Ai Overview: Il corpo docente dell’Istituto Teologico Calabro “San Francesco di Paola” si è recentemente riunito nell’altopiano silano per una sessione di aggiornamento e programmazione in vista del nuovo anno accademico. Il fulcro dei lavori è stato l’analisi, a sei mesi di distanza, del discorso rivolto dal Papa alle istituzioni teologiche, utilizzato dal direttore don Michele Munno come metro di valutazione per l’offerta didattica. L’obiettivo emerso dal confronto è quello di strutturare una comunità di ricerca accademica che superi la mera frammentazione e il nozionismo. Viene così delineato un metodo di lavoro basato sull’ascolto delle istanze territoriali, che spaziano dalla criminalità allo spopolamento, per fornire un supporto di studio e discernimento adeguato ai bisogni concreti delle singole diocesi.
L’incontro in Sila e il richiamo al discorso del Papa
Che cosa resta del discorso di un Papa sei mesi dopo averlo ascoltato? Questa domanda, come molte altre, è stata al centro delle riflessioni dei docenti dell’Istituto Teologico Calabro “San Francesco di Paola” durante i giorni che hanno trascorso nella Sila tra «aggiornamento, fraternità, formazione e programmazione», alla vigilia del nuovo anno accademico: un’occasione senz’altro unica per rendere la proposta didattica dell’istituto sempre più qualificata e in grado di affrontare vecchie e nuove sfide.
Per comprendere appieno la portata della missione pastorale e del confronto silano, si impone, verrebbe da dire, una riflessione sulla relazione del direttore dell’Istituto, don Michele Munno, dedicata all’udienza del 2 marzo di Leone XIV, quando il papa ha ricevuto le comunità della Facoltà Teologica Pugliese e dell’ITC e ha affidato loro due espressioni destinate a definire il perimetro stesso del ragionamento: «mare aperto» e «fare teologia insieme».
L’invito a superare il nozionismo e la frammentazione
Munno le ha trattate come criteri di verifica. Del resto, la stessa espressione «mare aperto» cosa indica se non la disponibilità a porsi domande nuove senza perdere il metodo proprio della teologia? Da qui l’avvertimento contro una formazione ridotta a nozioni buone solo a superare gli esami, rischio che il direttore estende agli stessi docenti e al loro modo di concepire la ricerca.
Il passaggio più delicato riguarda la vita interna dell’Istituto: «Esiste, infatti, una differenza tra essere insieme e lavorare insieme», si legge nella relazione, quasi a voler sottolineare che, da un lato, la compresenza di studiosi, discipline e iniziative non genera in automatico una comunità di ricerca, dall’altro, la frammentazione può annidarsi anche all’interno di un calendario fittissimo, quando convegni, giornate di studio e pubblicazioni si accumulano senza che prima vengano stabilite le priorità. Ne deriva che la comunità accademica si misura sulla qualità delle relazioni scientifiche e sulla rilevanza delle tematiche da affrontare, attraverso la collaborazione e senza cadere nel rischio di pensare che tutto si fondi sulla quantità delle attività svolte.
L’ascolto delle domande del territorio
Un percorso ragionevole può fondarsi sull’obiettivo di far funzionare meglio ciò che già esiste, attraverso un metodo in tre tempi: prima l’ascolto della domanda, poi il discernimento sul contributo che la teologia può davvero offrire, infine una proposta tarata su quella singola diocesi.
Le questioni non mancano, dallo spopolamento alla religiosità popolare, dalla criminalità organizzata all’intelligenza artificiale, senza pretendere che ognuna di esse reclami una risposta teologica e con la certezza che il lavoro avviato sulle aree interne mostra come una domanda nata in un territorio spopolato possa interessare molte Chiese europee.
Intanto, dal primo settembre sono aperte le iscrizioni all’ITC per il ciclo istituzionale e i percorsi di licenza.
L’articolo Dalla Sila la ripartenza dell’Istituto teologico calabro, Munno rilancia il «fare teologia insieme» consegnato da Leone XIV proviene da Avvenire di Calabria.















