L’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova ha dato inizio ai riti della Settimana Santa con la tradizionale celebrazione della Domenica delle Palme. I fedeli si sono radunati per la consueta benedizione dei rami d’ulivo, seguita dalla processione verso il Duomo cittadino. La liturgia è stata caratterizzata dalla riflessione dell’arcivescovo Fortunato Morrone, il quale ha offerto un’analisi incentrata sui concetti di mitezza, umiltà e compassione. Durante l’omelia, pronunciata all’interno della Basilica Cattedrale, il presule ha ripercorso i momenti della Passione, evidenziando il valore della vicinanza al prossimo, anche di fronte all’errore e alle fragilità umane.
Il corteo verso la Cattedrale e il significato del silenzio
Il silenzio è stato il tratto distintivo della celebrazione della Domenica delle Palme a Reggio Calabria. Dopo la benedizione dei rami d’ulivo in piazza Sant’Agostino, il corteo guidato dall’arcivescovo Fortunato Morrone ha attraversato le strade della città fino alla Basilica Cattedrale. Un silenzio che lo stesso arcivescovo ha subito richiamato nella sua omelia, accostando quel camminare muto allo stare di Gesù davanti a Pilato. Morrone ha insistito su una distinzione importante: «Non si parla di dolore. Si parla di passione. Perché Dio ha passione per l’uomo». Una passione che, nelle parole dell’arcivescovo, si fa compassione, vicinanza concreta a ogni sofferenza.
L’ingresso a Gerusalemme: la via della mitezza e dell’umiltà
Il presule pitagorico ha ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme su un puledro d’asina, un gesto che ha un suo significato, che va accolto e interpretato: «Non è entrato per conquistare, per convincere, neppure per assoggettarci. È entrato per tracciare la via della vita». Il filo conduttore dell’omelia è stato il versetto di Matteo 11: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». L’arcivescovo lo ha proposto come chiave di lettura dell’intera passione secondo Matteo, proclamata durante la liturgia: mitezza e umiltà non sono rassegnazione, ha precisato, piuttosto una scelta che «mette in crisi, cioè ci fa riflettere in profondità sulle tante nostre autoreferenzialità che a volte si manifestano in indifferenza nei confronti di chi ci sta accanto».
L’accostamento alla figura di Giuda e il valore dell’amicizia
Nel suo argomentare Morrone ha incluso anche la figura di Giuda, definendolo «nostro fratello» sulla scorta di un grande predicatore del Novecento, e accostando il suo rimorso a quello di chiunque si trovi a fare i conti con il proprio fallimento. Ha poi ricordato che Gesù, anche nell’ora del tradimento, si rivolge a Giuda chiamandolo «amico». Con la stessa parola l’arcivescovo ha chiuso la sua riflessione, rivolgendosi all’assemblea: «Con questa parola vi chiamo amici», perché «il racconto dell’amore sconfinato di Dio» è rivolto a tutti senza eccezione.
L’articolo Domenica delle Palme, Morrone: «Gesù non è entrato a Gerusalemme per conquistare, è entrato per tracciare la via della vita» proviene da Avvenire di Calabria.















