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Da Shatila a Reggio Calabria, la pace passa dal gioco dei ragazzi

Dal 7 al 14 aprile la città di Reggio Calabria si prepara ad accogliere una delegazione di bambini e giovani provenienti dal campo profughi di Shatila, a Beirut, attraverso l’iniziativa intitolata “La Pace? Un gioco da ragazzi!”. Il progetto, nato dalla sinergia tra l’Azione Cattolica diocesana e il Centro Sportivo Italiano, con il supporto dell’arcidiocesi e di vari enti locali, mira a promuovere lo scambio educativo e la convivenza pacifica. Durante la permanenza, i ragazzi libanesi saranno coinvolti in un torneo internazionale di calcio, in visite presso le scuole del territorio e in momenti di preghiera condivisa, attraversando sia il capoluogo che diversi centri della Locride, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra realtà e culture differenti attraverso lo sport.

Le origini dell’iniziativa e la collaborazione tra gli enti

La prima cosa che Majdi ha chiesto non riguardava né i campi da gioco né il viaggio, quando si è collegato per la prima volta con gli organizzatori italiani, il responsabile dello Shatila Youth Center ha posto questa: «Possiamo venire a pregare in una vostra chiesa?». Così è iniziato il progetto «La Pace? Un gioco da ragazzi!», che dal 7 al 14 aprile porterà a Reggio Calabria una delegazione di bambini e ragazzi provenienti dal campo profughi di Shatila, alla periferia di Beirut. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Azione Cattolica diocesana di Reggio Calabria-Bova e il Centro Sportivo Italiano, e si inserisce nel percorso internazionale dello Shatila Sport Center, promosso dall’associazione “Un Ponte Per…” insieme a Medical Hope, che fa capo al programma Mediterranean Hope della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. L’incontro che ha dato il via all’iniziativa è avvenuto lo scorso agosto, quando l’Azione Cattolica reggina ha conosciuto il dottor Luciano Griso, collaboratore del progetto. Da quel confronto è maturata l’idea di uno scambio educativo e sportivo capace di coinvolgere scuole, parrocchie, associazioni e società sportive del territorio.

Il contesto del campo profughi e la richiesta di pace

Shatila è un nome che porta con sé il “peso della storia” di questo progetto: il campo profughi accoglie i palestinesi che trovarono rifugio a Beirut dopo la Nakba del 1948, un luogo segnato dalla sofferenza, ma anche da una tenace capacità di resistenza. In questo contesto, Majdi ha creato la polisportiva del centro giovanile, uno spazio dove attraverso lo sport i più piccoli trovano un luogo sicuro per crescere e incontrarsi. In questi mesi drammatici, mentre la guerra continua a colpire anche il Libano, Majdi ha scritto ancora agli organizzatori italiani: «Preghiamo tutti per la pace in Libano e in Palestina», chiedendo di aggiungere al torneo un sottotitolo che è già un programma: «Giochiamo e preghiamo insieme per la pace». Il progetto ha trovato un sostegno ampio e trasversale: l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fortunato Morrone, lo ha fortemente voluto, seguendo ogni fase dell’organizzazione; la Città Metropolitana ha garantito la copertura delle spese di viaggio, mentre l’Unicri, l’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia, parteciperà all’apertura della settimana.

Il programma degli appuntamenti tra Reggio e la Locride

I ragazzi di Shatila saranno ospitati dall’Azione Cattolica nelle strutture parrocchiali di San Domenico. Il programma della settimana si aprirà martedì 7 aprile con l’accoglienza, per proseguire mercoledì 8 con un calcio d’inizio simbolico in Piazza Italia alla presenza delle autorità e l’avvio del torneo internazionale con le squadre delle società sportive locali. I giorni successivi alterneranno incontri nelle scuole, laboratori, passeggiate nel centro storico e partite del torneo. Il momento centrale sarà sabato 11 aprile: al mattino un momento di preghiera in Cattedrale, al pomeriggio il Grande Gioco della Pace al Parco della Mondialità, aperto dal vescovo Fortunato, con la partecipazione dei gruppi ACR e Agesci. Domenica 12 il torneo si sposterà nella Locride, coinvolgendo gli oratori di San Luca, Africo, Bovalino, Platì, Bianco, Ardore e Careri. La settimana si chiuderà lunedì 13 con la visita al Centro Sportivo Sant’Agata insieme alla Reggina Calcio e le premiazioni nella Sala Conferenze della Città Metropolitana.

Il valore dell’accoglienza e dell’incontro

«Ospitare fratelli e sorelle musulmani, in un tempo in cui il mondo sembra bruciare, significa per la nostra Azione Cattolica vivere il Vangelo nella sua essenza più profonda», scrive la presidente diocesana Francesca Chirico, «educare alla pace attraverso l’incontro, il gioco, la preghiera e la condivisione della vita quotidiana». Non c’è retorica in un pallone che rotola tra bambini che parlano lingue diverse, c’è piuttosto la scelta, concreta e quotidiana, di mettere intorno a un campo da gioco chi vive ai margini di un conflitto e chi può offrire accoglienza. Il progetto – che certamente non risolverà le grandi problematiche geopolitiche del nostro pianeta – dimostra, però, che un incontro, anche breve, può cambiare lo sguardo sul mondo e sulla propria vita. E che la pace, almeno per una settimana, sarà davvero un gioco da ragazzi.

L’articolo Da Shatila a Reggio Calabria, la pace passa dal gioco dei ragazzi proviene da Avvenire di Calabria.