Ottant’anni di vita, 56 dei quali donati senza riserve alla Chiesa e alle comunità che hanno intrecciato il suo cammino. La Chiesa reggina è in festa per monsignor Mimmo Marturano, Canonico Tesoriere del Capitolo Metropolitano.
Una lunga storia di fedeltà e servizio
Monsignor Domenico Marturano (nella foto a corredo dell’articolo a destra con monsignor Bassetti), per tutti don Mimmo, ha festeggiato proprio in questi giorni l’importante traguardo che racconta più di mezzo secolo di presenza discreta, autorevole e amata nella Chiesa Reggina.
Ordinato presbitero il 29 settembre 1969, don Mimmo “racconta” una vita lunga di servizio, che ha attraversato comunità, volti, stagioni ecclesiali, lasciando tracce profonde soprattutto a Scilla, dove è stato arciprete dal 1983 al 2002. Un legame sugellato il 26 giugno dello scorso anno, quando nella Casa della Carità da lui guidata per tantissimi anni, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria del Comune di Scilla.
L’incontro con Maria Mariotti e una nuova visione di Chiesa
In questo cammino affiorano anche incontri che hanno inciso profondamente sul suo modo di vivere il ministero. Fra questi, quello con Maria Mariotti, come lui stesso ha ricordato ad Avvenire di Calabria: «Giovane sacerdote, la conoscevo solo di nome e di vista. L’occasione per una conoscenza più completa mi fu data dalla lettura di un suo libretto sulla Chiesa particolare, di cui non ricordo più il titolo. Per me è stata una lettura molto interessante, che copriva un grave vuoto della mia formazione seminaristica».
Erano anni di fermento, in cui – racconta – «nonostante che era già finito il Concilio, i nostri studi si sviluppavano, secondo i criteri tradizionali, coi testi in latino, la strutturazione a tesi, orientate ad un’inutile apologetica». Quel testo gli offrì un orizzonte nuovo: «Veniva fuori l’immagine di una Chiesa centrata sulla comunione attorno al Vescovo, articolata in una varietà di ministeri, servizi e opere di carità. Una Chiesa animata dalla comunione col Signore nell’eucaristia e protesa alla testimonianza tra gli uomini».
Sacerdote al servizio della Chiesa di Reggio Calabria – Bova
Nel suo ministero don Marturano ha ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di cappellano delle Suore Veroniche del Volto Santo, le “figlie” di san Gaetano Catanoso.
Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, in occasione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio, celebrati nel 2019, sintetizzò così il suo stile pastorale: «Ha sempre messo il servizio a Dio e alla comunità davanti a se stesso, senza risparmio né particolari riguardi per la propria salute».
La Casa della Carità, una pietra preziosa di carità concreta
Una dedizione semplice e concreta, che a Scilla ha trovato una delle sue espressioni più luminose nella Casa della Carità, definita da molti una «pietra preziosa» per la cura amorevole degli anziani e delle persone più fragili, istituzione che don Mimmo ha seguito da vicino e guidato per lunghi anni.
Accanto al servizio nelle comunità, resta forte il suo legame con i seminaristi, che ha accompagnato «con l’ascolto e la parola, ma soprattutto con una testimonianza di vita ancora più eloquente e utile».
Una vocazione nata da bambino
E la sua vocazione ha radici profonde, nella fede semplice e concreta degli amati genitori, Sebastiano e Angela, che hanno sostenuto il suo cammino con «sacrifici eccezionali». Proprio alla sua vocazione al sacerdozio è legato un aneddoto che don Mimmo ha condiviso pubblicamente in occasione del suo 50° anniversario di ordinazione. La prima volta che espresse il desiderio di diventare sacerdote fu nel classico tema di quinta elementare, intitolato «Che vuoi fare da grande?». Una risposta semplice, ma così limpida da non lasciare indifferente la maestra, che intuì la sincerità di quella scelta infantile e, da quel momento, si unì ai genitori – Sebastiano e Angela – in un’unica forza a sostegno della vocazione e della formazione del giovane Domenico.
Fu un percorso irto di sacrifici, soprattutto per una famiglia tutt’altro che abbiente nella Cardeto degli anni ’50 e ’60. Eppure, quella chiamata crebbe nel silenzio e nella perseveranza, fino al giorno dell’ordinazione. Nel sobrio ricevimento che seguì alla celebrazione del 27 settembre 1969, fu proprio la maestra a leggere ad alta voce quel vecchio tema, gelosamente custodito per tutti quegli anni: il segno di una vocazione che aveva messo radici molto prima di essere riconosciuta ufficialmente.
Ma, come lo stesso don Mimmo ha ricordato, «la vera formazione di un sacerdote non finisce ma comincia con l’ordinazione». Tra le comunità con le quali è cresciuto in oltre mezzo secolo di ministero: Santa Lucia, dove è stato viceparroco per tre anni; la sua Cardeto, vissuta in solido per nove anni con il compianto don Mimmo Giacobbe; poi la guida del Seminario minore come rettore; i diciannove anni come arciprete di Scilla; fino ai vari incarichi al servizio diretto dell’Arcivescovo e dell’intera comunità diocesana.
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