Si apre un nuovo itinerario liturgico che invita i fedeli a una profonda revisione della propria vita interiore. Il periodo che conduce alla Pasqua rappresenta un momento di sospensione dalle dinamiche frenetiche della quotidianità, offrendo uno spazio dedicato alla riflessione e al riordino delle priorità spirituali. Non si tratta di una semplice parentesi temporale, ma di un’opportunità per riscoprire il valore del silenzio e dell’attesa, elementi spesso trascurati nella società contemporanea. Di seguito, proponiamo una meditazione che esplora le dimensioni teologiche ed esistenziali di questo tempo, suggerendo chiavi di lettura per vivere consapevolmente il cammino di conversione.
Il paradigma del viaggio interiore
Ritorna, puntuale, il tempo forte della Quaresima, chairòs (cioè tempo di grazia) che si offre a ciascuno di noi con la metafora del viaggio spirituale di quaranta giorni – paradigma simbolico-numerico, nella Scrittura, di una generazione – cioè di uno “spazio”
sacramentale ed esistenziale in cui rivivere l’itinerario salvifico di Cristo, e favorire processi di introspezione dell’anima e di conversione del cuore, indispensabili per rallentare i passi frenetici della nostra esistenza e riflettere sulla qualità della nostra relazione con Dio, con gli altri, con noi stessi.
Qualcuno ha scritto che la Quaresima è il tempo per potare i rami secchi della nostra vita; non per tagliare l’albero, ma per consentirgli di crescere più forte verso il sole: credo sia una immagine particolarmente efficace, da assumere come password ermeneutica per una riflessione spirituale su questo Tempo forte dell’anno liturgico. Dunque: Quaresima, tempo-chairos per una provvidenziale e provocatoria stasi dello spirito, ma anche del corpo.
Una sfida ai ritmi moderni
Nella società dell’iper-connessione e del consumo compulsivo ed immediato, l’idea di potersi (doversi) “fermare” può sembrare una sfida anacronistica o, peggio, addirittura indisponente. Ma proprio questa anacronistica sfida, ci provoca a rallentare i ritmi
fagocitanti e vorticosi del tempo-cronos (il tempo che scorre) e ci restituisce lo spessore ed il valore di ogni singolo attimo della nostra esistenza, ricollocandola nella dimensione del mistero, dell’ascolto e dello stupore, coordinate essenziali (non solo per il tempo
della Quaresima) per “misurare” l’umano del nostro essere credenti e nutrirlo, appunto, con il respiro (potemmo dire con lo stesso Pneuma del Signore Gesù, crocefisso e risorto) della fede.
La lezione dell’anima che attende
Un esploratore – narra un racconto africano – si inoltrò nei territori più inospitali dell’Africa accompagnato solo dai suoi portatori. Tutti avevano un machete per aprirsi il varco attraverso la fitta vegetazione, con un unico obiettivo: avanzare rapidamente ed a qualsiasi prezzo, affrettando il passo per non sprecare nemmeno un minuto.
Improvvisamente, tuttavia, i portatori si arrestarono bruscamente; l’esploratore si sorprese, dal momento che avevano fatto solo poche ore di cammino, e chiese loro: Perché vi siete fermati? Siete già stanchi? Abbiamo fatto solo poche ore di cammino… Uno dei portatori lo guardò e disse: «no signore, non siamo stanchi. Abbiamo semplicemente avanzato troppo velocemente, ed abbiamo lasciato la nostra anima indietro. Ora dobbiamo aspettare, fino a quando essa non ci raggiunge di nuovo…».
Esercizi di maturità spirituale
La Quaresima è il tempo-chairos per fermarsi ed aspettare che l’anima ci raggiunga; non un inesorabile cronos che scorre tra due estremi che si toccano (le Ceneri e la Pasqua), ma un’opportunità, generativa e feconda, nella quale (e grazie alla quale) è possibile far “ricapitolare” (per usare un verbo caro alla teologia paolina) la grazia di tutta la storia della salvezza nell’oggi della vita del credente.
Deserto, digiuno, prova, elemosina, preghiera: non si tratta, tanto, di vetuste pratiche di vita ascetica (e non ci sarebbe nulla di male, se lo fossero), quanto piuttosto di “esercizi dello spirito” per diventare, tutti, adulti nella fede (e nella vita), ritornando ad essere, finalmente, davvero umani e per questo – solo per questo – davvero degni «di essere realmente chiamati figli di Dio» (1Gv 3,1).
Soltanto incontrando la propria verità creaturale – ferita ma amata – la libertà umana può decidere tra l’autosufficienza (l’idolatria dell’io) e l’affidamento filiale al Padre. Quaresima: tempo-chairos per ritornare umani «lasciandoci riconciliare con Dio» (2Cor 5,20); occasione di grazia per ritornare a Dio, rimanendo umani.
L’articolo I quaranta giorni verso la Pasqua offrono l’opportunità di rallentare i ritmi frenetici e riflettere sulla relazione con Dio e il prossimo proviene da Avvenire di Calabria.















