Issr Zoccali, la Giornata teologica ha concluso l'anno accademico

L'analisi dell'Amoris Laetitia è risultata molto interessante per tutti i partecipanti
L’ISSR di Reggio Calabria, il 3 luglio, ha concluso l’anno accademico con la giornata teologica dal tema «Generatività e genitorialità alla luce di Amoris Laetitia», inserendosi tra le iniziative dell’anno dedicato all’esortazione post sinodale. L’incontro molto interessante ha visto lavorare in sinergia le varie realtà ed è stato moderato dal magistrato Augusto Sabatini. Hanno portato il loro saluto i direttori don Simone Gatto dell’Ufficio famiglia, don Pietro Sergi dell’Ufficio IRC, don Tonino Sgrò dell’Istituto teologico e Padre Pasquale Triulcio per l’Istituto superiore di Scienze religiose.

La professoressa Annarita Ferrato ha introdotto presentando struttura e contenuti di Amoris Laetitia, facendo emergere la stretta correlazione con Evangelii Gaudium, con le quali la Chiesa è chiamata a ripensare la prassi pastorale, ricordando che la famiglia deve essere soggetto attivo all’interno delle comunità. Don Renzo Bonetti, Presidente della Fondazione Famiglia Dono Grande, ha parlato della coppia come immagine del mistero di Dio, e dell’amore come qualcosa di non quantificabile, che è più grande della stessa vita. Collocando la fecondità in un orizzonte Trinitario, ha ricordato che dare la vita è far crescere la singolarità, del marito della moglie e dei figli, è volere il bene dell’altro, non solo volergli bene.

Molto apprezzata la relazione del professore Marco Manali docente dell’Istituto teologico di Assisi, che si è soffermato sui termini generatività come processo di dare vita, cioè fecondità oltre la fertilità; genitorialità come processo che dura una vita, è accompagnare a crescere, aver cura che comporta l’assunzione di responsabilità. E il termine Pastorale che è seminare, generare vita, far fare esperienza per giungere a pienezza, infatti è educare al generare essere fecondi e ad essere genitori. E dunque sono tre termini che devono stare insieme. Ha delineato il processo che dal generare porta ad essere genitori, ricordando che la famiglia è santuario della vita. Si è poi soffermato su “l’amore che diventa fecondo”, perché bisogna aiutare a capire che i figli sono dono, e si è chiamati a spendere la vita per amore di un altro come Dio che genera perché sovrabbonda d’amore e di libertà. Ma è necessario insegnare ad amare, il cui atto fondamentale è prendersi cura dell’altro. È stato sottolineato che il senso della vita è la relazione, non la capacità biologica di generare, che escluderebbe dalla generatività alcuni, invece l’amore dà sempre vita. Il biologico rivela lo spirituale, le caratteristiche proprie dell’uomo e della donna, che insegnano diversi aspetti, devono integrarsi sapendo che il bene comune è più grande dei beni singoli. Aver cura è la funzione che ognuno è chiamato ad esercitare all’interno della Chiesa.

La relazione di don Pietro Romeo, direttore dell’Ufficio famiglie regionale, ha fatto riflettere sulla realtà sociale ed ecclesiale delle famiglie. Bisogna dunque imparare a prendersi cura dell’altro, formare giovani e adulti, fare esperienza di famiglia nelle nostre comunità ricordando che è essa ad introdurre nel mondo la fraternità, promuovere la socialità delle famiglie e rinnovare il linguaggio imparando da Papa Francesco che traduce i concetti della nostra fede in un linguaggio comprensibile.

La mattinata di studio ha arricchito e reso consapevoli che di Amoris Laetitia, ci sono ancora aspetti da approfondire e vivere. La gioia dell’amore coinvolge tutti e non si può pensare una pastorale divisa, ma bisogna integrare e collaborare, perché ogni comunità sia espressione di famiglia con famiglie che annunciano e testimoniano la bellezza dello stare insieme. La fecondità è propria di ogni cristiano chiamato per vocazione battesimale a generare nella fede, nell’amore e nella gioia. 

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