Dal 28 luglio al 3 agosto oltre un milione di giovani da tutto il mondo si riuniranno a Roma per il Giubileo dei Giovani: tra loro ci saranno anche circa 400 tra ragazzi e educatori della diocesi di Reggio Calabria-Bova, tra i gruppi più numerosi in partenza, protagonisti di un percorso di preparazione che li ha resi pronti a vivere un’esperienza di fede, speranza e comunione e per la prima volta insieme a papa Leone XIV. Un evento straordinario che si preannuncia come una vera e propria Gmg anticipata.
Verso il Giubileo dei Giovani, un cammino di fede e partecipazione
A raccontare il cammino vissuto fin qui è Emy Santoro, educatrice dell’oratorio San Sebastiano Martire, attivo nella parrocchia Santa Maria delle Grazie e San Sebastiano Martire a Sambatello e Diminniti.
Come state preparando i ragazzi al Giubileo dei Giovani, sia sul piano spirituale che su quello pratico? Quali sono le loro emozioni alla vigilia dell’evento?
La preparazione è iniziata già durante il campo invernale per animatori, intitolato Chiamati alla Libertà, occasione in cui abbiamo introdotto il tema del Giubileo come tempo di riflessione, liberazione e ripartenza.
Nei mesi successivi, il cammino è proseguito seguendo il sussidio della Cei Pellegrini di Speranza, che ci ha ispirato con parole-chiave come coraggio, senso, riscatto, responsabilità, libertà. Ogni mese abbiamo proposto uscite tematiche, usando il metodo della lectio divina, momenti di silenzio e preghiera, laboratori creativi e testimonianze. L’obiettivo era far comprendere ai ragazzi che il Giubileo non è solo un viaggio fisico, ma un cammino interiore per riscoprire se stessi e incontrare Dio in profondità.
Anche sul piano pratico, l’organizzazione è stata partecipata: insieme ai ragazzi abbiamo curato la logistica, vivendo ogni uscita come un piccolo pellegrinaggio. Ci siamo preparati affrontando la fatica del cammino, ma anche condividendo la gioia dello stare insieme, con attività di autofinanziamento e il sostegno concreto della parrocchia, che ha contribuito alla partecipazione dei giovani.
Le emozioni sono molteplici: c’è curiosità, trepidazione e una crescente attesa positiva. Per tanti sarà la prima vera esperienza di Chiesa universale, e stanno realizzando che la loro fede non è qualcosa di isolato, ma condivisa con migliaia di coetanei. Questo li entusiasma e li spinge a vivere il Giubileo con intensità e gioia.
C’è un momento particolare che pensate sarà speciale o significativo da vivere insieme durante quei giorni?
Sicuramente, l’attraversamento della Porta Santa e la veglia con il Papa saranno tra le esperienze più forti. Stiamo aiutando i giovani a prepararsi per viverle non solo come semplici appuntamenti di gruppo, ma come gesti profondamente personali e simbolici. Li invitiamo a pensare a questi atti come parte di un cammino interiore, da affrontare con consapevolezza e fede, pur restando nella dimensione comunitaria.
Un altro momento molto atteso riguarda le esperienze di prossimità previste dal programma. Il nostro oratorio ha sempre coltivato una vocazione di attenzione concreta agli ultimi, cercando di trasmettere ai giovani il valore del servizio e del volontariato, nello spirito di don Italo Calabrò, che continua a ispirare il nostro impegno.
Inoltre, come oratorio intitolato a san Sebastiano Martire, viviamo con particolare emozione la possibilità di visitare i luoghi legati al nostro patrono. In particolare, desideriamo recarci alle catacombe di san Sebastiano, dove la sua testimonianza si è espressa al massimo nell’aiuto ai più deboli e nella fedeltà alla fede anche nel martirio. Sarà un pellegrinaggio dentro il pellegrinaggio: un’occasione per rafforzare la nostra identità comunitaria e riscoprire, attraverso la memoria del santo, il significato profondo del nostro motto: Ama e dillo con la vita.
Quali frutti sperate possano nascere nei giovani dopo l’esperienza giubilare?
Il nostro desiderio è che i giovani tornino a casa con una fede più consapevole, libera e gioiosa. Una fede scelta, non imposta. Speriamo che ritrovino fiducia e speranza, in un tempo in cui tanti ragazzi si sentono smarriti e appesantiti anche dalle tante incertezze legate all’attuale situzione internazionale. Vogliamo che sentano la Chiesa come casa, dove c’è un posto per tutti, nonostante ciascuno porti con sé dubbi, domande, ma anche bellezza.
Il nostro sogno è che, anche solo uno di loro, torni con una scintilla nel cuore, pronto a trasformarla in luce concreta nella propria vita.
… e in voi educatori, che cosa vi aspettate di ricevere o imparare da questa esperienza?
Una parola: stupore. Speriamo che Dio ci sorprenda ancora. Accompagnare i giovani ci aiuta a riscoprire la bellezza della fede, vissuta in modo autentico e gioioso. Vogliamo ritrovare anche noi la meraviglia dell’essere educatori, non come chi insegna dall’alto, ma come chi cammina accanto, ascolta, custodisce e dà l’esempio.
Come diceva qualcuno più saggio: non vasi da riempire, ma fiamme da accendere. Tornare a casa più ricchi, più uniti e rigenerati nello spirito sarà già un grande dono.
L’articolo Giubileo dei giovani, da Reggio a Roma con il cuore acceso proviene da Avvenire di Calabria.














