Morrone ai reggini: «Il primo pensiero a chi è nella solitudine»

Il messaggio di don Fortunato Morrone, arcivescovo eletto dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, ai fedeli della comunità.

Sorelle e fratelli carissimi in Cristo Gesù, nel giorno in cui mi è stata comunicata la nomina a vescovo dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria Bova, la vostra amata e venerata Chiesa, ora anche la mia, il vangelo del giorno, secondo la testimonianza di Giovanni 5,1-9, raccontava l’episodio, svolto presso la piscina di Betzatà, dell’uomo da 38 anni malato e incapace da sé di avere vita. Ebbene in quell’uomo, simbolo dell’umanità bisognosa di salute, di salvezza, anch’io mi sono rispecchiato ed in me, da 38 anni prete nella Chiesa di Dio, oggi ho sentito risuonare la parola di Gesù: «vuoi guarire?». Certo Signore! E allora: «Alzati e cammina».

È un’esortazione per me e che sento anche per ciascuno di voi.

Ecco fratelli e sorelle, la nostra vita ha bisogno sempre di questa parola di Gesù che ci rimette in piedi ridandoci fiducia, scommettendo su ciascuno di noi settanta volte sette oltre e dentro le nostre fragilità, per camminare insieme, in comunione fraterna, dietro di Lui.

C’è sempre in ogni chiamata di Dio una sproporzione tra la responsabilità affidataci dalla Sua misericordia e la nostra pochezza, credo lo sentiate anche voi.

Ebbene ho avvertito questa tensione emotiva in me, ma pur col mal di testa che si è generato, ho accolto con fiducia la Sua nuova chiamata, come una grande misericordia che Lui, ancora mi regalava, quasi sussurrandomi: “c’è un popolo numeroso e fedele nella Chiesa di Reggio Calabria – Bova, mi dai una mano per rendere ancora più bella questa Mia chiesa?”. Il mio sì, sincero ma trepidante, sono certo, sarà confortato e sostenuto dalla vostra benevola accoglienza, dal vostro sì, appassionato e fiducioso della grazia del Signore, sempre abbondante nei vostri confronti.

Si cari fratelli e sorelle, il Signore ha seminato a piene mani nella lunga e feconda storia della nostra Chiesa. Si tratta perciò di continuare nel cammino di fede che ha generato tra voi tanti testimoni di vita cristiana gioiosi e credibili. Si, dietro al Signore Gesù, il Vivente, che fa nuove tutte le cose (Ap 21, 5), una nuova primavera ecclesiale ci attende.

Fratelli e sorelle, vengo perciò tra voi come vostro fratello nella comune fede e, come vostro pastore nel nome del Signore, desidero profondamente essere “collaboratore della vostra gioia” (2 Cor 1,24), quella gioia che “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (papa Francesco, Evangelii Gaudium 1) per consegnarla nel quotidiano della nostra vita a tutti coloro che attendono una parola di liberazione e di speranza.

Nell’attesa di potervi incontrare e con voi lavorare con orgoglio e gratitudine nella vigna del Signore, saluto tutti e ciascuno, certo che metterete in comune i beni spirituali, le competenze e le risorse che tra voi abbondano, a beneficio di tutte le persone che abitano il territorio della chiesa reggina. Da parte mia metterò a disposizione quel poco che sono, confidando di cuore nell’azione dello Spirito di cui tutti siamo crismati, per portare nel mondo il buon profumo, quello intensamente umano, di Gesù.

Un saluto particolare e affettuoso agli ammalati e ai sofferenti nel corpo e nello spirito, a chi è stato segnato in questo periodo di pandemia e, pertanto, a tutto il personale sanitario che con generosità e professionalità si è speso per gestire l’emergenza.

Rivolgo il mio pensiero e il saluto a chi è nella solitudine e nella povertà a causa del momento di crisi economica che stiamo attraversando, a chi è senza lavoro e a chi può ancora esercitare un lavoro, agli adolescenti ed ai giovani e a tutti coloro che a vario titolo, dentro e fuori la chiesa, si prendono cura della loro formazione umana, intellettuale e spirituale.

Un pensiero caloroso a tutte le famiglie, spina dorsale della nostra comunità ecclesiale e civile. E poi con convinta simpatia saluto tutta la realtà laicale e tutte le forme associative, che investono le loro belle energie e carismi per l’edificazione della Chiesa, rendendola presenza viva negli spazi e nei luoghi dell’umano vivere.

Saluto rispettosamente tutte le autorità e le istituzioni civili e tutti coloro che, nelle varie forme di volontariato, si impegnano per rendere godibile e vivibile la convivenza civile con cui auspico si realizzi una costruttiva e piacevole collaborazione.

Ai diaconi permanenti, ai consacrati, alle religiose e ai religiosi un pensiero grato per la vostra quotidiana e indispensabile testimonianza credente.

Un affettuoso saluto ai seminaristi con i quali mi impegno a coltivare e condividere la passione per il Vangelo.

A voi presbiteri che fin d’ora ringrazio per il vostro prezioso e indispensabile ministero, chiedo una particolare vicinanza: mio desiderio, cari amici, è stabilire con tutti voi un rapporto di comunione fraterna autentica, perché il popolo di Dio, si rallegri nel vederci uniti e così sia incoraggiato nel seguire Gesù.

Agli arcivescovi emeriti, in modo particolare a Mons. Morosini, va il mio saluto deferente e grato: aiutatemi a vivere il mio ministero apostolico con serenità e gioia sapendo di contare sulla vostra paterna e fraterna amicizia nel Signore.

Infine affido alla Vergine Maria, venerata sotto il significativo titolo di Madonna della Consolazione, e a San Giuseppe “patris corde”, a San Paolo e a S. Stefano da Nicea, nostri patroni, il mio ministero episcopale tra di voi.

Sostenetemi con la vostra preghiera: almeno un Ave al giorno. Grazie.

Nell’attesa di incontrarvi personalmente, invoco su tutti la benedizione di Dio, il Padre di Gesù e nostro.

Don Fortunato Morrone - Arcivescovo eletto di Reggio Calabria – Bova

Copyright © Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova 2021


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