Una giornata dedicata alla carità vissuta, al servizio e alla comunione ha unito volontari, famiglie e ministri straordinari, riuniti attorno al loro vescovo per celebrare la IX Giornata Mondiale dei Poveri.
Unire il pane spezzato al pane condiviso
Unire il pane spezzato sull’altare al pane condiviso nelle mense: è questo il filo rosso che ha legato l’intensa giornata del Giubileo delle Caritas Parrocchiali e il conferimento del mandato ai ministri straordinari dell’eucaristia, celebrato dall’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova questo pomeriggio, in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri. Una Chiesa «in uscita» che ha animato Piazza Duomo con giochi e laboratori, per poi riunirsi in Basilica Cattedrale attorno al suo vescovo Fortunato Morrone, per la solenne Eucaristia.
Il cuore del volontariato diocesano in Piazza Duomo
Il cuore pulsante del volontariato della diocesi di Reggio Calabria-Bova si è dato appuntamento sin dal primo pomeriggio in Piazza Duomo, con l’allestimento di spazi a cura delle Caritas, giochi per famiglie coordinati dal Csi e laboratori artistici. Un momento cruciale è stata la presentazione, in Sala Mons. Ferro, del Bilancio Sociale Caritas 2024. Un documento che racconta – oltre i numeri – un’azione capillare che ha spinto lo stesso Arcivescovo a esclamare, durante l’omelia serale, ripensando a quel report: «sono rimasto… “Mamma! Quanta grazia! Quanta grazia!”».
La celebrazione in Basilica Cattedrale
La giornata è poi culminata nella solenne celebrazione eucaristica in Basilica Cattedrale. Durante la Messa, presieduta dall’arcivescovo Morrone, la comunità ha vissuto un momento di profonda commozione con il conferimento del mandato ai nuovi Ministri straordinari della comunione. Un servizio che, come ha ricordato il presule, lega indissolubilmente l’altare alla vita quotidiana: «il portare Cristo significa stare con Cristo».
Rivolgendosi a loro, e ringraziando don Nicola Casuscelli, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, per aver curato la loro formazione, monsignor Morrone ha sottolineato la responsabilità del loro agire «a nome della Chiesa».
Il saluto di Mariangela Ambrogio: «valorizziamo la dimensione pastorale dei poveri»
All’inizio della solenne Eucaristia la direttrice della Caritas diocesana, Maria Angela Ambrogio, ha subito inquadrato il senso della giornata come il culmine di un «percorso condiviso nei momenti formativi e fraterni». Nel suo saluto, la direttrice ha richiamato l’urgenza di «riconoscere e valorizzare la dimensione pastorale dei poveri», affinché non siano visti solo come destinatari di aiuto, ma come «soggetti vivi della vita ecclesiale». Citando il messaggio del Papa per la Giornata, ha ribadito che «i poveri non sono un diversivo per la Chiesa, ma i fratelli e le sorelle più amati». Raccogliendo la pesante eredità di don Italo Calabrò, ha poi definito il povero «segno sacramentale della presenza di Cristo – come amava dire don Italo, “l’ottavo sacramento”». Questo approccio richiede, secondo la direttrice, un «ascolto autentico» e una «condivisione concreta della vita» che superi la logica dell’assistenza, perché, citando Papa Leone, «San Francesco non organizzò un servizio sociale, ma visse la fratellanza evangelica». L’intervento ha toccato anche le radici del disagio, esortando a «incidere sulle cause strutturali della povertà» e ricordando che spesso «le persone sono impoverite da un sistema ingiusto». Infine, ha identificato proprio nei malati, negli anziani e nei poveri i «luoghi teologici della presenza di Dio», necessari per una vera «conversione personale e comunitaria».
I ringraziamenti e il richiamo alla responsabilità ecclesiale
Nei saluti introduttivi, il vescovo aveva già voluto ringraziare la direttrice della Caritas diocesana, Maria Angela Ambrogio, e don Francesco Megale, vicario episcopale per la pastorale. Nell’omelia, monsignor Morrone ha tracciato la rotta teologica dell’agire ecclesiale, ricordando come l’Eucaristia dia «la misura dell’azione che si sta svolgendo in questa nostra bella arcidiocesi».
Carità, Spirito Santo e “ottavo sacramento”
La carità, ha spiegato, non è un semplice sentimento, ma è lo Spirito Santo stesso. Cristo, ha proseguito il vescovo, non si trova solo nella «particola santa», ma si manifesta nella «povertà di un pezzetto di pane» e nel volto di chi «non ha casa, non ha parola, non viene ascoltato, non ha diritti». Citando la tradizione dei Padri, ha definito l’attenzione ai poveri come l’«ottavo sacramento», un luogo dove l’Eucaristia “scompare” sull’altare per “comparire” nel mondo.
Opzione preferenziale per i poveri: scelta “pienamente umana”
Il presule ha ribadito con forza la necessità dell’«opzione preferenziale dei poveri», definendola non come un’ideologia, ma come una scelta «connaturale all’amore» e «pienamente umana, umanizzante». Ha ricordato l’eredità di figure come don Italo Calabrò, che «ha fatto scuola» in questo territorio, generando un «sano orgoglio».
Tuttavia, l’arcivescovo ha messo in guardia da un assistenzialismo fine a sé stesso, chiarendo la missione ultima. Il vero impegno del credente, infatti, non è solo “fare la carità”, ma “essere carità”.
La missione oggi della Chiesa di Reggio Calabria-Bova
Se è vero, come ha detto monsignor Morrone, che «non risolviamo la povertà» in senso assoluto, la Chiesa di Reggio Calabria-Bova sceglie di abitare l’«oggi», sceglie di agire, consapevole che «la prima carità è l’annuncio del Vangelo», da testimoniare «certamente con le parole, ma soprattutto con le opere».
L’articolo Giubileo dei poveri a Reggio Calabria, altare e mense unite dalla carità proviene da Avvenire di Calabria.















