Cassiodoro beato, chiusa l’inchiesta diocesana

Il ritratto offerto dal presidente dei vescovi calabresi, monsignor Bertolone: «Modello di dialogo»

Cassiodoro Beato. Si è conclusa l'Inchiesta diocesana per la causa di beatificazione di Aurelio Cassiodoro. L'evento si è tenuto il 23 luglio all'interno della Basilica cattedrale di Catanzaro.
Monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, nel suo discorso, ha sottolineato come la diocesi catanzarese abbia «raccolto, grazie anche al lavoro di sei periti storici, ogni elemento utile a provare che il Servo di Dio invocato come Santo è oggetto di culto ab immemorabili tempore». Una santità, a dire di Bertolone, testimoniata da «un’ininterrotta fama di segni, sia sul piano documentale e letterario, sia su quello iconologico e archeologico». Il presule, a riprova di questo, cita la concattedrale di Squillace e all’area dello Scolacium sul promontorio di Copanello-Stalettì.

Cassiodoro, appartenente a una ricca e nobile famiglia calabrese, pertanto, non può certamente esser ridotto negli angusti limiti che ne fanno «un pio monaco, devoto commentatore di salmi, un sant’uomo con velleità pedagogiche». Egli è, piuttosto, il grande politico, ma anche l’asceta, uno dei grandi fondatori del monachesimo occidentale, insieme con Gregorio Magno e Benedetto da Norcia.

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono soffermati sulla figura di Cassiodoro. In particolare, Benedetto XVI, gli ha dedicato un intera Udienza generale il 12 marzo 2008. Il papa emerito lo descrive come «uomo di alto livello sociale», dedito «alla vita politica e all’impegno culturale come pochi altri nell’Occidente romano del suo tempo». Inoltre il pontefice del tempo lo addita quale «modello di incontro culturale, di dialogo, di riconciliazione».

Quindi Bertolone sottolinea come «Cassiodoro non fu mai monaco», ma «si limitò a mettere a disposizione i propri possedimenti presso Squillace». Così facendo, il «Vivarium divenne il primo monastero occidentale». Riuscendo in un'opera unica. La «una fusione tra l’ideale contemplativo classico e quello dell’operosa preghiera cristiana, che rappresenterà il prototipo dei centri culturali monastici del Medioevo».

Dopo questa analisi, Bertolone passa in rassegna la conversione di Cassiodoro. Quest'ultima evidenzia «la spiritualità cassiodorea, fortemente cristocentrica, con riverberi sul piano dei rapporti tra fede e scienza, religione e impegno politico.». Per questo motivo, Cassiodoroindica «le linee di un’autentica rinascita al mondo contemporaneo».

Da quì, Bertolone parla di un «doveroso “risarcimento” a uno dei grandi protagonisti di questa controversa storia spirituale cristiana meridionale, distintosi sia in campo culturale e politico, sia in campo biblico, teologico e, come ben si dice oggi, di inculturazione della fede cristiana, quale possibile fermento positivo nei gorghi delle varie e diverse tendenze culturali del contesto».

Sigillati i documenti della fase diocesana, Bertolone spiega: «Ora si trasmettono gli atti alla Congregazione delle cause dei santi, affinché, studiati gli atti della Causa, posti durante l’Inchiesta diocesana, in particolare per valutare le fonti scritte relative al culto ab immemorabili, possa concedere l’auspicata beatificazione equipollente di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro»

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