Dal 28 luglio al 3 agosto oltre un milione di giovani da tutto il mondo si riuniranno a Roma per il Giubileo dei Giovani: tra loro, centinaia di ragazzi della diocesi di Reggio Calabria-Bova, protagonisti di un cammino di preparazione che li ha resi pronti a vivere un’esperienza di fede, speranza e comunione, con la prima Gmg straordinaria di papa Leone XIV.
Giubileo dei giovani: «Gmg straordinaria nel cuore dell’Italia»
È il Giubileo dei giovani, ma nei fatti si presenta come una vera e propria Gmg. A Roma, dal 28 luglio al 3 agosto, oltre un milione di giovani provenienti da tutto il mondo si incontreranno per vivere una settimana di fede e comunione, per la prima volta con papa Leone XIV. Tra essi, una presenza significativa è quella dei giovani della diocesi di Reggio Calabria-Bova, che con centinaia di partecipanti rappresenteranno uno dei gruppi più numerosi al Giubileo.
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Alla vigilia di questa esperienza, ne abbiamo parlato con chi accompagnerà i ragazzi in un percorso che abbraccia speranza e futuro, come cammino condiviso verso la pace, in un’epoca di sfide globali.
La testimonianza di Santo Federico: un sì definitivo alla fede
«È un evento giubilare, ma consiste in una vera e propria Gmg “straordinaria” nel cuore dell’Italia e nel cuore della fede cattolica, quindi come non si può essere pieni di gioia e trepidazione», sottolinea Santo Federico, della parrocchia San Biagio di Gallico e seminarista in formazione nella diocesi reggina. Per lui una prima volta «giunta quasi al fotofinish», ammette: «Ho appena compiuto 30 anni, in un momento di svolta del mio cammino vocazionale. Ho terminato gli studi teologici e all’orizzonte ci sono nuove strade: vedo questo Giubileo come trampolino di speranza per il mio sì definitivo».
Santo racconta i momenti diocesani di preparazione, con la Pastorale giovanile e le singole comunità: «Giovani, sacerdoti ed educatori, siamo tutti pronti a metterci lo zaino in spalla pieni di gioia e speranza. Il 25 luglio, prima della partenza, accoglieremo il mandato del vescovo Morrone, a piazza Italia».
I mesi di preparazione nelle comunità parrocchiali
Anche Emy Santoro, dell’oratorio San Sebastiano Martire della parrocchia Santa Maria delle Grazie e San Sebastiano Martire di Sambatello e Dimminiti, ripercorre i mesi di preparazione all’appuntamento con i ragazzi: «Dopo il campo Chiamati alla Libertà, abbiamo proseguito con uscite mensili ispirate al sussidio Pellegrini di Speranza, per far comprendere che il Giubileo non è solo un viaggio, ma un cammino interiore per incontrare se stessi e Dio».
Giovanna Laface, della Gioventù Francescana di San Luca, aggiunge: «I ragazzi si sono preparati seguendo un percorso legato a speranza, riconciliazione e perdono, concluso con incontri di preghiera ogni giovedì sera per entrare nello spirito dell’esperienza».
Natale Martorano, capo del gruppo Scout Agesci Arghillà 1, aggiunge: «Abbiamo proposto riflessioni per far capire che la vera gioia nasce dalla speranza, aiutando i nostri giovani a vedere il pellegrinaggio come un’occasione di crescita».
I momenti più attesi a Roma
A Roma non mancheranno momenti significativi. Così Emy: «L’attraversamento della Porta Santa e la veglia con il Papa saranno centrali. Ci aspettiamo molto anche dai momenti di prossimità, nello spirito di don Italo Calabrò. Come oratorio intitolato a san Sebastiano martire, speriamo di visitare i luoghi a lui legati, in particolare le catacombe, dove espresse al massimo la sua vocazione di aiuto a chi era in difficoltà e di sostegno nel martirio».
Per Giovanna, «un momento speciale sarà il 2 agosto, quando le marce francescane di tutta Italia si uniranno a Roma; con i nostri ragazzi speriamo anche di ripercorrere i passi di Francesco nella Città Eterna».
Per gli Scout di Arghillà, un momento speciale sarà «la visita a Santa Maria Maggiore per un momento di preghiera sulla tomba di papa Francesco e una riflessione sul senso del pellegrinaggio», spiega Natale.
I frutti attesi dall’esperienza giubilare: «Un seme di speranza per scrivere pagine di futuro»
Sui frutti sperati, Emy desidera che i ragazzi «ritornino con una fede più consapevole, libera e gioiosa, sapendo di non essere soli nella loro esperienza di fede». Giovanna auspica che «riescano a portare Gesù nella quotidianità, anche a scuola, superando diffidenze e pregiudizi». Natale spera che «tornino carichi e pronti a donare quanto ricevuto alla comunità, testimoniando la speranza».
Gli educatori si aspettano molto anche per se stessi: «Ci aspettiamo di riscoprire lo stupore», dice Emy; «di tornare rinnovati e più essenziali», aggiunge Giovanna; «di riscoprire il valore del servizio educativo», conclude Natale.
Santo affida al cuore il senso più profondo di questa esperienza: «Sarà il Signore a seminare nel cuore dei giovani semi di speranza che germoglieranno a suo tempo. L’importante è metterci in gioco con coraggio, perché una Chiesa che sa sognare può scrivere pagine di futuro con il Vangelo vivo nella vita di ciascuno».
L’articolo Giubileo dei giovani, la “carica” di Reggio Calabria proviene da Avvenire di Calabria.















