaci, oppure è spinta da vere motivazioni di fede, che ci spingono a una ricerca appassionata, senza secondi fini? Il brano continua con una risposta di Gesù, che a primo acchito ci sembra fuori luogo, senza alcuna attinenza con la domanda, ma che indubbiamente è nello stesso tempo un accorato invito da parte sua: “Datevi da fare!”. Un urgente appello a “darci una mossa”, a impegnarci senza dispersione di forze, ad attivarci restringendo il campo della ricerca. Ma cosa dobbiamo cercare? Per cosa dobbiamo darci da fare? La risposta è diretta: per “il cibo che rimane per la vita eterna”, che non ha niente a che fare con il pane che perisce, il “pane che non dura”. Difatti nelle domeniche a seguire leggeremo a piccoli brani il capitolo sesto del vangelo di Giovanni sul “Pane della vita”. È significativo che ogni anno in coincidenza con i mesi estivi, agosto in particolare, mesi di grande dispersione, la liturgia della Parola ci invita a riflettere sull’importanza dell’Eucaristia nella vita dei cristiani, i quali, a volte anche i più impegnati nei vari servizi pastorali delle nostre comunità parrocchiali, si assentano con estrema leggerezza e superficialità dalla partecipazione domenicale al convito eucaristico. Eppure Gesù con chiarezza ci invita a darci da fare, ad impegnarci affinché non venga mai meno questo appuntamento con il pane della vita.
Il testo continua con un’altra grande domanda da parte dei Giudei: “che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. L’interrogativo fa trasparire una convinzione da sempre presente nel cuore dei credenti di ieri e di oggi, quella che per credere bisogna fare, bisogna compiere imprese che lascino traccia e richiamino l’attenzione della gente. Ma Gesù anche stavolta ci colpisce con la sua risposta inequivocabile, ricordandoci che la vera opera, quella più importante per vivere la vera fede, non è fare mille cose (attivismo), ma semplicemente “credere in colui che Dio ha mandato”. Avere fede allora non richiama necessariamente e immediatamente un fare qualcosa, ma un essere veramente qualcuno che, in quanto credente, si fida e si affida a Dio. Quanto fatica facciamo a comprendere questo insegnamento di Gesù, ed è per questo che continuiamo ad agitarci, a preoccuparci, perdendo di vista l’essenziale: essere per Dio e per i fratelli. Amare Dio e i fratelli. Con gioia e serenità. Sempre e ovunque.
Il “vangelo delle grandi domande”, così è definita la pagina di questa domenica. Ed è per questo che arriviamo al terzo scottante quesito rivolto a Gesù: “Quale segno tu compi perché vediamo ti crediamo? Quale opera fai?”. La domanda non ammette risposte vaghe o divagazioni. Eppure Gesù ancora una volta sembra uscire fuori tema, facendo un discorso strano per i suoi ascoltatori, il cosiddetto discorso sul “pane vivo disceso dal cielo”. Esso sarà rimasto incompreso come un enigma misterioso, assolutamente incomprensibile. Eppure Gesù cercherà di spiegarlo il più possibile, specialmente quando sottolineerà la differenza con il pane che Mosè diede ai padri nel deserto e questi morirono.
Il brano si conclude con una accorata richiesta da parte dei discepoli, che sa di sincera professione di fede: “Signore dacci sempre questo pane!”. È una espressione che dovremmo fare nostra e ripetere più frequentemente nella nostra esperienza di fede, in particolare quando i bisogni e le difficoltà si fanno più forti e urgenti, convinti che ogni qual volta che chiediamo di “questo pane”, chiediamo e otteniamo tutto ciò che serve per la nostra vita di ogni giorno.

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