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Don Carlo De Cardona: il libro di Iginio Carvelli sul banchiere degli oppressi

Nel mese di settembre 2025 è stato pubblicato il nuovo saggio di Iginio Carvelli, “Don Carlo De Cardona Il Banchiere degli oppressi”, per le Edizioni del Credito Cooperativo. Il volume ricostruisce l’impegno spirituale, sociale ed economico del sacerdote cosentino, nato a Morano Calabro nel 1871, noto per aver fondato le Casse rurali a sostegno dei ceti più deboli e per il contrasto all’usura. Attraverso sedici capitoli, l’autore analizza le sfide affrontate da De Cardona, dall’ispirazione tratta dall’enciclica Rerum Novarum fino all’opposizione della massoneria locale e all’esilio imposto dal regime fascista. L’opera è accompagnata dalle riflessioni dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, e del vescovo Antonio Staglianò, e fa seguito alla recente conclusione del processo di beatificazione del presbitero, avvenuta nel giugno dello stesso anno.

Il nuovo saggio di Iginio Carvelli su Don De Cardona

Finito di stampare nel settembre 2025, edito da Edizioni del Credito Cooperativo, ha visto la luce l’ultimo libro di Iginio Carvelli, intitolato “Don Carlo De Cardona Il Banchiere degli oppressi”. Il libro, interessante per i molteplici aspetti con cui si presenta al lettore, e intrigante per lo stile della narrazione adottato, si arricchisce di una prefazione a firma di Sua Eccellenza Fortunato Morrone, Arcivescovo d Reggio Calabria-Bova, e di una postfazione a firma di Sua Eccellenza Antonio Stagliano, Vescovo Presidente della Pontificia Accademia di Teologia.

Nel titolo, che mette insieme la figura sacerdotale e quella del banchiere, è annunciato il profilo audace di Don De Cardona; si intravvedono già lì alcuni aspetti dell’opera e si accende nel lettore un’ovvia domanda: il libro contiene la ricostruzione solo di uno sforzo
imprenditoriale o, invece, di una magnifica iniziativa tesa a cucire una precisa visione dell’uomo, e della persona più fragile in particolare, alle azioni necessarie per tutelarla?
Lo scorrimento dei titoli dei sedici capitoli, che costituiscono il libro, scioglie subito il dubbio e ci accompagna verso la seconda ipotesi in una narrazione che risulta piana, trapuntata di puntuali riferimenti storici, compartecipe della stessa tensione, ricca sia di
spiritualità che di passione civile e politica, che animava il De Cardona.

La scrittura di Carvelli si situa plasticamente tra la realtà storica vissuta da De Cardona e le sue azioni, i suoi interventi: uno stare in mezzo a tanto travaglio, a molte incomprensioni, a sfide più o meno prevedibili poste al sacerdote da quanti, nessuno escluso, non era disponibile ad accettare il suo pensiero nuovo, il suo “fare il prete” diversamente orientato rispetto a quello che avveniva nel passato.

L’ispirazione della Rerum Novarum e l’impegno sociale

Giovane dottore in Filosofia, formatosi presso i Gesuiti, questo giovane sacerdote, nato a Morano Calabro nel 1871, che solo dello studio filosofico e teologico, in uno al mandato presbiteriale classicamente inteso dai più, voleva inizialmente fare la sua vita, si trova immerso in una realtà storica, che lo stimola, lo sveglia rispetto ad un piano di realtà sul
quale decide di intervenire. Prova immediatamente ad invertire gli accadimenti con i mezzi a sua disposizione: gli studi fatti, la vita tra i contadini, i pastori, gli operai del cosentino da una parte, la Massoneria, l’insegnamento di Don Murri, l’amicizia di Don Nicoletti, e un’enciclica straordinaria dall’altra.

De Cardona vive e respira infatti, a pieni polmoni, la freschezza e l’entusiasmo della Rerum Novarum, pubblicata nel 1981, quando lui aveva solo vent’anni, e lo fa con tutto l’entusiasmo di un ventenne di quel tempo, che partecipava alle sorti della cosa pubblica. Di questa assorbe lo sguardo innovatore e rivoluzionario che la Chiesa adotta; Papa Leone XIII, che firmò l’enciclica citata, si occupava,
ed era il primo passo verso la Dottrina sociale della Chiesa, della dignità delle condizioni dei lavoratori.

Le ostilità del fascismo, l’esilio e la fedeltà alla Chiesa

Se come nutrimento De Cardona poteva contare sull’insegnamento di Papa Leone XIII e del Vescovo Sorgente di Cosenza, lo stesso doveva farsi i conti con molte difficoltà: vive il ruggito prepotente della Massoneria cosentina, l’ostilità di molti confratelli, preoccupati da quel giovane prete “disturbatore” del loro quieto e consolidato vivere, l’annichilimento delle sue idee da parte del Fascismo, che provvide a distruggere immediatamente la sua opera più visibile, le Casse rurali, da lui realizzate per contrastare l’usura e dare autonomia economica ai più fragili, a coloro che non trovavano accesso alcuno al credito.

Conobbe anche l’amaro sapore del tradimento da parte di coloro che si erano avvantaggiati delle sue idee e delle sue opere e fu condannato all’esilio, allontanato da Cosenza come un delinquente senza alcuna possibilità di appello.
Cosa straordinaria fu che in tanto travaglio De Cardona rimase fedele al Vangelo e alla Chiesa: aveva capito che bisognava liberare il Vangelo da incrostazioni culturali che lo avevano tradito, imbalsamato e trasformato da volano, teso alla promozione umana, a strumento di culto, spesso spento e inefficace.
Sarebbe stato umano, molto umano per un uomo messo in difficoltà, come capitò al De Cardona di essere, di liberarsi della tonaca per proseguire le sue lotte politiche, civili, sindacali e la sua impresa economica.

Questi rimase, invece, fedele ai voti perché capì che il problema non erano quelli, presi a conclusione della maturazione di un cammino di spiritualità e di istruzione: recidere il suo rapporto con quel percorso significava perdere identità sia agli occhi degli altri che ai propri occhi. La difficoltà era fare diventare azione e vita pratica quanto appreso, quanto
scoperto, quanto apprezzato come valore. E, soprattutto, De Cardona non perdette mai di vista il fatto di essere uno strumento utile per realizzare non la propria volontà in nome di un personale vantaggio ma di essere uno strumento utile per dimostrare agli occhi del mondo quella visione di persona e quella visione di società indicate nel Vangelo come possibili.

La conclusione del processo di beatificazione

De Cardona fu un testimone credibile del Vangelo. La Chiesa tutta ne ha riconosciuto il profumo di santità: il suo processo di beatificazione si è concluso nel mese di giugno 2025.
Rimane, aldilà della salita agli onori degli altari, un illustre figlio di Calabria, capace di leggere la realtà corrente, di contrastarla e di essere anche profeta di quella che si auspica come desiderabile per il futuro.

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