L’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Fortunato Morrone, ha presieduto nella Basilica Cattedrale cittadina la celebrazione della messa in Coena Domini. Durante l’omelia, il presule ha analizzato i due momenti centrali della liturgia del Giovedì Santo: l’istituzione dell’eucaristia e il rito della lavanda dei piedi. La riflessione si è concentrata sulla consapevolezza delle azioni di Cristo, ponendo l’accento sulla necessità di una dimensione prettamente comunitaria della fede, che escluda i ripiegamenti individualistici. L’arcivescovo ha inoltre affrontato il tema delle dinamiche interne alla comunità ecclesiale, richiamando l’assenza di rapporti di potere e invitando i fedeli a declinare il servizio evangelico nelle azioni di ogni giorno.
La consapevolezza di Cristo e l’atto di libertà nella lavanda dei piedi
Ieri sera la Basilica Cattedrale di Reggio Calabria ha ospitato la celebrazione della messa in Coena Domini, presieduta dall’arcivescovo Fortunato Morrone: la liturgia era centrata nei due gesti che l’arcivescovo ha posto come fondamenta della sua omelia, la lavanda dei piedi e l’eucaristia. Morrone ha preso le mosse dal racconto giovanneo dell’ultima cena, «capace di sorprendere ogni volta». Il filo conduttore del suo pensiero omiletico è stato la consapevolezza di Gesù: qualcuno che sa, che sceglie, che agisce, senza essere travolto dagli eventi. «Gesù è consapevole della sua morte», ha detto l’arcivescovo, precisando subito che quella morte «è il principio della vita»; un protagonismo, quello di Cristo, che Morrone ha distinto nettamente dalla passività o dalla rassegnazione: «La Croce del Signore non è una rassegnazione rispetto al male che c’è in questo mondo, nel mio cuore, nel tuo, ma è una richiesta di ribellione». Ampio spazio dell’omelia è stato dedicato al gesto del deporre le vesti, che il presule pitagorico ha riletto alla luce del capitolo decimo del Vangelo di Giovanni, dove Gesù afferma di avere il potere di donare la vita e di riprenderla: «Deponendo le vesti, Gesù compie un atto di regalità, di dominio sul male perché si piega: non ci assoggetta, né si assoggetta a noi. Ci ama. È tutta un’altra cosa: è l’atto della libertà».
L’eucaristia come dono comunitario e non rito privato
Sul tema dell’eucaristia, ha ribadito, come già fatto in altre occasioni, che non è un rito da compiere, né un atto magico, ma un comando che responsabilizza: «Fate questo», le parole di Gesù, quindi, vanno rilette come consegna di «un mondo nuovo». L’arcivescovo ha insistito sulla dimensione comunitaria della fede, escludendo ogni forma di religiosità privata: «Il rapporto con il Signore è un rapporto personale, sì, ma non sarà mai privato». Ricevere il pane eucaristico significa, nella lettura di Morrone, ricevere l’intera comunità dei credenti, il corpo di Cristo nella sua interezza.
L’assenza di ruoli gerarchici e la chiamata al servizio quotidiano
Poi un passaggio più diretto dell’omelia, che ha riguardato i rapporti di potere all’interno della Chiesa: citando le parole di Gesù — «Voi sapete che in questo mondo i padroni dominano e schiacciano i sudditi, tra voi non sarà così» — Morrone ha ribadito con chiarezza: «Nella Chiesa non ci sono ruoli». E rivolgendosi implicitamente a sé stesso, ma quindi a chiunque, ha aggiunto: «Se vivo il “ruolo” di vescovo non sono più credente». La celebrazione è proseguita con la lavanda dei piedi, compiuta dall’arcivescovo, e con l’invito a tradurre il gesto liturgico nella vita di ogni giorno: mettersi a disposizione degli altri, di chi è nel bisogno, per ripetere «dentro la vita il gesto eucaristico di Gesù». Un invito che Morrone ha sintetizzato nelle ultime parole dell’omelia, riprendendo il comando evangelico: «Fai questo e vivrai e darai vita».
L’articolo Giovedì Santo nella Cattedrale di Reggio Calabria, Morrone: «Tra voi non sarà così» proviene da Avvenire di Calabria.















