Ai Overview: A dieci anni dalla scomparsa di don Nicola Ferrante, avvenuta il 6 luglio 2016, la diocesi di Reggio Calabria – Bova ha ricordato la figura del presbitero con un convegno promosso dall’Archivio Diocesano in stretta collaborazione con la parrocchia Santa Maria di Loreto. L’evento ha permesso di ricostruire il percorso pastorale e culturale del sacerdote, intrecciando i ricordi personali di chi lo ha affiancato con l’analisi della sua vasta produzione documentale e del suo lavoro pastorale. L’iniziativa, scandita da una messa, una mostra fotografica e diverse relazioni tematiche, ha messo in luce la costante dedizione di don Ferrante allo studio della storia locale, all’educazione dei seminaristi e alla cura delle comunità parrocchiali che gli sono state affidate nel corso dei decenni.
Il decennale della scomparsa e le iniziative commemorative
Sono passati già dieci anni da quella mattina del 6 luglio 2016 in cui la comunità diocesana di Reggio Calabria – Bova è stata raggiunta dalla notizia della morte di don Nicola Ferrante, figura molto significativa nel contesto diocesano in virtù dei vari incarichi ricoperti e del suo ruolo di pastore per varie comunità parrocchiali e all’interno del Seminario. Per ricordare la sua figura e presentarla anche alle nuove generazioni, l’Archivio Diocesano, di cui è stato direttore e intitolato dal 2020 proprio a lui, ha organizzato in collaborazione un convegno in collaborazione con la parrocchia Santa Maria di Loreto di cui è stato parroco per venticinque anni, dal 1986 al 2011 quando le sue condizioni di salute non gli hanno permesso più di esercitare il suo ruolo pastorale.
La celebrazione eucaristica e la mostra fotografica
Lunedì 6 luglio si è svolta dunque una Santa Messa presieduta dal parroco attuale del Loreto, don Stefano Ripepi e concelebrata da alcuni sacerdoti tra cui don Giovanni Imbalzano, vicedirettore dell’Archivio, e don Tonino Sgro e don Francesco Velonà, due dei sacerdoti la cui vocazione è maturata anche grazie alla relazione filiale con don Nicola. Al termine della celebrazione, i tanti fedeli accorsi si sono riversati presso il teatro parrocchiale dove, prima di assistere al convegno che ha ricordato la figura di don Ferrante, è stato possibile visitare una piccola mostra, allestita dall’Archivio, composta dalle foto delle tappe più significative della vita del sacerdote, ordinato il 5 luglio 1953, dalla formazione giovanile al ministero di parroco presso le comunità di Chorio, Santo Stefano e Loreto, dalla cura educativa in qualità di rettore e insegnante del Seminario all’impegno culturale come storico e collaboratore anche dell’Avvenire di Calabria. A precedere il convegno, il coro «Cantate Domino», diretto da Fabio Mandarino e nato in seno alla parrocchia di Loreto durante il ministero di don Ferrante che ne ha sempre sostenuto e incoraggiato l’attività, ha proposto una versione contemporanea dello «Stabat Mater» composta da Karl Jenkins.
Gli interventi al convegno e il ritratto del sacerdote
Durante il convegno, la figura di don Nicola è stata approfondita grazie agli interventi, non solo di don Ripepi, che ha affidato al pubblico un suo ricordo personale di don Nicola, ma anche di padre Pasquale Triulcio, direttore dell’Archivio diocesano, don Giovanni Imbalzano e don Pietro Sergi, vicario per la cultura. Don Sergi ha presentato la figura di don Ferrante disegnandola lungo tre direttrici: l’obbedienza, la passione dello storico e il costante riferimento ai santi. Costante, nella vita di don Ferrante, è stata infatti la capacità di obbedienza, anche quando il suo ministero l’ha portato lungo strade che non aveva scelto e che erano contrarie ai suoi disegni e alle sue aspettative, ma che gli hanno consentito di fare incontri significativi e nuove scoperte. Sin dalla prima tappa di Chorio, l’opera di don Nicola è stata caratterizzata infatti anche dalla riscoperta dell’identità dei luoghi e dall’impegno nella costruzione di opere che facessero crescere le comunità a lui affidate. Così a Chorio, don Nicola ha incontrato San Fantino, primo dei santi locali, italogreci in particolare, nei confronti dei quali i suoi studi hanno ravvivato l’interesse, come ad esempio San Cipriano di Calamizzi a cui è dedicato un mosaico nella chiesa parrocchiale del Loreto.
L’incontro con i santi contemporanei e il patrimonio archivistico
Oltre i santi del passato, tanti i santi contemporanei incontrati da don Ferrante nella sua vita: Santa Teresa di Calcutta, San Giovanni Paolo II e soprattutto San Gaetano Catanoso, originario proprio di Chorio e che amava chiamare il sacerdote, allora giovane, «il mio parroco». E proprio di San Gaetano, don Nicola ha lasciato una testimonianza importante facendo registrare le parole dell’anziano sacerdote durante l’ultima visita a Chorio; un’azione non scontata per quei tempi lontani dall’odierna mania di riprendere tutto con il cellulare e che testimonia la modernità e la lungimiranza di don Nicola. Di questi incontri così densi don Nicola ha lasciato tracce indelebili nei suoi diari che oggi sono patrimonio dell’Archivio e di cui don Imbalzano ha dato lettura di qualche estratto nel suo intervento. Il pubblico è rimasto così sorpreso ed emozionato nello scoprire le riflessioni del sacerdote in momenti significativi non solo della sua biografia ma anche della storia contemporanea come la confessione dello sconcerto e dell’afasia provati nell’ottobre del 1978 davanti all’evento straordinario della morte improvvisa di Giovanni Paolo I e dell’elezione del papa polacco che avrà poi modo di conoscere. A conclusione del convegno, padre Triulcio ha lasciato la parola ai giovani che stanno svolgendo il servizio civile presso l’Archivio e che sicuramente hanno conosciuto don Ferrante solo attraverso il lavoro da lui svolto all’Archivio e a i suoi documenti. La loro testimonianza è stato però altrettanto preziosa per la scoperta di come i frutti del lavoro di don Ferrante possano vedersi anche nel nascere della passione verso la storia con la S maiuscola e verso le piccole storie di famiglie e comunità che l’Archivio custodisce e rende fruibili. L’auspicio è allora quello che questa memoria, di don Nicola Ferrrante, ma anche della diocesi più in generale, possa continuare a mantenersi viva anche attraverso la visita della mostra che ancora per qualche settimana si potrà visitare presso il teatro Loreto prima delle messe festive.
L’articolo Don Nicola Ferrante: il ricordo grato a 10 anni dalla morte proviene da Avvenire di Calabria.














