Solo Gesù è il vero "compassionevole"

Il commento al Vangelo della Domenica a cura di monsignor Giacomo D'Anna
“Missione compiuta”. Il vangelo di questa XVI domenica del tempo ordinario si apre con la scena dei discepoli “a rapporto” dal Maestro. Ci sembrano alquanto soddisfatti dell’attività pastorale svolta con successo. Gli riferiscono “tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”. Opere e parole, gesti e annuncio, due realtà inscindibili della vita apostolica. Il gesto di carità è sempre un annuncio di fede, ma anche ogni parola proclamata è al contempo un fatto concreto di compassione e di tenerezza.

È proprio il termine “compassione” che sembra fare da filo rosso nella pagina odierna di Marco. Gesù, evidentemente anch’Egli soddisfatto delle fatiche apostoliche dei suoi discepoli, concede loro un congruo tempo di riposo e serenità. “Venite in disparte riposatevi un poco”. Come suonano belle queste parole del Maestro, che rivelano il suo cuore di fratello e di amico, non tanto preoccupato della sua stanchezza, quanto di quella dei suoi amati collaboratori! Che meraviglia questa compassione, che non è atteggiamento di pietà, di commiserazione, ma di comprensione e di partecipazione ai sentimenti altrui! Chi di noi non ne sente urgente bisogno? Chi può donarcela senza pretendere nulla? Diciamolo con fede: solo Gesù è il vero “compassionevole”, Colui che è disposto a cum-patire, ad avere cioè gli stessi sentimenti dei suoi fratelli e amici.

Gesù prende in disparte i suoi discepoli con l’intento di portarli all’altra riva del lago per trovare un posto tranquillo, ma la gente lo precede, e a piedi, costeggiando la riva, giunge prima all’approdo della barca del Maestro e dei suoi. Gesù anche lì non si infastidisce, non si irrita, come forse avremmo fatto noi, perché coglie nei presenti una grande fame e sete di Dio, li vede ancora desiderosi di pace interiore e di amore sincero. L’espressione “erano come pecore senza pastore” dice lo smarrimento e il disagio della folla, a cui Cristo rivolge la sua parola sempre consolante e rinfrancante, il suo insegnamento sempre illuminante e ristoratore. Tutti, ogni tanto, ci dovremmo interrogare sul nostro modo di avere compassione, o più semplicemente di avere pazienza. Impariamo dal divino Maestro l’arte di sopportare pazientemente le persone moleste.

Una parola infine sul significato del riposo cristiano, particolarmente utile, soprattutto in questo periodo, durante il quale ci prepariamo a vivere il meritato periodo delle vacanze estive. La Bibbia parla chiaro in tema di riposo: non ci si può riposare dimenticando Dio, né tanto meno il rapporto con Lui, che ci porta a fare tutto nel Signore, compreso il riposarsi. Ma perché questo? Anzitutto perché il primo a riposarsi è Dio. Si può parlare di riposo dell’uomo perché si parla di riposo di Dio. “Dio il settimo giorno si riposò”, è scritto all’inizio della Bibbia. Da qui deriva la legge del riposo per l’uomo: “Non farai alcun lavoro… Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno”, (Es 20,10-11). L’uomo è a immagine di Dio, perciò è chiamato a vivere con lo stesso ritmo del suo Creatore. Ma cosa facciamo noi nel cosiddetto periodo di ferie? Ricordo la risposta di un giovane amico al quale chiedevo notizie sulle sue vacanze: “Sono tornato più stanco di come sono partito. Andare sempre avanti e indietro, girare di qua e di là, mangiare male (il cosiddetto fast food), dormire poco la notte, tornare a casa alle prime luci dell’alba”. È proprio per questo che la Chiesa consiglia sempre di approfittare del tempo libero per fermarsi, rilassarsi, magari leggendo qualche pagina in più delle Scritture, soffermarsi a meditare su di esse, fare lunghe passeggiate all’aria aperta, dedicare un po’ di tempo in più ai parenti anziani o alle persone abitualmente sole, godersi le bellezze del creato al mare o in montagna.

“Venite in disparte riposatevi un poco”. Oggi Gesù ripete a noi le stesse parole. Molte volte la Parola di Dio ci appare dura, severa, esigente; oggi ha un timbro di tenerezza. Perché non accogliere e mettere in pratica questa parola che manifesta ancora una volta la comprensione e la compassione di Dio verso ognuno di noi?

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